Fondazione Federico II, D’Ippolito nuovo direttore generale: le sfide per il trentennale
Un cammino che guarda ai prossimi mesi con un calendario ricco di appuntamenti e con un traguardo particolarmente significativo. L'intervista
Pippo d'Ippolito, nuovo direttore generale ad interim della Fondazione Federico II
Trent’anni di storia alle spalle e una nuova stagione davanti. La Fondazione Federico II si prepara ad affrontare nuove sfide puntando su giovani, innovazione e una Sicilia sempre più protagonista della scena culturale nazionale e internazionale. Custodire la memoria e allo stesso tempo immaginare il futuro. È questa la sfida che attende l’architetto Pippo D’Ippolito, nominato Direttore generale ad interim della Fondazione Federico II dopo le dimissioni, per motivi personali di Antonella Razete.
Una nomina che arriva nel segno della continuità ma anche della volontà di rafforzare ulteriormente il ruolo di uno degli enti culturali più importanti della Sicilia, custode del Palazzo Reale e promotore di mostre, eventi e iniziative che negli ultimi anni hanno contribuito a trasformare Palermo in una delle capitali culturali del Mediterraneo.
D’Ippolito affronta il nuovo incarico con gratitudine e senso di responsabilità. «Intanto vorrei ringraziare il presidente della Fondazione Federico II che ha deciso, seguendo un criterio gerarchico, di affidarmi questo incarico a seguito delle dimissioni per motivi personali del precedente direttore generale che ringrazio per tutto quello che ha fatto e con il quale continuerò a collaborare per portare avanti tutti i progetti della Fondazione». Il cambio al vertice non segna dunque una rottura, ma la prosecuzione di un percorso già avviato.
Un cammino che guarda ai prossimi mesi con un calendario ricco di appuntamenti e con un traguardo particolarmente significativo: il trentennale della Fondazione Federico II. «Abbiamo una serie di eventi in programma e tanti altri da realizzare. – aggiunge il nuovo Direttore D’Ippolito - Durante la stagione estiva organizzeremo talk culturali, presentazioni di libri ai Giardini Reali e all’interno del Cortile Maqueda. Inoltre ricorre il trentennale della Fondazione, che celebreremo a fine luglio. Per il 2027 abbiamo già in programma alcune importanti mostre».
Ma la prospettiva è ancora più ampia. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere la Fondazione Federico II sempre più presente nel territorio regionale e nazionale, rafforzandone il ruolo di ambasciatrice della cultura siciliana. «Continuerò nel solco tracciato da chi mi ha preceduto, provando a portare sempre più all’esterno la Fondazione Federico II, facendole varcare i confini di Palermo, proiettandola in tutta la Sicilia e orientandola sempre di più verso il panorama nazionale come attrattiva culturale e turistica ormai consolidata e imprescindibile».
Una missione che trova ispirazione proprio nella figura cui la Fondazione è dedicata. Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, continua, infatti, a rappresentare uno straordinario modello di dialogo tra culture, innovazione e conoscenza. Per D’Ippolito, il lascito dell’imperatore può ancora offrire una lezione attualissima. «Federico II è stato il primo esempio di melting pot assoluto. È stato in Sicilia, è stato a Palermo. Questo modello di innovazione noi lo vogliamo portare all’interno di Palazzo Reale, digitalizzando e modernizzando tutto il percorso museale e rendendo il Palazzo sempre più smart».
L’innovazione tecnologica, però, non è un fine ma uno strumento. Il vero obiettivo è costruire un ponte tra il patrimonio culturale e le nuove generazioni. «Stiamo progettando una serie di iniziative che mirano ad avvicinare alla cultura e al Palazzo i giovani. Il presidente stesso è stato artefice di questo pensiero, ideando attività dedicate ai ragazzi affinché possano avvicinarsi alla cultura e comprendere anche il funzionamento della macchina istituzionale del Parlamento Siciliano».
Palazzo dei Normanni, infatti, rappresenta un luogo unico nel suo genere, dove convivono storia, arte, spiritualità e istituzioni. «Il nostro Palazzo oggi è sede culturale, sede religiosa e sede politica. Tutto questo sta insieme, tutto questo deve essere spiegato e deve affascinare i più giovani». Tra le sfide più importanti c’è anche quella di intercettare nuove forme di turismo culturale. Una strategia che la Fondazione sta già perseguendo attraverso una programmazione pensata per distribuire i flussi durante tutto l’anno.
«Il presidente della Fondazione Federico II ha avuto l’idea di destagionalizzare il turismo, progettando le mostre più importanti nei periodi dell’anno con minore presenza turistica. In questo modo rendiamo più interessante l’offerta culturale e valorizziamo non soltanto la visita al Palazzo, ma tutto ciò che ruota attorno ad essa».
La visione si allarga poi oltre i confini regionali. La Fondazione è già impegnata in attività di promozione internazionale e in reti culturali europee che contribuiscono a raccontare la Sicilia nel mondo. «Partecipiamo a fiere e incontri internazionali per fare conoscere l’attrattività della Sicilia e del Palazzo Reale. Inoltre facciamo parte della rete europea delle celebrazioni della Settimana Santa, che riunisce alcune delle più importanti manifestazioni europee dedicate alla Pasqua».
Una rete che testimonia la capacità della Sicilia di dialogare con altre realtà culturali del continente, valorizzando le proprie tradizioni all’interno di una dimensione internazionale. Se c’è un’immagine che D’Ippolito vorrebbe lasciare al termine di questa esperienza, non riguarda però soltanto numeri, visitatori o grandi eventi. Riguarda soprattutto il rapporto tra cultura e nuove generazioni. «Vorrei contribuire all’apertura del mondo culturale ai giovani, affinché possano guardare a un museo non come a un’esposizione di cose, ma a qualcosa di vivo, che pulsa di vita propria e che riesca a coinvolgerli nell’intelligenza, nella curiosità e nella scoperta».
Dunque, è proprio questo il cuore della nuova missione della Fondazione Federico II: continuare a custodire l’eredità dello Stupor Mundi senza trasformarla in una reliquia, ma facendone uno strumento vivo, capace di illuminare il presente e costruire il futuro. Perché la cultura, quando riesce a parlare alle nuove generazioni, non è soltanto memoria. Diventa visione.
E Palermo può continuare a splendere di quella stessa luce che, otto secoli fa, fece della Sicilia, con Federico II, il centro del mondo conosciuto.
Una nomina che arriva nel segno della continuità ma anche della volontà di rafforzare ulteriormente il ruolo di uno degli enti culturali più importanti della Sicilia, custode del Palazzo Reale e promotore di mostre, eventi e iniziative che negli ultimi anni hanno contribuito a trasformare Palermo in una delle capitali culturali del Mediterraneo.
D’Ippolito affronta il nuovo incarico con gratitudine e senso di responsabilità. «Intanto vorrei ringraziare il presidente della Fondazione Federico II che ha deciso, seguendo un criterio gerarchico, di affidarmi questo incarico a seguito delle dimissioni per motivi personali del precedente direttore generale che ringrazio per tutto quello che ha fatto e con il quale continuerò a collaborare per portare avanti tutti i progetti della Fondazione». Il cambio al vertice non segna dunque una rottura, ma la prosecuzione di un percorso già avviato.
Un cammino che guarda ai prossimi mesi con un calendario ricco di appuntamenti e con un traguardo particolarmente significativo: il trentennale della Fondazione Federico II. «Abbiamo una serie di eventi in programma e tanti altri da realizzare. – aggiunge il nuovo Direttore D’Ippolito - Durante la stagione estiva organizzeremo talk culturali, presentazioni di libri ai Giardini Reali e all’interno del Cortile Maqueda. Inoltre ricorre il trentennale della Fondazione, che celebreremo a fine luglio. Per il 2027 abbiamo già in programma alcune importanti mostre».
Ma la prospettiva è ancora più ampia. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere la Fondazione Federico II sempre più presente nel territorio regionale e nazionale, rafforzandone il ruolo di ambasciatrice della cultura siciliana. «Continuerò nel solco tracciato da chi mi ha preceduto, provando a portare sempre più all’esterno la Fondazione Federico II, facendole varcare i confini di Palermo, proiettandola in tutta la Sicilia e orientandola sempre di più verso il panorama nazionale come attrattiva culturale e turistica ormai consolidata e imprescindibile».
Una missione che trova ispirazione proprio nella figura cui la Fondazione è dedicata. Federico II di Svevia, lo Stupor Mundi, continua, infatti, a rappresentare uno straordinario modello di dialogo tra culture, innovazione e conoscenza. Per D’Ippolito, il lascito dell’imperatore può ancora offrire una lezione attualissima. «Federico II è stato il primo esempio di melting pot assoluto. È stato in Sicilia, è stato a Palermo. Questo modello di innovazione noi lo vogliamo portare all’interno di Palazzo Reale, digitalizzando e modernizzando tutto il percorso museale e rendendo il Palazzo sempre più smart».
L’innovazione tecnologica, però, non è un fine ma uno strumento. Il vero obiettivo è costruire un ponte tra il patrimonio culturale e le nuove generazioni. «Stiamo progettando una serie di iniziative che mirano ad avvicinare alla cultura e al Palazzo i giovani. Il presidente stesso è stato artefice di questo pensiero, ideando attività dedicate ai ragazzi affinché possano avvicinarsi alla cultura e comprendere anche il funzionamento della macchina istituzionale del Parlamento Siciliano».
Palazzo dei Normanni, infatti, rappresenta un luogo unico nel suo genere, dove convivono storia, arte, spiritualità e istituzioni. «Il nostro Palazzo oggi è sede culturale, sede religiosa e sede politica. Tutto questo sta insieme, tutto questo deve essere spiegato e deve affascinare i più giovani». Tra le sfide più importanti c’è anche quella di intercettare nuove forme di turismo culturale. Una strategia che la Fondazione sta già perseguendo attraverso una programmazione pensata per distribuire i flussi durante tutto l’anno.
«Il presidente della Fondazione Federico II ha avuto l’idea di destagionalizzare il turismo, progettando le mostre più importanti nei periodi dell’anno con minore presenza turistica. In questo modo rendiamo più interessante l’offerta culturale e valorizziamo non soltanto la visita al Palazzo, ma tutto ciò che ruota attorno ad essa».
La visione si allarga poi oltre i confini regionali. La Fondazione è già impegnata in attività di promozione internazionale e in reti culturali europee che contribuiscono a raccontare la Sicilia nel mondo. «Partecipiamo a fiere e incontri internazionali per fare conoscere l’attrattività della Sicilia e del Palazzo Reale. Inoltre facciamo parte della rete europea delle celebrazioni della Settimana Santa, che riunisce alcune delle più importanti manifestazioni europee dedicate alla Pasqua».
Una rete che testimonia la capacità della Sicilia di dialogare con altre realtà culturali del continente, valorizzando le proprie tradizioni all’interno di una dimensione internazionale. Se c’è un’immagine che D’Ippolito vorrebbe lasciare al termine di questa esperienza, non riguarda però soltanto numeri, visitatori o grandi eventi. Riguarda soprattutto il rapporto tra cultura e nuove generazioni. «Vorrei contribuire all’apertura del mondo culturale ai giovani, affinché possano guardare a un museo non come a un’esposizione di cose, ma a qualcosa di vivo, che pulsa di vita propria e che riesca a coinvolgerli nell’intelligenza, nella curiosità e nella scoperta».
Dunque, è proprio questo il cuore della nuova missione della Fondazione Federico II: continuare a custodire l’eredità dello Stupor Mundi senza trasformarla in una reliquia, ma facendone uno strumento vivo, capace di illuminare il presente e costruire il futuro. Perché la cultura, quando riesce a parlare alle nuove generazioni, non è soltanto memoria. Diventa visione.
E Palermo può continuare a splendere di quella stessa luce che, otto secoli fa, fece della Sicilia, con Federico II, il centro del mondo conosciuto.
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