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Torno "su" dopo l'Epifania: tutti gli addii del terrone fuori sede

La fine delle vacanze di Natale del terrone fuori sede non coincide con l’ultimo giorno in Sicilia, ma con il momento si fa la lista delle cose da portare "su": dai cannoli ai ricordi

Grazia La Paglia
Giornalista e blogger
  • 8 gennaio 2018

La terrazza sul mare dell'aeroporto "Falcone Borsellino"

La fine delle vacanze di Natale del terrone fuori sede non coincide con l’ultimo giorno di permanenza in Sicilia, in attesa dell’areo che ti riporterà nella pianura padana, o a Roma, o in un altro Paese. No.

La fine delle vacanze di Natale coincide con il momento in cui inizi a fare la lista delle poche cose che potrai portare e da cui cancelli le cose che, appunto, dopo una difficile selezione, consideri ormai superflue. Loro dovranno rinunciare a seguirti, anche questa volta.

La fine delle vacanze, quindi, inizia già qualche giorno prima dell’Epifania, quando inizi a sentire la domanda: «Cosa vuoi che ti prepari per il pranzo dell’ultimo giorno qui? Vuoi una porzione in più per il pranzo in azienda?».

Ed è sempre così. Togli dalla valigia un maglione per fare spazio a un contenitore di polpette o cannoli che sarà pronto subito dopo l’ultimo pranzo in Sicilia.

Dopo aver sistemato la valigia e dopo aver lasciato il posto per i contenitori, ti guardi intorno e osservi gli oggetti sparsi per la tua stanza, come il peluche della tua infanzia, il porta gioie comprato da adolescente, lo schiacciapensieri appeso al lampadario e preso inunabancarella di Mondello, in una qualsiasi domenica di primavera.

E poi c’è la tazza di Praga, il ricordo del primo viaggio all’estero. Tutto resterà lì, fino a Pasqua se tutto va bene, ad aspettarti.

Dopo il pranzo dell’ultimo giorno di permanenza in Sicilia, dopo aver chiuso il bagaglio a mano, inizi a fare strada per l’aeroporto. Chiudi la porta della tua stanza, fai un’ultima carezza al gatto e si va.

La fortuna, se così possiamo chiamarla, che ha il terrone fuori sede nel giorno della sua partenza è solo una: la possibilità di salutare, proprio poco prima del decollo, il mare.

Non è una fortuna da poco. Prima di passare i controlli puoi affacciarti ancora un’ultima volta nella terrazza dell’aeroporto Falcone e Borsellino e guardare il mare, sentirne il profumo che, se tutto va bene, sentirai di nuovo quando tornerai a Pasqua.

Perché è vero che Milano ha tanto, come qualsiasi altro posto in cui si sceglie o si deve emigrare. Ma quell’odore non lo sentirai da nessun’altra parte. E il mare ti accompagna dalle porte di Palermo fino all’imbarco.

Sull’auto o sull’autobus, i circa 30 minuti di strada da Palermo a Punta Raisi sono un camminare a fianco al mare.

Vedi le onde del mare d’inverno sbattere sulla costa, sugli scogli. Vedi spiagge, in estate affollate, adesso vuote e pensi, sì lo pensi: «Che bellezza! Casa mia è proprio bella».

Nulla a che vedere con le grandi distese di verde, con i laghi, con le Alpi innevate. Tutto molto bello, ma vuoi mettere il confronto con il mare d’inverno? Con la sabbia dorata e le onde blu, azzurre e celesti? Con il colore del cielo che si riflette in quell’immenso Mediterraneo?

Poi arrivi all’aeroporto e ci sono i saluti, gli abbracci e le frasi di circostanza: «Scrivi appena atterri, ma anche prima del decollo».

Prendi posto sull’aereo e, mentre l’hostess ti mostra le uscite di sicurezza, ripensi all’indomani.

Pensi che a buttarti giù dal letto non saranno le risate di tua nipote, che durante le vacanze natalizie veniva ogni mattina a chiamarti per giocare. Domani ci sarà una sveglia.

La colazione sarà fatta da un cornetto e da un cappuccino di dubbia qualità presi al bar, in fila con degli sconosciuti. Non ci saranno i dolci preparati dalla mamma ad aspettarti nel frigorifero della cucina di casa.

Verso le 12.30, quando i colleghi iniziano a raggiungere la mensa per il pranzo e tu resti seduto ad aspettare un orario più decente (magari 13.30), ti accorgerai che sentirai solo il ticchettio delle tue dita sulla tastiera del pc.

Non sentirai i tuoi parenti, in cucina, a far rumore scegliendo le pentole e le padelle con cui cucinare chissà quale gustoso e ipercalorico piatto. Non senti nessun odore di ragù, di fettina di pollo panata, di zucchero e cocco della torta di cui vai pazza e che prepara tua madre.

No. Non sentirai niente.

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