La Vardera denuncia uno "scarico abusivo" a Mondello: disposte analisi urgenti
Il leader di Controcorrente denuncia in un video "un possibile sversamento di reflui" nell’area dell’ex Charleston. Comune e Regione dispongono analisi
Mondello
Scatta l’allarme a Mondello per un possibile "scarico abusivo" che finirebbe direttamente in mare sotto lo storico Stabilimento Balneare (l'ex Charleston). A sollevare il caso è stato il deputato regionale Ismaele La Vardera, che proprio in queste ore ha diffuso sui social un video in cui denuncia «un possibile sversamento di reflui nell’area dell’ex Charleston e chiede, in via cautelativa, l’interdizione alla balneazione del tratto di mare interessato».
La vicenda nasce alcuni giorni fa, quando alcuni bagnanti notano dell’acqua fuoriuscire dalla struttura e riversarsi direttamente in mare. Filmano quanto sta accadendo e inviano le immagini a La Vardera. Viene quindi prelevato un campione del liquido e affidato, secondo quanto riferisce il deputato, a un laboratorio accreditato.
Le analisi commissionate privatamente avrebbero rilevato una presenza di Escherichia coli pari a 1.000 UFC ogni 100 millilitri. È proprio questo dato a spingere La Vardera a inviare una segnalazione alle istituzioni e agli enti competenti: sindaco di Palermo, presidente della Regione, Arpa, Asp, assessorato regionale al Territorio e Ambiente e Guardia di finanza.
«Il laboratorio parla chiaro», afferma nel video il deputato, che assicura: «Su questa vicenda voglio vederci chiaro». Lo scarico, sostiene, sarebbe abusivo e potrebbe rappresentare un rischio non soltanto per l’ambiente, ma anche per la salute di cittadini e turisti.
La Vardera chiede quindi che, nell’attesa degli accertamenti ufficiali, si intervenga subito: «Considerato il concreto rischio per la salute pubblica - afferma - chiediamo che quel tratto di mare venga immediatamente interdetto alla balneazione in via cautelativa».
Sul caso, intanto, sono già scattati gli accertamenti ufficiali. A confermarlo a Balarm è l’assessora regionale al Territorio e all’Ambiente Giusi Savarino. «Ho sollecitato Arpa - spiega - Hanno già fatto le campionature insieme alla Guardia di finanza e le analisi sono in corso».
Gli esiti dovranno chiarire innanzitutto la natura del liquido e l’origine dello scarico. Al momento, infatti, non è ancora stato accertato a quale impianto sia collegato né da dove provenga l’acqua che finisce in mare. Savarino sottolinea inoltre che, per gli aspetti legati alla salute pubblica e alle eventuali misure sulla balneazione, entrano in gioco anche Asp e amministrazione comunale. «La competenza dovrebbe essere dell’Asp e del Comune», precisa l’assessora.
Dal Comune fanno, quindi, sapere di essere in attesa dei risultati del nuovo campionamento. L’assessore all’Igiene e alla Sanità Fabrizio Ferrandelli spiega che, una volta ricevuti gli esiti dagli organismi competenti, il Comune adotterà gli eventuali provvedimenti necessari. «Qualora dovesse emergere un rischio per la salute dei cittadini, il Comune procederà immediatamente all’adozione di un’apposita ordinanza di divieto di balneazione e provvederà a darne comunicazione alla popolazione secondo quanto previsto dalla normativa vigente».
Ferrandelli ha inoltre inviato una nota urgente per chiedere un aggiornamento sullo stato del campionamento e una verifica puntuale della situazione a Mondello. «Qualora le criticità segnalate dovessero trovare conferma, il Comune garantirà la massima tempestività nell’adozione delle misure di propria competenza, con l’obiettivo prioritario di tutelare la salute pubblica».
Il monitoraggio, aggiunge infine l’assessore, proseguirà non soltanto nell’area interessata, ma sull’intero litorale palermitano, sia per gli eventuali parametri di contaminazione batterica sia per la presenza di alghe tossiche.
La replica dell'Italo Belga
Continua la campagna elettorale dell’onorevole Ismaele La Vardera sulle spalle di Mondello, di un’impresa privata e dei suoi lavoratori.
Ancora una volta un accertamento non concluso viene trasformato in una sentenza mediatica: un’analisi commissionata autonomamente diventa una verità definitiva e ipotesi ancora da verificare vengono presentate ai cittadini parlando di “acqua con feci”, “condotta fuorilegge”, “scarico abusivo” e “concreto rischio per la salute pubblica”.
Il tutto con richiesta di “massima diffusione” e con un post che, dopo aver evocato un’emergenza sanitaria e chiesto l’interdizione alla balneazione, si conclude invitando i cittadini a tesserarsi a Controcorrente e a partecipare agli Stati Generali del movimento.
È legittimo domandarsi dove finisca l’interesse pubblico e dove cominci la propaganda elettorale. C’è però un particolare tutt’altro che secondario: per quanto risulta alla Società, il campione fatto analizzare da La Vardera sarebbe stato raccolto direttamente dal mare, e non dalla presunta fonte dello sversamento, utilizzando peraltro una bottiglia non sterile.
Attribuire quindi quel risultato microbiologico direttamente al pluviale significa compiere un salto logico che gli accertamenti ufficiali dovranno verificare. Tanto più che è noto e facilmente riscontrabile come lo Stabilimento e lo specchio d’acqua circostante siano costantemente frequentati da numerosi gabbiani, le cui deiezioni finiscono inevitabilmente anche in mare.
I primi accertamenti restituiscono infatti un quadro ben diverso dalle certezze proclamate sui social. Nel corso delle operazioni è stata verificata materialmente la provenienza dell’acqua che raggiunge il mare attraverso un pluviale destinato alle acque piovane: gli operanti hanno aperto un rubinetto presente sul terrazzo e utilizzato per l’irrigazione delle piante, constatando dopo alcuni minuti la fuoriuscita dell’acqua dal medesimo pluviale.
Tutto il resto confluisce regolarmente negli appositi scarichi e certamente non a mare. Durante il controllo sono stati aperti anche i punti idrici dei locali cucina senza riscontrare alcuno scarico verso il mare. Saranno naturalmente ARPA e gli organismi competenti a stabilire la natura delle acque. Noi attenderemo gli esiti ufficiali. Sorprende che La Vardera abbia invece già emesso la propria sentenza.
Ma questa volta è lui a dover fornire alcune spiegazioni. Le registrazioni del sistema di videosorveglianza documentano che dalle ore 10 circa fino a oltre le 13 l’onorevole La Vardera è rimasto davanti allo Stabilimento, proprio mentre erano in corso le operazioni, con l’autovettura di servizio, la scorta e il motore costantemente acceso.
Quasi tre ore. Come faceva a conoscere luogo, tempi e circostanze degli accertamenti? Ne era a conoscenza preventivamente? Quando lo ha saputo? Da chi? Attraverso quale canale?
Qualora risultasse che disponesse di informazioni non pubbliche relative ad attività istituzionali ancora in corso, chiediamo che le autorità competenti ne verifichino provenienza, modalità di acquisizione e diffusione e il rispetto di tutti gli eventuali obblighi di riservatezza.
C’è poi un ulteriore paradosso. È lo stesso onorevole La Vardera ad avere pubblicamente ricondotto la misura di tutela che gli è stata assegnata alle minacce ricevute nell’ambito della vicenda Italo Belga.
Non spetta certamente alla Società mettere in discussione una misura disposta dallo Stato. Ma se è lo stesso La Vardera a sostenere che quel contesto determina un rischio tale da richiedere una scorta, come si concilia tale rischio con la scelta di permanere volontariamente per oltre tre ore proprio davanti allo Stabilimento?
E, soprattutto, così facendo non espone allo stesso rischio anche gli uomini incaricati della sua protezione? È coerente con le finalità della misura di tutela mantenere per ore uomini e un’autovettura di servizio, con il motore costantemente acceso, proprio davanti al luogo che lo stesso onorevole indica come collegato alle ragioni della propria protezione?
Non saremo noi a dare la risposta. Chiediamo che siano gli organi competenti a valutare anche questo aspetto e l’impiego delle relative risorse pubbliche. Le registrazioni saranno conservate e messe a disposizione delle autorità.
La Mondello Immobiliare Italo Belga non intende più assistere passivamente a un metodo che trasforma accertamenti ancora in corso in strumenti di propaganda e un’impresa privata nel bersaglio permanente di una campagna politica. La salute pubblica è una cosa seria. La legalità anche.
Per questo nessuno può pretendere di essere contemporaneamente denunciante, investigatore, giudice e ufficio stampa. La legge vale per tutti. Anche per chi costruisce la propria campagna elettorale sostenendo quotidianamente di volerla far rispettare agli altri. La Società trasmetterà alle autorità competenti ogni elemento nella propria disponibilità e si riserva ogni iniziativa a tutela della propria reputazione, dei propri lavoratori e dei propri diritti.
La vicenda nasce alcuni giorni fa, quando alcuni bagnanti notano dell’acqua fuoriuscire dalla struttura e riversarsi direttamente in mare. Filmano quanto sta accadendo e inviano le immagini a La Vardera. Viene quindi prelevato un campione del liquido e affidato, secondo quanto riferisce il deputato, a un laboratorio accreditato.
Le analisi commissionate privatamente avrebbero rilevato una presenza di Escherichia coli pari a 1.000 UFC ogni 100 millilitri. È proprio questo dato a spingere La Vardera a inviare una segnalazione alle istituzioni e agli enti competenti: sindaco di Palermo, presidente della Regione, Arpa, Asp, assessorato regionale al Territorio e Ambiente e Guardia di finanza.
«Il laboratorio parla chiaro», afferma nel video il deputato, che assicura: «Su questa vicenda voglio vederci chiaro». Lo scarico, sostiene, sarebbe abusivo e potrebbe rappresentare un rischio non soltanto per l’ambiente, ma anche per la salute di cittadini e turisti.
La Vardera chiede quindi che, nell’attesa degli accertamenti ufficiali, si intervenga subito: «Considerato il concreto rischio per la salute pubblica - afferma - chiediamo che quel tratto di mare venga immediatamente interdetto alla balneazione in via cautelativa».
Sul caso, intanto, sono già scattati gli accertamenti ufficiali. A confermarlo a Balarm è l’assessora regionale al Territorio e all’Ambiente Giusi Savarino. «Ho sollecitato Arpa - spiega - Hanno già fatto le campionature insieme alla Guardia di finanza e le analisi sono in corso».
Gli esiti dovranno chiarire innanzitutto la natura del liquido e l’origine dello scarico. Al momento, infatti, non è ancora stato accertato a quale impianto sia collegato né da dove provenga l’acqua che finisce in mare. Savarino sottolinea inoltre che, per gli aspetti legati alla salute pubblica e alle eventuali misure sulla balneazione, entrano in gioco anche Asp e amministrazione comunale. «La competenza dovrebbe essere dell’Asp e del Comune», precisa l’assessora.
Dal Comune fanno, quindi, sapere di essere in attesa dei risultati del nuovo campionamento. L’assessore all’Igiene e alla Sanità Fabrizio Ferrandelli spiega che, una volta ricevuti gli esiti dagli organismi competenti, il Comune adotterà gli eventuali provvedimenti necessari. «Qualora dovesse emergere un rischio per la salute dei cittadini, il Comune procederà immediatamente all’adozione di un’apposita ordinanza di divieto di balneazione e provvederà a darne comunicazione alla popolazione secondo quanto previsto dalla normativa vigente».
Ferrandelli ha inoltre inviato una nota urgente per chiedere un aggiornamento sullo stato del campionamento e una verifica puntuale della situazione a Mondello. «Qualora le criticità segnalate dovessero trovare conferma, il Comune garantirà la massima tempestività nell’adozione delle misure di propria competenza, con l’obiettivo prioritario di tutelare la salute pubblica».
Il monitoraggio, aggiunge infine l’assessore, proseguirà non soltanto nell’area interessata, ma sull’intero litorale palermitano, sia per gli eventuali parametri di contaminazione batterica sia per la presenza di alghe tossiche.
La replica dell'Italo Belga
Continua la campagna elettorale dell’onorevole Ismaele La Vardera sulle spalle di Mondello, di un’impresa privata e dei suoi lavoratori.
Ancora una volta un accertamento non concluso viene trasformato in una sentenza mediatica: un’analisi commissionata autonomamente diventa una verità definitiva e ipotesi ancora da verificare vengono presentate ai cittadini parlando di “acqua con feci”, “condotta fuorilegge”, “scarico abusivo” e “concreto rischio per la salute pubblica”.
Il tutto con richiesta di “massima diffusione” e con un post che, dopo aver evocato un’emergenza sanitaria e chiesto l’interdizione alla balneazione, si conclude invitando i cittadini a tesserarsi a Controcorrente e a partecipare agli Stati Generali del movimento.
È legittimo domandarsi dove finisca l’interesse pubblico e dove cominci la propaganda elettorale. C’è però un particolare tutt’altro che secondario: per quanto risulta alla Società, il campione fatto analizzare da La Vardera sarebbe stato raccolto direttamente dal mare, e non dalla presunta fonte dello sversamento, utilizzando peraltro una bottiglia non sterile.
Attribuire quindi quel risultato microbiologico direttamente al pluviale significa compiere un salto logico che gli accertamenti ufficiali dovranno verificare. Tanto più che è noto e facilmente riscontrabile come lo Stabilimento e lo specchio d’acqua circostante siano costantemente frequentati da numerosi gabbiani, le cui deiezioni finiscono inevitabilmente anche in mare.
I primi accertamenti restituiscono infatti un quadro ben diverso dalle certezze proclamate sui social. Nel corso delle operazioni è stata verificata materialmente la provenienza dell’acqua che raggiunge il mare attraverso un pluviale destinato alle acque piovane: gli operanti hanno aperto un rubinetto presente sul terrazzo e utilizzato per l’irrigazione delle piante, constatando dopo alcuni minuti la fuoriuscita dell’acqua dal medesimo pluviale.
Tutto il resto confluisce regolarmente negli appositi scarichi e certamente non a mare. Durante il controllo sono stati aperti anche i punti idrici dei locali cucina senza riscontrare alcuno scarico verso il mare. Saranno naturalmente ARPA e gli organismi competenti a stabilire la natura delle acque. Noi attenderemo gli esiti ufficiali. Sorprende che La Vardera abbia invece già emesso la propria sentenza.
Ma questa volta è lui a dover fornire alcune spiegazioni. Le registrazioni del sistema di videosorveglianza documentano che dalle ore 10 circa fino a oltre le 13 l’onorevole La Vardera è rimasto davanti allo Stabilimento, proprio mentre erano in corso le operazioni, con l’autovettura di servizio, la scorta e il motore costantemente acceso.
Quasi tre ore. Come faceva a conoscere luogo, tempi e circostanze degli accertamenti? Ne era a conoscenza preventivamente? Quando lo ha saputo? Da chi? Attraverso quale canale?
Qualora risultasse che disponesse di informazioni non pubbliche relative ad attività istituzionali ancora in corso, chiediamo che le autorità competenti ne verifichino provenienza, modalità di acquisizione e diffusione e il rispetto di tutti gli eventuali obblighi di riservatezza.
C’è poi un ulteriore paradosso. È lo stesso onorevole La Vardera ad avere pubblicamente ricondotto la misura di tutela che gli è stata assegnata alle minacce ricevute nell’ambito della vicenda Italo Belga.
Non spetta certamente alla Società mettere in discussione una misura disposta dallo Stato. Ma se è lo stesso La Vardera a sostenere che quel contesto determina un rischio tale da richiedere una scorta, come si concilia tale rischio con la scelta di permanere volontariamente per oltre tre ore proprio davanti allo Stabilimento?
E, soprattutto, così facendo non espone allo stesso rischio anche gli uomini incaricati della sua protezione? È coerente con le finalità della misura di tutela mantenere per ore uomini e un’autovettura di servizio, con il motore costantemente acceso, proprio davanti al luogo che lo stesso onorevole indica come collegato alle ragioni della propria protezione?
Non saremo noi a dare la risposta. Chiediamo che siano gli organi competenti a valutare anche questo aspetto e l’impiego delle relative risorse pubbliche. Le registrazioni saranno conservate e messe a disposizione delle autorità.
La Mondello Immobiliare Italo Belga non intende più assistere passivamente a un metodo che trasforma accertamenti ancora in corso in strumenti di propaganda e un’impresa privata nel bersaglio permanente di una campagna politica. La salute pubblica è una cosa seria. La legalità anche.
Per questo nessuno può pretendere di essere contemporaneamente denunciante, investigatore, giudice e ufficio stampa. La legge vale per tutti. Anche per chi costruisce la propria campagna elettorale sostenendo quotidianamente di volerla far rispettare agli altri. La Società trasmetterà alle autorità competenti ogni elemento nella propria disponibilità e si riserva ogni iniziativa a tutela della propria reputazione, dei propri lavoratori e dei propri diritti.
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