STORIE

HomeAttualitàStorie

A Trapani era l'educatrice dei dimenticati: il nome di Caterina "rivive" in un'associazione

Educatrice nel carcere trapanese, una malattia l'ha portata via all'età di 49 anni. Per lei il lavoro era una vocazione. Il ricordo a un anno dalla sua scomparsa

Jana Cardinale
Giornalista
  • 29 giugno 2026

Caterina Di Girolamo

Ci sono persone che svolgono un lavoro che è prima di ogni cosa scelta di vita. Per Caterina Di Girolamo essere educatrice nel carcere di Trapani non è mai stato semplicemente un impiego: era una responsabilità, una vocazione, un modo di abitare il mondo.

Varcava il cancello dell'istituto penitenziario con la convinzione che dietro ogni fascicolo ci fosse una persona, dietro ogni errore una storia, dietro ogni condanna la possibilità di un cambiamento. È passato un anno dalla sua prematura scomparsa, ma il suo nome continua a essere pronunciato con gratitudine da chi l'ha conosciuta: colleghi, familiari, che hanno deciso di ricordarla fondando un’associazione in sua memoria, ma anche magistrati ed ex detenuti, che ne evidenziano soprattutto la qualità rara di non smettere mai di vedere l'essere umano.

In un tempo in cui il carcere viene spesso raccontato soltanto come luogo di pena, Caterina ne custodiva il significato più profondo, quello indicato dall'articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona. Per lei non era una formula giuridica, ma un principio da tradurre ogni giorno in ascolto, dialogo, studio, percorsi educativi e occasioni di riscatto.

Aveva 49 anni quando la malattia ha avuto il sopravvento, portandola via dai suoi affetti. In tutto il suo percorso professionale non ha mai cercato scorciatoie, né facili assoluzioni per nessuno, perché sapeva che la responsabilità individuale è il primo passo verso il cambiamento, ma era altrettanto convinta che una società giusta non possa limitarsi a punire, e deve, invece, offrire gli strumenti perché una persona possa ricostruire la propria vita.

Chi le è stato accanto racconta che, anche quando la malattia aveva ormai preso spazio nella sua esistenza, i suoi pensieri continuavano a rivolgersi agli altri, ai suoi assistiti, in modo particolare. Fino a pochi giorni prima di morire si interrogava su cosa sarebbe accaduto ai detenuti che seguiva, ai loro percorsi, ai loro diritti, alle possibilità di reinserimento, che a seguito di tante difficoltà potevano rischiare di interrompersi. Ed è forse questa l'eredità più autentica che ha lasciato: la straordinaria capacità di mettere il prossimo al centro, senza retorica, con quella discrezione che appartiene a chi considera il servizio un dovere e mai un motivo di visibilità.

Per i colleghi è stata un esempio di competenza e umanità, così come per la sua famiglia, una donna che ha scelto di spendere la propria vita al servizio degli altri, senza separare mai la professione dalla coscienza.

Oggi il suo nome vive nell'Associazione "Caterina Di Girolamo – Educatrice dei dimenticati", nata proprio per volontà della famiglia, per continuare quel cammino che lei aveva iniziato, e promuovere cultura della legalità, inclusione sociale, percorsi di reinserimento e attenzione verso chi vive ai margini, come ricorda lo stesso presidente dell’associazione e padre di Caterina, Alberto Di Girolamo, evidenziando quello a cui lei teneva di più, cioè che la dignità di una società si misura anche da come guarda le persone più fragili e da quanto è disposta a credere che nessuno debba essere identificato per sempre con il proprio errore.

«La mia vita era più bella con Caterina». Con queste poche e chiare parole, Lilli Castiglione, responsabile dell’area trattamentale del carcere e collega di Caterina, racconta l'assenza lasciata e il vuoto, che non è solo quello di una professionista stimata, ma quello di una donna capace di rendere migliore la vita delle persone che incontrava. Chi ha lavorato al suo fianco ricorda una professionista rigorosa, preparata e instancabile, ma soprattutto una donna che non smetteva mai di interrogarsi su cosa fosse giusto fare per gli altri.

Lilli Castiglione con le sue parole racconta non soltanto un'amicizia, ma la capacità rara di una persona di migliorare il mondo intorno a sé, semplicemente attraverso il proprio modo di esserci. Oggi Caterina continua a vivere nelle persone che ha aiutato, nei colleghi che continuano a ispirarsi al suo esempio e in un'idea di giustizia che non rinuncia mai all'umanità.

In tanti, tra il direttore del carcere con cui ha iniziato la sua attività, Renato Persico, e il cappellano, Don Francesco Pirrera, ricordano le sue caratteristiche più evidenti: chi la sua capacità di ascoltare, chi la sua fede, chi la serenità con cui ha affrontato la malattia. E tutti, in modi diversi, raccontano un'educatrice che aveva scelto di mettere gli altri al centro della propria vita.

L'impegno di Caterina Di Girolamo non si esauriva dentro le mura del carcere. Aveva un forte senso civico e seguiva con discrezione tutto ciò che riguardava la sua comunità. Quando il padre, Alberto, decise di candidarsi a sindaco di Marsala, fu, assieme alla sorella Paola, una delle presenze più costanti e preziose della campagna elettorale che lo portò alla guida della città.

Sapeva stare un passo indietro, ma ascoltava, suggeriva, si confrontava: era una consigliera attenta, capace di offrire punti di vista, di cogliere sfumature, di incoraggiare senza mai sovrapporsi. Viveva con partecipazione quel percorso perché vedeva nella buona amministrazione un'altra forma di servizio alla collettività.

Chi le è stato vicino ricorda la gioia con cui seguiva i progressi di quella campagna, l'entusiasmo per ogni traguardo raggiunto e la soddisfazione nel vedere concretizzarsi un progetto che considerava un'opportunità per la sua città. Anche in quell'esperienza emergeva il tratto che l'ha accompagnata per tutta la vita: lavorare con generosità, mettendo sempre al centro il bene comune.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE