ITINERARI E LUOGHI

Un'oasi tra acque cristalline in Sicilia: Pietre Cadute, un paradiso oltre la spiaggia

Le acque sbattono contro le forme “a dir poco” giganti; è un suono melodico. La sinfonia scandita dalla limpidezza cristallina segna un luogo fuori dal tempo

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 12 luglio 2026

La spiaggia di Pietre Cadute in Sicilia (foto di Salvatore Di Chiara)

Nella filastrocca mediterranea suona strano un passaggio: “Superato il litorale saccense, Piana Grande, Seccagrande, Borgo Bonsignore, Riserva del fiume Platani, Eraclea Minoa, Bovo Marina [...] manifestano meravigliosi contenuti cristallini. Tra ambienti incontaminati e percorsi mozzafiato, ogni granello racconta fatti e misfatti”. Concentriamoci ancora un po' e non lasciamoci prendere dalla foga; assumiamo le redini del gioco.

Entrati nel territorio di Borgo Bonsignore, gli obiettivi si spostano alla conquista di Pietre Cadute. A primo impatto crediamo, malgrado i buoni propositi, in qualcosa di fantastico, quasi leggendario. La spiaggia di Borgo Bonsignore è cosa fatta, già toccata con mano. Proseguiamo imperterriti! Cosa potrà mai riservarci? Una spiaggia o? Dalla Salita San Pietro raggiungiamo il Viale delle Palme. Siamo nel piccolo borgo. Superata la bellissima piazza con tanto di edificio religioso, ci addentriamo nei meandri delle campagne riberesi. Siamo accolti da lunghe distese di uliveti. Essi ci avvolgono in un “sensato ciavuru” siciliano.

Il caldo dell’asfalto toglie il disturbo; l’ultimo centinaio di metri - in direzione della Panoramica Pietre Cadute - è in sterrato. Ancora un paio di minuti e scopriremo la verità. Di verità, a dirla tutta, ne tocchiamo molta. Sin dai primi passi (a piedi) avvertiamo una sensazione “stonata”, di cambiamento rispetto al passato. È una sorta di distacco dall’ambiente circostante. Dal promontorio, è possibile affacciarsi lungo la costa mediterranea. Alla nostra destra appare - nella sua meravigliosa vivacità - la “cadenza saccense” in contrasto con quella riberese. Alla nostra sinistra invece, in silenzio, si ergono timidamente le bianche falesie, come testimoni di ciò che verrà. E di Pietre Cadute? Non v’è traccia alcuna; siamo in preda al panico.

La presenza di un grande masso dice molto sulle nostre aspettative. Superato quest’ultimo si apre, in uno scenario quasi apocalittico, un tracciato in mezzo alla natura. Scopriamolo insieme! Entrati, sappiamo di dover contrastare ogni tipo di ostacolo (discese, terriccio, piante di ogni tipo e genere). È un modo per vivere in simbiosi con gli aspetti più curiosi del luogo, ma allo stesso tempo rappresenta una condizione anomala che vale per tanti (massima attenzione!).

I dettagli fanno la differenza? Verissimo. La vegetazione non teme affatto le poche presenze umane, dove trovano spazio i canneti, piccole more e frutti quasi sconosciuti. Nella massima lucidità concludiamo la discesa insidiosa e, finalmente, siamo di fronte a uno spettacolo della natura. Il tempo dell’attesa è finito, godiamoci tutto, proprio tutto; un’opportunità unica e rara. Il recente passato ci ha messo a dura prova con il sentiero, ma ne vale la pena.

I grossi massi sono custodi di una piccola spiaggia a “corrente alternata”. Tra cute e granelli di sabbia siamo colti di sorpresa. Le acque sbattono contro le forme “a dir poco” giganti; è un suono melodico. La sinfonia scandita dalla limpidezza cristallina lascia il tempo che trova. Riserviamo il primo momento al tuffo. Sublime! Un profumino selvaggio, che porteremo sempre con noi. Vissute in prima persona le sensazioni dell’impatto, ondeggiamo tra acqua e sabbia per scovare i pertugi strani. Le cavità hanno prodotto degli scorci naturali di rara bellezza. Di certo, il mancato possesso di dati e statistiche, è testimone di millenni (o milioni) di vissuto.

Le forme ingrandite sono scosse da “scritture indecifrabili”: sono i segni del tempo, ormai facenti parte del percorso. La piccola oasi garantisce i migliori comfort possibili: silenzio, natura, suoni, decoro, emozioni e tanto, ma tanto spirito di osservazione. Quest’ultimo aspetto, particolare da non sottovalutare, ci spinge a superare i confini demarcati dalla natura stessa. Ogni passetto è una conquista, ogni scatto una vittoria. Affiorano piccoli oggetti di un periodo andato, dimenticato.

E se le grandi imbarcazioni (causa forti correnti) avessero perso (o lasciato volontariamente) qualcosa per strada? Ai posteri l’ardua sentenza. Pietre Cadute è mozzafiato. Un luogo dalle libere ispirazioni, fuori controllo. La quotidianità non è ammessa, accantonata. In lontananza scrutiamo alcune imbarcazioni. Anch’esse dondolano tra fato e faceto, tra momenti iconici e altri di assoluta tranquillità. Siamo i padroni del mondo, principi di Pietre Cadute. Per un attimo, un’ora o mezza giornata non conta affatto. Il viaggio di ritorno è vissuto tra sorrisi, battute e ricordi di una piccola insenatura che ha lasciato traccia del suo passaggio.
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