Vernissage della mostra "Acqua/Luce/Gas" di Riccardo Brugnone
Riccardo Brugnone sceglie di aprire il suo appartamento e lasciare entrare un po’ di quel fuori che occupa le sue visioni. Una mostra di cui l’artista stesso è curatore, un narratore che sceglie di non dare continuità tematica ai lavori esposti. "Acqua/Luce/Gas" è un pretesto per provare a mettere insieme i pezzi di una ricerca appassionata e conflittuale piena di ripensamenti, scostanti andirivieni, inizi disciplinati e brusche inversioni di rotta.
Un appartamento, un passaggio, un’entrata, due rampe di scale da salire per ritrovarsi di nuovo su una strada da guardare, però, attraverso una prospettiva trasversale, come una soggettiva impropria. Luce naturale o forse un abat-jour a illuminare i lavori da cui intuisco quell’esterno che adesso guardo attraverso i suoi occhi.
Interno-esterno, privato-pubblico, sono i confini materiali e immateriali di qualcosa che sta in mezzo, che oscilla irrequieta, che impetuosa e disorganica attraversa e fonde riflessioni che non sono speculazioni verbalizzate ma vera e propria dialettica, silenziosa e densa, che comprende due nervosi interlocutori: l’artista e la tela.
Un dialogo che ha come presupposto la sua immediatezza ed insieme il rischio di censura; che ha come argomento una riflessione sull’arte. Il pubblico, inteso come insieme di spettatori che osservano, criticano e meditano sul medium proposto, viene accolto come ospite, come amico. Invitato a condividere il luogo in cui i dipinti, i disegni, gli appunti e le carte sono nati.
Questa discreta Istigazione al voyerismo è dono di intimità, regala l’opportunità di intrecciare corrispondenze, di sovrapporre una visione a quella altrui. Legami insoliti tra le tende sottili in cucina e ritratti di facce che raccontano storie, trame mute per un’immobile schiera di tasti , il pavimento di questo appartamento e gli obitori nudi, lisce spianate con doppi supini e il cavalletto imbrattato e i monili del ’42: abbozzi distratti come scontrini stracciati, le scarpe sotto il letto, le mani su un pianoforte, minuscole tolette per timidi narcisi.














