Voi la mia coscienza, io il vostro grido: "Clitennestra" in scena al Teatro comunale di Siracusa
La drammaturgia dei grandi classici si fa racconto odierno di cronaca: al Teatro comunale di Siracusa va in scena per la prima volta in Sicilia "Clitennestra. Voi la mia coscienza Io il vostro Grido", sabato 2 febbraio alle 21.
Nato da un'idea di Federica Genovese ed Eleonora Li Puma e prodotto da MotusArti e Nike Teatro, lo spettacolo è diretto da Alessia Tona e vede in scena Eleonora Lipuma (Clitennestra), Maddalena Serratore (Elettra/Erika), Marco Masiello (Egisto/Omar), Antonio Bandiera (Oreste), Silvio De Luca (Agamennone), Virginia La Tella (Cassandra) e Paola Cultrera (Ifigenia) con le voci narranti di Maurizio Canforini e Antonio Tocco.
"Clitennestra" ripropone attraverso un linguaggio più contemporaneo vicende che oggi ci appaiono come quotidiane e alle quali non diamo il valore realmente drammatico che incarnano.
Partendo da un fatto di cronaca nera, forse il primo che abbia suscitato un valore mediatico più alto, lo studio mette in evidenza lo sfruttamento del dramma come passaggio televisivo e non come spunto di riflessione umana, rispondendo all'urgenza di raccontare qualcosa che va al di là dell’azione teatrale per riportare alla luce la vicenda senza filtri.
Nato da un'idea di Federica Genovese ed Eleonora Li Puma e prodotto da MotusArti e Nike Teatro, lo spettacolo è diretto da Alessia Tona e vede in scena Eleonora Lipuma (Clitennestra), Maddalena Serratore (Elettra/Erika), Marco Masiello (Egisto/Omar), Antonio Bandiera (Oreste), Silvio De Luca (Agamennone), Virginia La Tella (Cassandra) e Paola Cultrera (Ifigenia) con le voci narranti di Maurizio Canforini e Antonio Tocco.
"Clitennestra" ripropone attraverso un linguaggio più contemporaneo vicende che oggi ci appaiono come quotidiane e alle quali non diamo il valore realmente drammatico che incarnano.
Partendo da un fatto di cronaca nera, forse il primo che abbia suscitato un valore mediatico più alto, lo studio mette in evidenza lo sfruttamento del dramma come passaggio televisivo e non come spunto di riflessione umana, rispondendo all'urgenza di raccontare qualcosa che va al di là dell’azione teatrale per riportare alla luce la vicenda senza filtri.














