"Bit Rot Project": project wall di Valentino Bellini
Si chiama e-waste l'emergente, nuova patologia per l'ecosistema uomo-ambiente, prodotta dall'attuale fase storica del modo di produzione capitalistico. I rifiuti elettrici ed elettronici (e-waste) rappresentano ad oggi il flusso di rifiuti in maggiore crescita nel mondo. Ogni anno ne vengono generati tra i 40 e i 50 milioni di tonnellate e secondo uno studio dell'UNEP ( United Nation Environment Program) questo dato potrebbe crescere di circa il 500% nei prossimi dieci anni, soprattutto in quei paesi, come l'India, la Cina e alcune regioni dell’Africa, in cui l'industria tecnologica è in forte sviluppo.
Si tratta di rifiuti pericolosi, i quali contengono decine di sostanze tossiche per la salute umana e l'ambiente; sono complessi da smaltire in maniera sostenibile e richiedono delle lavorazioni molto dispendiose per essere riciclati. Questo è il motivo per cui circa l'80% degli e-waste prodotti nei paesi sviluppati (Nord America ed Europa in cima alla lista) non vengono smaltiti in loco, ma vengono caricati su navi container e spediti in paesi in via di sviluppo quasi sempre in maniera del tutto illegale, e dove, in maniera del tutto illegale, avviene il loro smaltimento.
Nella sua storia di assoggettamento e sfruttamento delle risorse del pianeta, la specie umana ha sempre prodotto scarti e rifiuti come esito collaterale delle attività di produzione e consumo. Ma è solo con l'economia cosiddetta industriale, prima, e chimica, del petrolio e della plastica, poi, che il rifiuto prodotto dall'uomo non è stato più metabolizzato e riciclato dalle forze naturali che regolano la dinamica vitale del pianeta.














