Allarme morbillo, in Sicilia 1 bambino su 3 non è vaccinato: a rischio anche gli adulti
L'Isola ha il dato più basso d'Italia per copertura vaccinale. Sopratutto si abbassa per i richiami dei 5-6 anni. Una malattia problematica anche per gli adulti
Il morbillo torna a preoccupare. Nei primi cinque mesi del 2026 in Italia sono stati confermati 472 casi, contro i 322 registrati nello stesso periodo dello scorso anno. E il numero potrebbe essere ancora più alto: considerando anche i casi possibili e probabili, le segnalazioni salgono a 609, il 78,1% in più rispetto al 2025.
A richiamare l’attenzione è una circolare del Ministero della Salute, datata 9 luglio e tornata d’attualità in questi giorni per la recrudescenza dei casi registrata in alcune regioni. Il documento analizza l’andamento del morbillo tra il 2024 e il 2026 e invita a rafforzare la sorveglianza e le vaccinazioni.
Una questione che riguarda da vicino anche la Sicilia, dove gli ultimi dati disponibili sulle coperture vaccinali restituiscono un quadro particolarmente fragile. «Dobbiamo stare attenti e rimanere in allerta», spiega a Balarm Claudio Costantino, medico specialista in Igiene e Medicina preventiva, docente dell’Università degli Studi di Palermo e presidente della sezione siciliana della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.
Con la fine dell'estate e la ripresa delle attività al chiuso, aggiunge, aumentano le occasioni di trasmissione: «Il morbillo è la malattia in assoluto più trasmissibile: una persona infetta può contagiare fino a 18 persone suscettibili, cioè non vaccinate o che non hanno avuto la malattia in passato. Ricominciando le scuole, l'università e più in generale i momenti di condivisione al chiuso, una persona non vaccinata torna a essere maggiormente esposta se il virus circola».
Il divario diventa ancora più evidente quando si guarda alla seconda dose prevista in età prescolare. Tra i bambini di 5-6 anni la copertura siciliana è appena del 67,88%, a fronte dell'84,45% nazionale: anche in questo caso è il dato più basso d'Italia.
In altre parole, circa un bambino siciliano su tre della coorte presa in esame non risultava coperto con la seconda dose. Ed è proprio su questa fascia che interviene anche il Ministero, chiedendo di intensificare le attività di recupero di chi non ha completato il ciclo. L'obiettivo indicato per interrompere la circolazione del virus è una copertura del 95% con due dosi, una soglia che nel 2024 non veniva raggiunta da nessuna regione italiana.
Secondo Costantino, il dato a 24 mesi non coincide però necessariamente con la quota di bambini destinata a restare non vaccinata: una parte dei ritardi viene recuperata negli anni successivi, spesso in coincidenza con l'ingresso a scuola. «In Sicilia, come avviene in molte regioni del Sud, i bambini spesso vengono inseriti a scuola un po' più tardi. All'inizio i nonni fanno da ammortizzatore sociale e una parte dei bambini resta a casa; poi, verso i due-tre anni, entra a scuola».
Ed è anche allora che una parte dei ritardi viene colmata. «Grazie alla legge sull'obbligo vaccinale scolastico, le coperture salgono negli anni successivi. A 24 mesi possiamo avere una quota importante di bambini già vaccinati e altri che recuperano successivamente entro i 36 e 48 mesi di vita».
Il ritardo, però, non spiega tutto. Una parte della popolazione resta fuori dalla vaccinazione per scelta. «L'esitazione vaccinale è sicuramente uno dei problemi», sottolinea Costantino. Alla base, secondo il professore, c'è anche una difficoltà sempre più diffusa nel distinguere le fonti scientifiche affidabili da quelle che non lo sono. «L'analfabetismo funzionale è un problema che si dovrebbe affrontare a partire dalla scuola dell'obbligo. Non basta insegnare ai nostri bambini e ragazzi a leggere e scrivere: serve invece formarli e dotarli delle capacità per distinguere un'informazione corretta da una non corretta, anche sul web e sui social, che ormai rappresentano e rappresenteranno in futuro la prima fonte di informazione».
Le cause, quindi, non sono tutte uguali. Ma è sulla seconda dose, prevista tra i 5 e i 6 anni, che il ritardo siciliano emerge con maggiore evidenza. «In questa fascia siamo molto carenti rispetto alla media nazionale - sottolinea Costantino - ed è su questo richiamo che il divario con il resto d'Italia è più forte. Quest'estate, tuttavia, abbiamo visto aumentare il numero dei vaccinati, soprattutto a Palermo. Dopo il caso della bambina morta di difterite c'è stata una maggiore attenzione da parte delle famiglie e anche le scuole hanno cominciato a richiamare con più forza i bambini che non avevano completato il ciclo. Questo ci ha permesso di recuperare diverse seconde dosi».
Sono però proprio questi ultimi a presentare l’incidenza più elevata in rapporto alla popolazione. I dati descrivono quindi una doppia criticità: da una parte i bambini più piccoli, tra i quali il virus colpisce proporzionalmente di più; dall’altra gli adulti rimasti senza protezione perché mai vaccinati o perché non hanno completato il ciclo.
Tra i casi del 2026 per i quali lo stato vaccinale è conosciuto, il 93,3% risulta infatti non vaccinato. È aumentata anche la percentuale complessiva dei ricoveri, passata dal 49,5% del 2024 al 56,3% del 2025 e al 57,8% del 2026. Per questo il Ministero raccomanda campagne mirate non soltanto ai bambini, ma anche ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie maggiormente esposte, oltre alla verifica dello stato immunitario degli operatori sanitari.
«Il fatto che il morbillo sia diventato via via anche una patologia degli adulti è uno degli effetti paradossali dell'introduzione della vaccinazione», spiega Costantino. Il paradosso, naturalmente, non sta nel fatto che il vaccino favorisca la malattia. È l'esatto contrario: con l'aumento delle coperture tra i bambini, il virus incontra sempre più spesso persone suscettibili nelle generazioni precedenti, rimaste senza vaccinazione e senza aver contratto la malattia.
«Nelle epidemie precedenti abbiamo visto colpire prima soprattutto i 15-18enni, poi i 23-25enni e adesso anche i trentenni. Di fatto è la stessa coorte di persone rimaste scoperte che nel tempo invecchia». Senza campagne mirate, il fenomeno è destinato a ripresentarsi. «Nelle epidemie precedenti sarebbe stato importante andare a vaccinare proprio quelli che erano rimasti scoperti. In parte è stato fatto e in parte no. E così continuiamo a ritrovare queste persone nelle epidemie successive».
A rendere il quadro ancora più delicato è la maggiore probabilità che, con l’avanzare dell’età, siano presenti altre condizioni di salute. «Tra gli adulti è più facile trovare persone immunodepresse o con patologie di base. Sono quindi soggetti maggiormente esposti alle complicanze e con un rischio più alto di conseguenze gravi, fino alla morte».
È uno dei punti sui quali il Ministero chiede di intervenire, puntando sul cosiddetto “catch-up”, cioè sul recupero delle vaccinazioni mancanti.
«Ormai anche in Sicilia abbiamo un'anagrafe vaccinale informatizzata», spiega Costantino. «Il proprio stato vaccinale può essere verificato attraverso il medico di medicina generale, il pediatra nel caso dei bambini oppure rivolgendosi direttamente ai centri vaccinali». Per alcune categorie, come le donne che stanno programmando una gravidanza, può essere valutato anche lo stato anticorpale attraverso specifici esami per programmare il vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia per tempo.
Se emerge che è stata fatta soltanto una dose? «Non bisogna ricominciare il ciclo. Anche se la prima dose è stata fatta molti anni prima, si può semplicemente fare la seconda e completarlo». Costantino porta il proprio caso come esempio: «Io ero stato vaccinato da bambino nel 1985, quando era prevista una sola dose. Durante l’epidemia del 2017-2018 ho quindi fatto la seconda e completato il ciclo vaccinale».
Un aspetto che non va sottovalutato, soprattutto considerando il livello di protezione che può offrire il completamento del ciclo: una dose di vaccino ha infatti un’efficacia stimata di circa il 90-93%; con la seconda, invece, la protezione può arrivare fino al 97-99%.
È stata inoltre istituita una task force regionale, con un’attenzione specifica alle vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite e morbillo, parotite, rosolia, varicella e, in particolare, alla seconda dose prevista in entrambi i casi nella fascia dei 5-6 anni.
Misure che ora dovranno dimostrare quanto rapidamente siano in grado di recuperare il terreno perduto. Perché, mentre i contagi tornano a crescere, come abbiamo visto gli ultimi dati disponibili collocano la Sicilia ancora molto lontana dalla soglia del 95% di copertura considerata necessaria per interrompere la circolazione del virus.
Per Costantino, tuttavia, invertire la tendenza, almeno tra i bambini, è ancora possibile. «Realisticamente non siamo lontanissimi. Lavorando bene possiamo recuperare anche le coorti che oggi presentano coperture più basse».
Più complesso, invece, sarà raggiungere chi è ormai adulto ed è rimasto senza una protezione adeguata. «Se non interveniamo anche sulle coorti dei più grandi, continueremo ad avere ciclicamente epidemie di morbillo».
Eppure, l’obiettivo dell’eliminazione non è irraggiungibile. «Il morbillo è una delle malattie che possiamo eliminare da un territorio: il virus circola esclusivamente nell’uomo e abbiamo un vaccino molto efficace. Dal punto di vista scientifico, quindi, abbiamo tutti gli strumenti per riuscirci».
Il traguardo finale sarebbe l’eradicazione del virus su scala mondiale. «Se un giorno riuscissimo a raggiungerla, come è avvenuto per il vaiolo, potremmo persino smettere di vaccinare contro il morbillo. Ma per arrivarci dobbiamo prima raggiungere e mantenere coperture molto elevate in tutto il mondo».
A richiamare l’attenzione è una circolare del Ministero della Salute, datata 9 luglio e tornata d’attualità in questi giorni per la recrudescenza dei casi registrata in alcune regioni. Il documento analizza l’andamento del morbillo tra il 2024 e il 2026 e invita a rafforzare la sorveglianza e le vaccinazioni.
Una questione che riguarda da vicino anche la Sicilia, dove gli ultimi dati disponibili sulle coperture vaccinali restituiscono un quadro particolarmente fragile. «Dobbiamo stare attenti e rimanere in allerta», spiega a Balarm Claudio Costantino, medico specialista in Igiene e Medicina preventiva, docente dell’Università degli Studi di Palermo e presidente della sezione siciliana della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica.
Con la fine dell'estate e la ripresa delle attività al chiuso, aggiunge, aumentano le occasioni di trasmissione: «Il morbillo è la malattia in assoluto più trasmissibile: una persona infetta può contagiare fino a 18 persone suscettibili, cioè non vaccinate o che non hanno avuto la malattia in passato. Ricominciando le scuole, l'università e più in generale i momenti di condivisione al chiuso, una persona non vaccinata torna a essere maggiormente esposta se il virus circola».
In Sicilia la copertura più bassa d'Italia
Secondo i dati del Ministero della Salute relativi al 2024, in Sicilia la copertura contro il morbillo entro i 24 mesi si ferma all'87,98%, contro una media nazionale del 94,77%. È il valore più basso registrato tra le regioni e le province autonome.Il divario diventa ancora più evidente quando si guarda alla seconda dose prevista in età prescolare. Tra i bambini di 5-6 anni la copertura siciliana è appena del 67,88%, a fronte dell'84,45% nazionale: anche in questo caso è il dato più basso d'Italia.
In altre parole, circa un bambino siciliano su tre della coorte presa in esame non risultava coperto con la seconda dose. Ed è proprio su questa fascia che interviene anche il Ministero, chiedendo di intensificare le attività di recupero di chi non ha completato il ciclo. L'obiettivo indicato per interrompere la circolazione del virus è una copertura del 95% con due dosi, una soglia che nel 2024 non veniva raggiunta da nessuna regione italiana.
Secondo Costantino, il dato a 24 mesi non coincide però necessariamente con la quota di bambini destinata a restare non vaccinata: una parte dei ritardi viene recuperata negli anni successivi, spesso in coincidenza con l'ingresso a scuola. «In Sicilia, come avviene in molte regioni del Sud, i bambini spesso vengono inseriti a scuola un po' più tardi. All'inizio i nonni fanno da ammortizzatore sociale e una parte dei bambini resta a casa; poi, verso i due-tre anni, entra a scuola».
Ed è anche allora che una parte dei ritardi viene colmata. «Grazie alla legge sull'obbligo vaccinale scolastico, le coperture salgono negli anni successivi. A 24 mesi possiamo avere una quota importante di bambini già vaccinati e altri che recuperano successivamente entro i 36 e 48 mesi di vita».
Il ritardo, però, non spiega tutto. Una parte della popolazione resta fuori dalla vaccinazione per scelta. «L'esitazione vaccinale è sicuramente uno dei problemi», sottolinea Costantino. Alla base, secondo il professore, c'è anche una difficoltà sempre più diffusa nel distinguere le fonti scientifiche affidabili da quelle che non lo sono. «L'analfabetismo funzionale è un problema che si dovrebbe affrontare a partire dalla scuola dell'obbligo. Non basta insegnare ai nostri bambini e ragazzi a leggere e scrivere: serve invece formarli e dotarli delle capacità per distinguere un'informazione corretta da una non corretta, anche sul web e sui social, che ormai rappresentano e rappresenteranno in futuro la prima fonte di informazione».
Le cause, quindi, non sono tutte uguali. Ma è sulla seconda dose, prevista tra i 5 e i 6 anni, che il ritardo siciliano emerge con maggiore evidenza. «In questa fascia siamo molto carenti rispetto alla media nazionale - sottolinea Costantino - ed è su questo richiamo che il divario con il resto d'Italia è più forte. Quest'estate, tuttavia, abbiamo visto aumentare il numero dei vaccinati, soprattutto a Palermo. Dopo il caso della bambina morta di difterite c'è stata una maggiore attenzione da parte delle famiglie e anche le scuole hanno cominciato a richiamare con più forza i bambini che non avevano completato il ciclo. Questo ci ha permesso di recuperare diverse seconde dosi».
Il morbillo non riguarda soltanto i bambini
I numeri del 2026 mostrano come il morbillo non sia più una malattia prevalentemente associata all’infanzia. L’età media delle persone contagiate è infatti di 30 anni e, in termini assoluti, il maggior numero di segnalazioni riguarda le fasce adulte. Nei primi cinque mesi dell’anno sono stati registrati 345 casi tra i 15 e i 39 anni e 124 tra i 40 e i 64, contro i 98 rilevati tra i bambini da 0 a 4 anni.Sono però proprio questi ultimi a presentare l’incidenza più elevata in rapporto alla popolazione. I dati descrivono quindi una doppia criticità: da una parte i bambini più piccoli, tra i quali il virus colpisce proporzionalmente di più; dall’altra gli adulti rimasti senza protezione perché mai vaccinati o perché non hanno completato il ciclo.
Tra i casi del 2026 per i quali lo stato vaccinale è conosciuto, il 93,3% risulta infatti non vaccinato. È aumentata anche la percentuale complessiva dei ricoveri, passata dal 49,5% del 2024 al 56,3% del 2025 e al 57,8% del 2026. Per questo il Ministero raccomanda campagne mirate non soltanto ai bambini, ma anche ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie maggiormente esposte, oltre alla verifica dello stato immunitario degli operatori sanitari.
«Il fatto che il morbillo sia diventato via via anche una patologia degli adulti è uno degli effetti paradossali dell'introduzione della vaccinazione», spiega Costantino. Il paradosso, naturalmente, non sta nel fatto che il vaccino favorisca la malattia. È l'esatto contrario: con l'aumento delle coperture tra i bambini, il virus incontra sempre più spesso persone suscettibili nelle generazioni precedenti, rimaste senza vaccinazione e senza aver contratto la malattia.
«Nelle epidemie precedenti abbiamo visto colpire prima soprattutto i 15-18enni, poi i 23-25enni e adesso anche i trentenni. Di fatto è la stessa coorte di persone rimaste scoperte che nel tempo invecchia». Senza campagne mirate, il fenomeno è destinato a ripresentarsi. «Nelle epidemie precedenti sarebbe stato importante andare a vaccinare proprio quelli che erano rimasti scoperti. In parte è stato fatto e in parte no. E così continuiamo a ritrovare queste persone nelle epidemie successive».
Quanto è pericoloso il morbillo
L’aumento dell’età media dei contagiati non è però un dato secondario. Negli adulti il decorso può essere più impegnativo. «Il morbillo è una malattia severa, con febbre alta e una compromissione importante delle condizioni generali. Ma nell’adulto sono più frequenti alcune complicanze, come le polmoniti virali o forme importanti di diarrea che possono richiedere il ricovero. Il tasso di ospedalizzazione nell’adulto è superiore al 40%».A rendere il quadro ancora più delicato è la maggiore probabilità che, con l’avanzare dell’età, siano presenti altre condizioni di salute. «Tra gli adulti è più facile trovare persone immunodepresse o con patologie di base. Sono quindi soggetti maggiormente esposti alle complicanze e con un rischio più alto di conseguenze gravi, fino alla morte».
Come capire se si è protetti
La questione riguarda anche chi non è più bambino da tempo. Cosa deve fare, per esempio, un trentenne che non ricorda se abbia ricevuto una o due dosi? E chi scopre di avere fatto soltanto la prima?È uno dei punti sui quali il Ministero chiede di intervenire, puntando sul cosiddetto “catch-up”, cioè sul recupero delle vaccinazioni mancanti.
«Ormai anche in Sicilia abbiamo un'anagrafe vaccinale informatizzata», spiega Costantino. «Il proprio stato vaccinale può essere verificato attraverso il medico di medicina generale, il pediatra nel caso dei bambini oppure rivolgendosi direttamente ai centri vaccinali». Per alcune categorie, come le donne che stanno programmando una gravidanza, può essere valutato anche lo stato anticorpale attraverso specifici esami per programmare il vaccino contro il morbillo, la parotite e la rosolia per tempo.
Se emerge che è stata fatta soltanto una dose? «Non bisogna ricominciare il ciclo. Anche se la prima dose è stata fatta molti anni prima, si può semplicemente fare la seconda e completarlo». Costantino porta il proprio caso come esempio: «Io ero stato vaccinato da bambino nel 1985, quando era prevista una sola dose. Durante l’epidemia del 2017-2018 ho quindi fatto la seconda e completato il ciclo vaccinale».
Un aspetto che non va sottovalutato, soprattutto considerando il livello di protezione che può offrire il completamento del ciclo: una dose di vaccino ha infatti un’efficacia stimata di circa il 90-93%; con la seconda, invece, la protezione può arrivare fino al 97-99%.
In Sicilia sono già scattate misure straordinarie
Ad agosto l’assessorato regionale alla Salute ha disposto misure straordinarie rivolte alla popolazione infantile tra 0 e 6 anni. Tra le indicazioni alle Asp ci sono l’apertura dei centri vaccinali dal lunedì al sabato, la riapertura di centri vaccinali chiusi durante il periodo Covid (tra cui quello dello ZEN a Palermo), l’accesso anche senza prenotazione (meccanismo che veniva sfruttato dai “no vax” per ritardare l’applicazione della legge sull’obbligo scolastico) e il richiamo attivo dei bambini che non hanno completato i cicli previsti.È stata inoltre istituita una task force regionale, con un’attenzione specifica alle vaccinazioni contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite e morbillo, parotite, rosolia, varicella e, in particolare, alla seconda dose prevista in entrambi i casi nella fascia dei 5-6 anni.
Misure che ora dovranno dimostrare quanto rapidamente siano in grado di recuperare il terreno perduto. Perché, mentre i contagi tornano a crescere, come abbiamo visto gli ultimi dati disponibili collocano la Sicilia ancora molto lontana dalla soglia del 95% di copertura considerata necessaria per interrompere la circolazione del virus.
Per Costantino, tuttavia, invertire la tendenza, almeno tra i bambini, è ancora possibile. «Realisticamente non siamo lontanissimi. Lavorando bene possiamo recuperare anche le coorti che oggi presentano coperture più basse».
Più complesso, invece, sarà raggiungere chi è ormai adulto ed è rimasto senza una protezione adeguata. «Se non interveniamo anche sulle coorti dei più grandi, continueremo ad avere ciclicamente epidemie di morbillo».
Eppure, l’obiettivo dell’eliminazione non è irraggiungibile. «Il morbillo è una delle malattie che possiamo eliminare da un territorio: il virus circola esclusivamente nell’uomo e abbiamo un vaccino molto efficace. Dal punto di vista scientifico, quindi, abbiamo tutti gli strumenti per riuscirci».
Il traguardo finale sarebbe l’eradicazione del virus su scala mondiale. «Se un giorno riuscissimo a raggiungerla, come è avvenuto per il vaiolo, potremmo persino smettere di vaccinare contro il morbillo. Ma per arrivarci dobbiamo prima raggiungere e mantenere coperture molto elevate in tutto il mondo».
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