Roberto Alajmo e Pif a colazione da Modusvivendi
Super colazione alla libreria Modusvivendi con il nuovo romanzo di Roberto Alajmo presentato da Pif, celebre attore e regista palermitano, in questi giorni nelle sale con "In guerra per amore". Dalle 9.30 colazione con caffè, cornetti e quotidiani a disposizione dei lettori. Alle 11 presentazione di "Carne mia" (Sellerio), con Roberto Alajmo e Pif.
La storia di "Carne mia" finisce con due ragazzini che camminano ai margini di una strada, nel sud della Spagna. Qualche macchina passa accanto, rallenta, non si ferma; il ragazzo più piccolo, ancora un bambino, non smette di parlare, in un brusio continuo che si mescola al canto delle cicale. L’altro, invece, rimane zitto. Dai suoi pantaloni sbuca il manico di un punteruolo. Ma questa è la fine, prima c’è una vicenda ambientata negli anni Novanta al Borgo Vecchio, il quartiere popolare di Palermo incastonato ai margini della zona più prestigiosa della città.
Quasi un paesello a sé stante in ogni dettaglio, soprattutto per quanto riguarda la sfera morale. Quando c’è un problema si va in carnezzeria, dal signor Pino, si compra il capretto e si invocano pareri che hanno il valore di una sentenza, che si tratti di una bega condominiale o della sorte di un uomo scomparso nel nulla. Qui la famiglia Montana campa grazie a una bancarella abusiva di frutta e verdura fondata dal padre, di quelle sempre aperte, un ombrellone a proteggere le cassette, i clienti durante la giornata e la sera una briscola e una chiacchierata con gli amici.
Poi una notte il padre, Calogero Montana, smette di tornare a casa, e la piccola attività dovrà essere portata avanti da moglie e figli. Due figli, Enzo il grande e Franco il piccolo, ma «il piccolo pare più grande del grande, e il grande più piccolo del piccolo». Entrambi lasciano la scuola per aiutare la madre e Franco, gran lavoratore, si getta nel mestiere; il secondo, all’opposto, voglia ne ha poca, e diventa ancora più inaffidabile quando s’innamora di una ragazza che è peggio di lui. I due fidanzati diventano sempre più strani, magri, consunti, ed estorcono quattrini alla madre in continuazione. A Franco tutto questo non piace. E poi, a complicare le cose, arriva pure un figlio. Anzi, due.
La storia di "Carne mia" finisce con due ragazzini che camminano ai margini di una strada, nel sud della Spagna. Qualche macchina passa accanto, rallenta, non si ferma; il ragazzo più piccolo, ancora un bambino, non smette di parlare, in un brusio continuo che si mescola al canto delle cicale. L’altro, invece, rimane zitto. Dai suoi pantaloni sbuca il manico di un punteruolo. Ma questa è la fine, prima c’è una vicenda ambientata negli anni Novanta al Borgo Vecchio, il quartiere popolare di Palermo incastonato ai margini della zona più prestigiosa della città.
Quasi un paesello a sé stante in ogni dettaglio, soprattutto per quanto riguarda la sfera morale. Quando c’è un problema si va in carnezzeria, dal signor Pino, si compra il capretto e si invocano pareri che hanno il valore di una sentenza, che si tratti di una bega condominiale o della sorte di un uomo scomparso nel nulla. Qui la famiglia Montana campa grazie a una bancarella abusiva di frutta e verdura fondata dal padre, di quelle sempre aperte, un ombrellone a proteggere le cassette, i clienti durante la giornata e la sera una briscola e una chiacchierata con gli amici.
Poi una notte il padre, Calogero Montana, smette di tornare a casa, e la piccola attività dovrà essere portata avanti da moglie e figli. Due figli, Enzo il grande e Franco il piccolo, ma «il piccolo pare più grande del grande, e il grande più piccolo del piccolo». Entrambi lasciano la scuola per aiutare la madre e Franco, gran lavoratore, si getta nel mestiere; il secondo, all’opposto, voglia ne ha poca, e diventa ancora più inaffidabile quando s’innamora di una ragazza che è peggio di lui. I due fidanzati diventano sempre più strani, magri, consunti, ed estorcono quattrini alla madre in continuazione. A Franco tutto questo non piace. E poi, a complicare le cose, arriva pure un figlio. Anzi, due.














