Alfredo Rapetti Mogol: le sue parole su tela in mostra al Giuseppe Veniero Project
Tra tele di grandi dimensioni, carte di piccolo formato, lavori su marmo, installazioni al neon e supporti diversificati come il cemento e la tavola, Rapetti porta a Palermo frammenti del suo universo artistico: una ricerca che è partita dalle opere su tela e che negli ultimi anni si è aperta ad orizzonti più ampi introducendo materiali extra-pittorici e articolandosi in installazioni complesse.
Nucleo fondante rimane sempre la grafia, che se fino a qualche tempo fa era essa stessa più compatta, ora esplode in uno spazio di più largo respiro, più libero, e si cancella, si interrompe, si raccoglie per poi disperdersi nuovamente.
La scrittura di Alfredo Rapetti non è fatta di parole compiute, ma di tracciati che non rimandano a nessuna lingua particolare e, proprio per questo, racchiudono tutte le lingue del mondo: l’alfabeto dell’artista milanese, scavato nella materia pittorica, parla il linguaggio universale delle emozioni, una sorta di alfabeto emotivo, di tracciato del cuore.
La tela lacerata oltre a infrangere la bidimensionalità della rappresentazione per farsi realtà tridimensionale, infrange quindi anche confini culturali perché l’osservatore si ritrovi sul terreno del comune "sentire" e del pensiero.
Solo nella produzione più recente – anch’essa in mostra – il puro segno si riunisce al suo significato, ma sempre in modo inaspettato: le parole che l’artista riproduce sulla tela sono destrutturate, scomposte e ricomposte in modo apparentemente casuale a formare una prosa personale. L’artista chiede al suo pubblico: attenzione. Un impegno, un piccolo sforzo ulteriore per non rimanere sulla superficie del suo lavoro, ma per compenetrarlo con gli occhi della mente e del cuore.
Nucleo fondante rimane sempre la grafia, che se fino a qualche tempo fa era essa stessa più compatta, ora esplode in uno spazio di più largo respiro, più libero, e si cancella, si interrompe, si raccoglie per poi disperdersi nuovamente.
La scrittura di Alfredo Rapetti non è fatta di parole compiute, ma di tracciati che non rimandano a nessuna lingua particolare e, proprio per questo, racchiudono tutte le lingue del mondo: l’alfabeto dell’artista milanese, scavato nella materia pittorica, parla il linguaggio universale delle emozioni, una sorta di alfabeto emotivo, di tracciato del cuore.
La tela lacerata oltre a infrangere la bidimensionalità della rappresentazione per farsi realtà tridimensionale, infrange quindi anche confini culturali perché l’osservatore si ritrovi sul terreno del comune "sentire" e del pensiero.
Solo nella produzione più recente – anch’essa in mostra – il puro segno si riunisce al suo significato, ma sempre in modo inaspettato: le parole che l’artista riproduce sulla tela sono destrutturate, scomposte e ricomposte in modo apparentemente casuale a formare una prosa personale. L’artista chiede al suo pubblico: attenzione. Un impegno, un piccolo sforzo ulteriore per non rimanere sulla superficie del suo lavoro, ma per compenetrarlo con gli occhi della mente e del cuore.
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