I "rifugi climatici" essenziali contro le ondate di calore: cosa sono, il punto in Sicilia
Non si tratta di bunker né di strutture speciali. Sono luoghi pubblici, gratuiti e facilmente raggiungibili dove trovare sollievo durante il caldo estremo. Quali sono
Rendering del progetto realizzato dall’architetto Andrea Tornabene a Villa Bellini
Sfortunatamente, però, in Sicilia questi luoghi sono ancora troppo pochi e, soprattutto, non fanno parte di una rete realmente strutturata. Per capire però prima qual è il ritardo della nostra regione, dobbiamo capire che cosa si intende con questo termine. I rifugi climatici sono in pratica degli ambienti accessibili gratuitamente, climatizzati oppure naturalmente freschi, pensati per offrire protezione alle fasce più vulnerabili della popolazione.
Non si tratta di bunker né di strutture speciali. Sono luoghi pubblici, gratuiti e facilmente raggiungibili dove trovare sollievo durante le ondate di calore. Fra questi luoghi possiamo elencare parchi ombreggiati, biblioteche climatizzate, centri civici, musei, spazi culturali, edifici pubblici aperti e dotati di aria condizionata, fontanelle.
In molte città europee i rifugi climatici fanno già parte della pianificazione urbana. In Sicilia, invece, rappresentano ancora un'eccezione. Nonostante l'isola sia infatti tra le regioni italiane maggiormente esposte alle temperature record, manca una pianificazione organica che individui e renda riconoscibili questi spazi, coordinandoli con i servizi sanitari e di protezione civile.
Per capire il quadro, secondo i dati analizzati da Legambiente, nel 2022 il capoluogo ha registrato una temperatura media di 19,8 gradi, la più alta tra tutte le città italiane, con un aumento di 1,4 gradi rispetto alla media del periodo 1971-2000. Ancora più significativo è il numero delle notti tropicali, quelle in cui il termometro non scende mai sotto i 20 gradi: sono state 119 in un solo anno, quasi quattro mesi consecutivi senza un reale refrigerio notturno.
Nel 2024, inoltre, Palermo ha affrontato 18 giornate di allerta massima per il caldo e una delle ondate più lunghe ha provocato un eccesso di mortalità tra gli over 65. La campagna "Che caldo che fa" di Legambiente, svolta la scorsa estate, ha inoltre effettuato un confronto tra il quartiere Libertà e il quartiere Sperone-Brancaccio, così da sottolineare le differenze in due punti socio economici della città completamente diverse. Nel quartiere Libertà, dove il verde è presente anche se insufficiente, la temperatura del prato dell'ex Giardino Inglese era di 27,8 gradi Celsius, mentre il prato sintetico di piazza Don Luigi Sturzo ha raggiunto i 70,4 gradi sotto il sole. Bastava l'ombra di un albero per abbassare la temperatura di quasi quaranta gradi. La situazione peggiorava spostandosi nella periferia sud.
A Sperone-Brancaccio la termocamera di Legambiente ha registrato superfici con temperature superiori ai 64 gradi alla fermata del tram, mentre i marciapiedi hanno superato stabilmente i 55 gradi. Il lungomare di via Messina Marine, che potrebbe rappresentare un naturale rifugio dal caldo, resta invece poco fruibile: poche aree d'ombra, sedute roventi e una costa ancora segnata dai problemi di accessibilità e qualità delle acque. Possiamo quindi dire che i quartieri ricchi, sebbene affaticati dal caldo, riescono a cavarsela, mentre i quartieri poveri e cementificati delle periferie sono destinate a vivere da qui ai prossimi anni estati sempre più roventi.
A Palermo il principale alleato contro il caldo resta il patrimonio verde della città. Il Parco della Favorita, il Giardino Inglese, Villa Giulia, il Foro Italico e l'Orto Botanico rappresentano importanti aree dove trovare temperature più miti rispetto alle strade densamente asfaltate del centro urbano. Come già anticipato, però, il problema non riguarda soltanto il numero di spazi disponibili, ma anche la loro distribuzione. In diversi quartieri manca anche una rete di fontanelle funzionanti, elemento fondamentale quando le temperature superano stabilmente i 40 gradi.
La situazione non è molto diversa a Catania, città che ogni estate registra alcune delle temperature più elevate d'Europa. Qui il verde urbano è storicamente limitato e la forte presenza di superfici asfaltate e edifici contribuisce a creare il cosiddetto effetto "isola di calore", che mantiene elevate le temperature anche durante la notte. Villa Bellini rappresenta uno dei principali luoghi di refrigerio naturale, insieme al lungomare e ad alcuni edifici pubblici climatizzati, ma anche in questo caso manca una rete ufficiale di rifugi climatici facilmente identificabile dalla popolazione. A rendere più complessa la situazione è anche la comunicazione. In molte città italiane ed europee i cittadini possono consultare mappe digitali dei rifugi climatici, ricevere notifiche durante le giornate a rischio e conoscere gli orari di apertura delle strutture.
In Sicilia, invece, queste informazioni sono spesso frammentarie o affidate a iniziative temporanee, rendendo difficile sapere dove trovare un luogo sicuro nelle ore più critiche. Il cambiamento climatico impone però un cambio di prospettiva. Secondo gli esperti, i rifugi climatici non dovrebbero essere considerati una misura straordinaria, ma un'infrastruttura urbana essenziale, al pari del trasporto pubblico o dell'illuminazione. Ciò significa aumentare il verde cittadino, creare corridoi ombreggiati, installare nuove fontanelle, rendere accessibili gli edifici pubblici climatizzati e costruire una rete riconoscibile, distribuita in modo capillare nei diversi quartieri.
Per Palermo e Catania la sfida non consiste soltanto nel gestire le emergenze estive, ma nel ripensare le città in funzione di un clima che è già cambiato. Le temperature record registrate negli ultimi anni dimostrano che le ondate di calore non rappresentano più un'eccezione. E mentre il Mediterraneo continua a scaldarsi più rapidamente della media globale, la capacità delle città di offrire spazi freschi e accessibili potrebbe diventare uno degli indicatori più importanti della qualità della vita urbana.
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