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De Luca scatenato all'Ars, occupa il podio e sfida Schifani: "Venga a riferire in Aula"

Sala d'Ercole come un ring politico. Il leader di Sud Chiama Nord ha messo in scena una protesta per chiedere una relazione al governatore e ottiene una data

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 24 giugno 2026

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Per qualche minuto Sala d’Ercole si è trasformata in un ring politico. Da una parte il governo regionale, dall’altra Cateno De Luca che, seduto al proprio podio e deciso a non muoversi, ha scelto la strada della protesta plateale per ottenere una risposta che da mesi, sostiene, attende senza successo.

La seduta dell’Assemblea regionale siciliana di martedì 23 giugno che ha dato avvio alla votazione del disegno di legge stralcio proveniente dalla III Commissione Attività produttive, uno dei provvedimenti contenenti norme rimaste fuori dall’ultima Finanziaria regionale, si è trasformata in un dibattito politico che ha finito per sovrastare quello legislativo.

La scintilla è arrivata all’apertura dei lavori. Prendendo la parola in Aula, De Luca ha attaccato frontalmente il presidente della Regione, accusandolo di non rispettare un preciso obbligo previsto dalla normativa regionale.

«Esiste una legge regionale che impone al presidente della Regione di presentare annualmente all’Assemblea regionale siciliana una relazione sullo stato di attuazione del programma di governo, sulle leggi approvate e sugli atti di indirizzo votati dal Parlamento. Una norma chiara, che non lascia spazio a interpretazioni. Eppure, il presidente Renato Schifani continua a ignorarla. È una sistematica violazione delle prerogative del Parlamento», ha denunciato il leader di Sud Chiama Nord davanti all’Aula. «Schifani ha presentato la relazione soltanto nel primo anno di legislatura, da allora più nulla», ha continuato.

Una contestazione che non è nuova. Da settimane il deputato messinese denuncia quella che definisce una sistematica elusione delle prerogative parlamentari da parte dell’esecutivo. Questa volta, però, ha deciso di passare dalle parole ai fatti. Il sindaco di Taormina ha infatti annunciato che non avrebbe abbandonato il proprio podio fino a quando il governo non avesse assunto un impegno preciso sulla convocazione della relazione prevista dalla legge, sottolineando come lo stesso Parlamento abbia recentemente introdotto pesanti sanzioni per i sindaci che non rispettano l’obbligo di presentare annualmente la relazione sullo stato dell’amministrazione comunale.

Un gesto simbolico ma sufficiente a paralizzare l’avvio della seduta e ad alimentare momenti di tensione tra i banchi del Parlamento siciliano.

La protesta è arrivata in una giornata già delicata. Sul tavolo dell’Ars c’era infatti l’esame del ddl stralcio della III Commissione, ma soprattutto il caso Siciliacque, esploso nelle ultime settimane sullo sfondo dell’emergenza idrica che continua a colpire diversi territori dell’Isola, in particolare l’Agrigentino.

Proprio un emendamento aggiuntivo riguardante la società che gestisce il sistema di approvvigionamento idrico regionale aveva acceso il confronto politico già prima dell’inizio della seduta.

In questo clima già surriscaldato, l’azione di De Luca ha avuto l’effetto di spostare nuovamente il baricentro del dibattito. Per diversi minuti l’Aula è rimasta sospesa tra richiami regolamentari, interlocuzioni informali e trattative dietro le quinte. Alla fine la mediazione è arrivata dal governo attraverso l’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò, che ha comunicato la disponibilità dell’esecutivo a programmare un intervento del presidente della Regione davanti all’Assemblea.

La data indicata è quella del 21 luglio. «Era una questione di rispetto delle istituzioni, delle leggi e soprattutto dei cittadini siciliani», ha concluso De Luca.

Un annuncio che ha consentito di sbloccare l’impasse e di riportare l’attenzione sui lavori parlamentari. Ma il messaggio politico della giornata è rimasto intatto.

La scena di De Luca sul podio di Sala d’Ercole, deciso a non arretrare di un passo fino a ottenere un impegno formale, fotografa infatti uno dei tratti distintivi di questa legislatura: il rapporto sempre più conflittuale tra opposizioni e governo regionale e la crescente difficoltà dell’Ars nel mantenere il dibattito confinato ai provvedimenti legislativi.

Non è un caso che, ancora una volta, il Parlamento siciliano abbia impiegato ore per approvare soltanto pochi articoli di un testo che avrebbe dovuto procedere più rapidamente verso il voto finale.

Tra emergenza idrica, norme stralcio, equilibri fragili nella maggioranza e una campagna politica permanente che sembra non conoscere pause, la sensazione è che ogni seduta di Sala d’Ercole rischi ormai di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro. E quella di ieri, più che una semplice protesta parlamentare, è apparsa come l’ennesima prova di forza destinata a lasciare una traccia nel percorso che porterà l’Ars verso la pausa estiva.

Per De Luca il risultato politico è arrivato: Schifani tornerà in Aula a riferire ai deputati regionali. Resta da capire se basterà a spegnere le polemiche o se il 21 luglio sarà soltanto il prossimo capitolo di una partita che, dentro il Parlamento siciliano, appare tutt’altro che chiusa.
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