Docenti di matematica studiano Leopardi: Stefano e Angela, da Sciacca a Recanati
Due libri che li hanno spinti fin là dove ogni pietra conserva il respiro del poeta e dove il loro lavoro ha ricevuto uno dei riconoscimenti più significativi. La storia
I docenti siciliani Stefano Certa e Angela Marchica
Un momento che assume un valore ancora più profondo perché le due opere sono entrate a far parte della biblioteca moderna di Casa Leopardi e di quella del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, luoghi simbolo della memoria e della ricerca dedicata al poeta. È un riconoscimento che parla anche siciliano. Racconta di una terra che continua a produrre cultura, studio e approfondimento. Una Sicilia che, lontana dagli stereotipi, dimostra ancora una volta di poter dialogare con i più autorevoli centri culturali italiani, offrendo nuovi punti di vista su uno degli autori più studiati della nostra letteratura.
«Presentare il nostro lavoro proprio a Recanati è stato qualcosa che va oltre la soddisfazione personale», racconta il professore Stefano Certa. «Significa confrontarsi con chi custodisce ogni giorno la memoria di Leopardi. Sentire l’apprezzamento degli studiosi e vedere i nostri libri accolti nella loro biblioteca è stata un’emozione che ripaga dieci anni di ricerca».
Dieci anni. Un tempo lungo, quasi il ritmo lento con cui maturano gli alberi, necessario per restituire al pubblico un Leopardi diverso, meno prigioniero delle etichette scolastiche e più vicino alla sua dimensione umana. Perché Leopardi non è soltanto il poeta dell’infinito e del pessimismo. È un giovane uomo curioso, ironico, inquieto, capace di interrogare la vita con una lucidità che ancora oggi sorprende. È questa la figura che emerge dalle 760 pagine di "Leopardi e il suo mondo", una monumentale biografia che prova ad abbattere la distanza tra il classico e il lettore contemporaneo. «Abbiamo cercato il Leopardi uomo prima ancora che il monumento letterario - spiega Stefano Certa -. Più studiavamo documenti e testimonianze, più emergeva una personalità straordinariamente moderna. Comprendere la sua umanità significa comprendere meglio anche la sua poesia».
Ed è proprio pensando ai giovani che nasce uno degli aspetti più innovativi del progetto. Le Operette morali, spesso percepite come testi difficili, vengono trasformate in rappresentazioni teatrali, adattate dagli stessi autori senza tradirne il pensiero. Non un semplice esercizio didattico, ma un modo nuovo di abitare Leopardi, di ascoltarne la voce attraverso il palcoscenico.
Le rappresentazioni hanno già coinvolto diversi licei siciliani, suscitando entusiasmo tra studenti e docenti. «Il teatro riesce dove talvolta il libro da solo fatica ad arrivare - osserva Certa - .Quando gli studenti interpretano quei personaggi, Leopardi smette di essere una figura lontana e diventa un interlocutore. Le sue domande sulla felicità, sul tempo, sulla natura, sulla condizione umana diventano improvvisamente anche le loro».
Oggi è proprio questa la sfida più importante: non insegnare Leopardi, ma farlo incontrare. Perché ogni generazione ha bisogno dei propri maestri. E Leopardi continua a esserlo, purché qualcuno sappia tradurne il linguaggio senza impoverirne la profondità. La presentazione a Recanati ha aperto anche uno scenario inatteso.
Durante l’incontro sono infatti emersi i primi contatti per un possibile gemellaggio culturale tra Sciacca e la città marchigiana. «Sarebbe un’opportunità straordinaria», - afferma il docente - «Immagino uno scambio continuo tra studenti, scuole, istituzioni, eventi culturali, laboratori teatrali e percorsi dedicati a Leopardi. Sarebbe un ponte capace di unire due territori attraverso la conoscenza, dimostrando che la cultura è il linguaggio più forte che esista». Un ponte che parte dalla Sicilia e guarda lontano. Perché quando una comunità investe nello studio, nella ricerca e nella divulgazione, costruisce futuro.
E il possibile gemellaggio rappresenterebbe molto più di un accordo istituzionale: sarebbe il simbolo di due città che scelgono di riconoscersi attraverso la bellezza della cultura. Colpisce, nella storia di Stefano Certa e Angela Marchica, anche l’incontro tra discipline apparentemente inconciliabili. Matematica, fisica e poesia.
Numeri e versi. Razionalità e immaginazione. «Il metodo scientifico mi ha insegnato il rigore della ricerca - racconta Certa -.Ma Leopardi mi ha ricordato che esistono domande alle quali nessuna formula potrà mai rispondere. Ed è proprio lì che la letteratura continua a essere indispensabile».
Forse è questo il messaggio più prezioso che arriva da questa storia tutta italiana e profondamente siciliana. Ho rivolto al professore Stefano Certa un’ultima domanda, chiedendogli se oggi Giacomo Leopardi potesse lasciare un giorno la sua Recanati e passeggiare insieme a lei tra il mare, le piazze e vicoli di Sciacca, quale luogo sceglierebbe per accompagnarlo. Lui sorride e la sua risposta è immediata: «Lo porterei alla Marina per i vicoli della Marina a contatto con il mare. Lui amava il mare e infatti, cito un verso “e quindi da lungi il mare”. A Sciacca dove la gente del porto è molto più genuina e spontanea, penso che gli piacerebbe e gli piacerebbe frequentarli. Nel libro di Mario Martone si evince che Leopardi si avvicinava a certi ambienti un po’ più deboli dal punto di vista culturale ma molto più spontanei, più sinceri. Credo che questa spontaneità nei rapporti umani la amasse».
Quest’ultimo è un messaggio tanto forte quanto attuale, la ricerca di questa spontaneità nei rapporti umani, un valore che bisognerebbe cercare o ritrovare e custodire al giorno d’oggi. Dunque, in un tempo che corre veloce, c’è ancora chi dedica dieci anni della propria vita a inseguire la verità nascosta nelle pagine di un poeta.
C’è ancora chi crede che un libro possa diventare un ponte tra città lontane, che una rappresentazione teatrale possa cambiare il modo in cui uno studente guarda un classico, che la cultura possa creare comunità. Leopardi scriveva «sempre caro mi fu quest’ermo colle». Oggi, grazie al lavoro di due studiosi siciliani, quel colle sembra un po’ meno lontano.
Perché dall’orizzonte di Recanati fino al mare di Sciacca corre lo stesso desiderio di infinito: quello della conoscenza, della memoria e della speranza affidata alle nuove generazioni. E forse è questa l’eredità più autentica che la Sicilia consegna al Paese: la certezza che la cultura, quando nasce dalla passione e dallo studio, continua a illuminare il presente e ad aprire la strada al futuro.
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