Il volto di Sant'Agata torna a splendere: il restauro lascia Catania a bocca aperta
In occasione del 900esimo anniversario della traslazione delle reliquie, il Comitato scientifico propone la candidatura della Festa di Sant'Agata a Patrimonio Unesco
Il busto reliquiario restaurato e la teca con il cranio della Santa
Agata è stata una delle martiri più venerate dell'antichità cristiana. Secondo le fonti più antiche sarebbe vissuta nel III secolo e sarebbe stata martirizzata durante le persecuzioni sotto l'imperatore Decio, per non avere mai tradito la sua fede cristiana. Nel 1040 il generale bizantino Giorgio Maniace trafugarono il corpo della Martire per portarle a Costantinopoli; ma nel 1126 due soldati bizantini, Giliberto e Goselmo riportarono in Sicilia le sacre reliquie per restituirle al Vescovo di Catania, Maurizio. Secondo la tradizione le campane cominciarono a suonare a festa nel cuore della notte e i cittadini, sbalzati giù dal letto, accorsero con grida di giubilo, ancora in camicia da notte e piedi scalzi.
Novecento anni fa, dunque le reliquie di Sant’ Agata tornavano a Catania. Per celebrare questo importante anniversario, la sera del 20 luglio 2026 sono stati esposti nel Duomo di Catania, dopo un lungo e complesso restauro, il busto reliquiario restaurato, la teca con il cranio della Santa, il Velo, un busto con i gioielli e gli ori ex voto.
Il restauro, un intervento scientifico di altissimo livello, guidato da esperti e restauratori specializzati, è stato eseguito dalle maestranze dei laboratori vaticani. Ad aprire la serata l'introduzione musicale del M° Piero Figura, organista della Cattedrale, seguita dai saluti istituzionali dell'Arcivescovo Mons. Luigi Renna, del sindaco Enrico Trantino, del soprintendente Maurizio Auteri, di Suor Raffaella Petrini e della direttrice dei Musei Vaticani Barbara Jatta. Successivamente, sono stati illustrati i dettagli degli interventi di restauro.
In particolare l’ostensione del busto restaurato e del sacro cranio di Sant’Agata, hanno segnato il cuore delle celebrazioni per il IX centenario della traslazione delle reliquie, riportando la comunità a interrogarsi sul proprio legame con la Patrona. La nuova immagine del busto reliquiario trecentesco (sul quale gli esperti del restauro hanno lavorato per 5 mesi), spoglio degli ex voto, ha lasciato a bocca aperta i fedeli e le autorità intervenute.
Concepito dall’orafo senese Giovanni Di Bartolo tra il 1373 e il 1376 su commissione del vescovo Marziano, il busto che raffigura Agata emerge oggi con una chiarezza nuova: il capolavoro torna a respirare, grazie alla decisione di alleggerire l'opera degli ex-voto; i due angeli laterali sono tornati ben visibili, riprendendo il loro ruolo di araldi della Martire; ma soprattutto è stata restituita all’opera l’originaria cromia dorata che si celava sotto una colorazione argentea di epoca successiva. Catania ha ritrovato dunque il volto dorato e splendente della sua Patrona. D'ora in poi il busto della martire catanese andrà probabilmente in processione senza i tradizionali gioielli, catalogati e ripuliti (l’ultima ricognizione disposta dall’Arcivescovo Monsignor Bentivoglio risaliva al gennaio del 1963).
Ricordiamo che alcuni pezzi sono di pregevole fattura e inestimabile valore: ad esempio la croce pettorale del XVIII secolo donata dall'arcivescovo Francica Nava oppure la croce in oro, smeraldi e brillanti donata nel 1793 dal vescovo Salvatore Ventimiglia. La corona posta sul busto reliquiario di Sant'Agata è secondo la tradizione un dono del re inglese Riccardo Cuor di Leone; tuttavia, dal punto di vista storico- artistico, l'attribuzione è discussa: secondo alcuni studiosi si tratterebbe di un'opera realizzata da un orafo italiano alla fine del XIV secolo.
Dal 20 al 22 Luglio, nonostante le temperature afose (sono stati sfiorati i 40 gradi), c’è stata un’enorme affluenza di devoti, in fila sotto il sole, in occasione dell’ostensione delle reliquie, per poter ammirare la teca che custodisce il Sacro Cranio e il delicatissimo Velo della Martire (dopo il restauro delle parti deteriorate). Il cosiddetto "velo" di colore rosso faceva parte del vestimento di Agata: veniva indossato sull'abito delle diaconesse consacrate a Dio.
Secondo una leggenda il velo, in origine bianco, avrebbe cambiato colore, diventando rosso, al contatto col fuoco della brace, durante le torture del martirio. Nel corso dei secoli, il Velo di Sant’Agata è stato più volte portato in processione, come estremo rimedio per fermare la lava durante le eruzioni distruttive dell'Etna. Numerosi sono stati i commenti dei devoti pubblicati sui social; alcuni hanno scritto “il paradiso in terra”, altri “l’emozione e la commozione che ho provato è indescrivibile, Sant’Agata così restaurata è ancora più bella”; oppure “È stupenda così senza oro e orpelli, più bella! Siamo tutti devoti! Viva Sant'Agata!!”.
Il lungo applauso che ha accolto l'ostensione del busto restaurato sottolinea il rapporto profondo tra Catania e la sua Patrona: per i fedeli non è stato soltanto il ritorno di un'opera d'arte al suo antico splendore, ma l'incontro con un volto familiare e amatissimo che da secoli accompagna la vita della città. Il restauro non restituisce soltanto lo splendore originario di un capolavoro dell'oreficeria medievale, ma riconsegna ai fedeli un simbolo fortemente identitario.
La reliquia del cranio di Sant’Agata tornerà alla sua originaria collocazione il 17 agosto prossimo, giorno in cui si ricorda il ritorno delle spoglie da Costantinopoli a Catania. A questo proposito, Papa Leone XIV ha nominato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, Legato Pontificio per le celebrazioni previste in occasione del IX Centenario che si celebreranno nei giorni 16 e 17 agosto 2026.
Proprio in occasione del 900° anniversario della traslazione delle reliquie, il Comitato scientifico proporrà ufficialmente la candidatura della Festa di Sant'Agata a Patrimonio UNESCO. Il IX centenario della traslazione delle reliquie rappresenta quindi non solo una ricorrenza religiosa, ma anche un'occasione per rileggere la storia di Catania attraverso il suo simbolo più amato. Il restauro del busto reliquiario, insieme alla valorizzazione del tesoro agatino e alla proposta di candidatura della festa a Patrimonio UNESCO, testimonia la volontà di custodire e trasmettere alle future generazioni un patrimonio che appartiene non solo ai catanesi, ma alla storia del Mediterraneo.
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