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Una terrazza sul mare a due passi da Palermo: il borgo marinaro da scoprire

Il mare è colorato, lascia pochi fronzoli al caso. Il Tirreno vive di protagonismo e sarà, strada facendo, il valore aggiunto dell’intera visita. Vi ci portiamo

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • 18 luglio 2026

Terrasini (foto di Salvatore Di Chiara)

Terrasini, una terrazza sul mare “Questa vita mi porta via, mi porta al mare. Mare, mare, mare, ma che voglia di arrivare lì da te, a Terrasini…iii. Sto accelerando e adesso ormai raggiungo te… Mare, mare, mare… nella Terra Sinus voglio andare…”. Nella versione stravolta della canzone di Luca Carboni del 1992, il racconto di oggi ci porta nell’antico “Sinus Aegestanus”, tra promontori, spiagge, "rutti" e un fantastico borgo tutto da scoprire. A una ventina di km dal capoluogo di regione, Terrasini rispecchia i colori della felicità: azzurro e verde. "L’azzurro del mare si fonde - in uno spettacolo naturale - al verde selvaggio delle riserve”.

E qui, in un silenzio surreale, a far la voce grossa sono gli aspetti esigenti dell’ambiente. Andiamo con ordine e iniziamo! Lasciato il classico mezzo di trasporto, il primo impatto con la cittadina marinara ci vede incuriositi. Parte della località abitata si trova a pochi chilometri dal mare e noi, imperterriti come non mai, violeremo le leggi della “fisica camminata” e proveremo a toccare con mano ogni singola bellezza del luogo. La fantastica architettura del Palazzo D’Aumale è sede - dal 1984 - di un bellissimo museo. Diviso in diverse tematiche, conserva e custodisce un ricco patrimonio dal valore inestimabile.

Sarà meritevole di approfondimenti futuri. Usciti dal palazzo, non ci resta che decidere il percorso da seguire. Lasciarsi contagiare dalla ventata marina proveniente da Est, o cercare l’originale conformazione rocciosa che si trova a Ovest? Il “curioso fiuto turistico” spinge verso destra. La Praiola è la spiaggia "paisana". Un breve tratto costiero che ci permette di sentire “lu scrusciu di lu mari” e alleggerire la camminata. Pochi minuti da affrontare con intensità.

Il mare è colorato, lascia pochi fronzoli al caso. Il Tirreno vive di protagonismo e sarà, strada facendo, il valore aggiunto dell’intera visita. Il prossimo passo ci porta dritti al porticciolo. “N’mezzu a li casuzzi ‘nnamurati” siamo attratti da un murales: Angel Wings o ali d’angelo. Nelle ampie dimensioni si cela gratitudine e ospitalità. Una decina di metri ancora ed inizia il tour delle panchine letterarie. Curiosità, pensieri e… parole sono ingredienti graditi.

Un tuffo dentro quel fine romanticismo terrasinese. Tra scinnuti e acchianateddi la fatìa ci accompagna in questa lunga giornata. Il porticciolo rappresenta una delle forme massime di lavoro. Ci sono imbarcazioni turistiche e "varchi di piscatura", storie e misteri che orientano i nostri pensieri. “Terrasini è terra di pisci rari, di chiddi boni” dice un pescatore intento - con canna e mulinello - a pescare il tanto agognato cibo prelibato. La passeggiata al molo divide in due la spiaggia.

Siamo a Magaggiari, terra di disputa. I social danno, i social tolgono e i social… dividono. Magaggiari è una sorta di territorio di valutazione (effettiva e fantasiosa). Tra terrasinesi e cinisensi. A chi appartiene? Entra in gioco il “filo confinario” tra i due paesi. In presenza di lidi, giochi e spiaggianti, la stagione estiva porta via con sé malanni e dicerie. È tempo di addentrarci nel cuore pulsante della cittadina.

Il monumento ai Caduti è atto dovuto, di storia e ricordi di un passato mai dimenticato. Nella gentile Piazza Falcone-Borsellino, il nostro spirito di osservazione trova riparo di fronte a maestranze architettoniche e “timbri nobiliari”. Entra in gioco, con leggera sordina, il passaggio storico. Improvvisamente corsi e ricorsi storici mettono la firma sulla famiglia La Grua Talamanca (principi di Carini).

Tutto ebbe inizio in quel lontano 1200 con l’arrivo di re Ruggero. Nella solitudine e disabitato, il feudo trovò padrone in Rodolfo Bonello, fino a quando i La Grua divennero principi di Terrasini. Con la nascita del comune, nel 1836 i Borboni decisero di annettere la frazione di Favarotta al territorio terrasinese. La "sorgente" fu terra di rinvenimenti. Difatti, nel 1963 furono ritrovate anfore romane (contenenti Garum - salsa di pesce), frammenti di legno, lingotti di rame circolare e altri oggetti provenienti da imbarcazioni spagnole. Archeologia e architettura sono testimoni di una ricca simbiosi.

Si ergono nella loro bellezza i palazzi La Grua e Cataldi. Se nel primo caso si tratta dell’antica dimora della famiglia nobiliare di cui sono visibili ancora le arcate che definiscono la profondità delle sale, nel secondo edificio siamo di fronte all’antica residenza estiva della stessa famiglia. Di forma rettangolare, si sviluppa su due piani. Oggi è sede della Biblioteca Comunale Claudio Catalfio.

Pochi metri ancora e di fronte a noi - tra vivacissimi ristorantini e locali caratteristici - Piazza Duomo è cosa rara e giusta. La Chiesa di Maria Santissima delle Grazie splende nelle sue forme geometriche perfette. Risalente al Settecento, la sua costruzione si deve a una disputa con la vicina Cinisi. Un nobile terrasinese decise di costruire un edificio religioso che fosse più grande di tutte le chiese di Cinisi e paesi limitrofi. Tra ostacoli da parte degli avversari e lavori a rilento, finalmente fu posta l’ultima pietra in stile barocco. Con otto colonne (quattro doriche e quattro corinzie) presenta una facciata con la statua di Maria Santissima.

Le due torri sono alte 30 metri, mentre all’interno sono presenti numerosi affreschi. La concentrazione è stata messa a dura prova: è tempo di riposo. La villa è il luogo adatto per riposare mente e corpo. Pochi minuti per rimediare alla fatica e subito si riparte. Il lato Ovest ci attende. Grazie al percorso pedonale situato sul lungomare Peppino Impastato, i nostri passi sono alleggeriti.


Siamo prede della natura. Dalla Torre di Cala Rossa fino a Capo Rama è l’esempio chiaro di quanto l’ambiente sia padrone del suo destino. Coste frastagliate e grotte azzurre disegnano scorci invidiabili. Quei grossi massi rispecchiano fasi geologiche per noi alquanto strane e impervie. La camminata è lenta, sono tanti gli scatti che immortalano pezzi “angolari” e curiosità specifiche. Tra le altre, una deviazione porta fino alla Grotta Perciata”.

È il paradiso terrestre. Con la massima attenzione è possibile osservare i giochi pirotecnici dell’acqua che sbatte contro gli scogli. Si sentono rumori, suoni orchestrali e battiti definiti. Non v’e’ certezza alcuna di quando potremo tornare a passeggiare, siamo "cotti d’amore". Eppure qualcosa si muove, dobbiamo raggiungere la caletta di Cala Rossa e la Riserva di Capo Rama.

Temi approfonditi, ma di grande attualità. Le emozioni lasciano il tempo che trovano, non possiamo farne a meno. Terrasini è l’epicentro “tirrenico”! Il viaggio di ritorno è lo specchio della felicità. Il territorio mostra i segni della grandezza. A distanza non proibitiva - dentro la vegetazione mediterranea e agrumeti dal profumo squisito - si trova la Villa Fassini. In stile Liberty (attribuito al Basile), è stato un importante centro di ritrovo per la comunità hippy.

L’ultimo passaggio lo dedichiamo al Castello di Gazzara. Con la caratteristica senia sono espressione di un passato dimenticato. È l'ultimo atto di una lunga giornata. L’ultima speranza che ci vede e ci rende protagonisti, tra sogni nel cassetto, obiettivi da raggiungere e un borgo che non potremo mai dimenticare.
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