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Affreschi futuristi e spazi culturali: rinasce in Sicilia uno dei suoi borghi abbandonati

La Regione Siciliana avvia il progetto di recupero di uno dei borghi realizzati negli anni Quaranta: e i lavori consentiranno di trasformarli in spazi dedicati alla cultura

Balarm
La redazione
  • 5 luglio 2020

Il rendering di borgo Bonsignore a Ribera

Di borghi antichi e abbandonati in Sicilia ce ne sono tanti. Ognuno ha un suo fascino intrinseco, alcuni sono proprio affascinanti per la loro decadenza e di altri verrebbe da dire che è un peccato non poterli rivivere come accadeva un tempo.

È così che la Regione SIciliana ha deciso di dare avvio al recupero di questi borghi. Sono infatti stati aggiudicati i lavori per il recupero e la riqualificazione di borgo Bonsignore a Ribera, nell'Agrigentino. Le opere, finanziate dalla Regione con 2,2 milioni di euro, saranno avviate entro ottobre.

I lavori, che consentiranno il ripristino dell’impianto originario, prevedono anche la realizzazione di uno spazio culturale in cui sarà raccontata, attraverso antichi filmati dell'Istituto Luce e fotografie d'epoca, la storia e la vita della borgata.

Borgo Bonsignore - inaugurato nel 1940 e realizzato dall'Ente nazionale per la colonizzazione del latifondo in collina, a 13 chilometri da Ribera - deve il suo nome alla memoria di “Antonio Bonsignore”, capitano dei carabinieri di Agrigento, caduto in combattimento nel 1936 a Gemu Gador, durante la campagna in Africa.
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In questo caso si tratta di uno dei primi otto borghi rurali messi in cantiere in Sicilia con l'obiettivo di favorire la piccola proprietà contadina e combattere il latifondo. Il progetto prevedeva la presenza di un medico, una levatrice, un ufficiale d'ordine e due guardie con attribuzione anche di fontanieri, tutti con obbligo di residenza. Gli abitanti, che al momento al momento dell'inaugurazione erano appena un centinaio, in pochi anni salirono a seicento.

La struttura urbanistica è costituita da un insieme di edifici disposti attorno a un'unica piazza quadrata, parzialmente chiusa da portici e dominata dalla torre del littorio, su cui si trovano anche la chiesa con la canonica, il dispensario medico, la scuola, gli uffici dell'ente di bonifica e del podestà, la trattoria, l'ufficio postale e la caserma dei carabinieri.

La chiesa presenta decorazioni con vetri colorati e affreschi realizzati dal pittore futurista Alfonso Amorelli, originario di Sambuca di Sicilia, mentre le formelle in terracotta che decorano la trattoria e la scuola sono opera dell'artista Salvatore Alberghina.

«È l'inizio – commenta il governatore Nello Musumeci – della prima di quattro riqualificazioni che dà seguito a una norma votata dall'Ars nel 2014 e rimasta inattuata. Un recupero non solo dell'identità culturale e di un patrimonio vincolato, ma anche un investimento per il turismo legato alla campagna».

«Il recupero di Borgo Bonsignore - dichiara l’assessore dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Alberto Samonà - realizza la volontà del governo Musumeci di salvaguardare la storia più recente dell'Isola e, in particolare, la memoria di un'esperienza interessante e poco conosciuta, che va letta sotto molteplici aspetti, non ultimo quello urbanistico, architettonico e artistico.

Sul recupero di Borgo Bonsignore – aggiunge l’assessore - la soprintendenza dei Beni culturali di Agrigento ha posto l'attenzione avviando, sin dal 2017, la procedura di “dichiarazione di interesse culturale”. L'architettura dei borghi rurali riflette la complessità del panorama architettonico italiano degli anni Trenta, in cui convivevano le istanze del razionalismo europeo più rigoroso, con il cosiddetto stile “Novecento” che perseguiva una rilettura della tradizione».
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