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Leggi Costa Sud ma arrivano allo Zen: la nuova mappa delle piste ciclabili a Palermo

Nate per collegare la zona Oreto coi poli universitari, ora per recuperare gli assi saltati per le proteste, si spostano nella parte opposta della città: ecco dove

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 29 luglio 2026

Sabato mattina, in viale dell’Olimpo, gli operai hanno cominciato a montare le recinzioni. Per chi passa da lì è soltanto il segnale che un nuovo cantiere sta per iniziare. Per chi ha seguito la storia delle piste ciclabili finanziate con il Pnrr, invece, quelle transenne raccontano anche altro: il punto in cui un progetto nato per attraversare la Costa Sud, raggiungere la Stazione centrale e avvicinarsi ai poli universitari finisce per riapparire nella parte opposta della città.

Il titolo dell’intervento non è cambiato: continua a chiamarsi “Percorso ciclabile Costa Sud, Stazione Centrale, lungofiume Oreto, Poli universitari”. A cambiare, pezzo dopo pezzo, è stata la mappa.

Le nuove corsie passeranno da viale dell’Olimpo, Lanza di Scalea, via Pertini e alcune strade di San Filippo Neri, meglio noto come Zen, oltre che da via Aquileia e via dei Nebrodi: sono gli assi inseriti nell’ultima modifica per sostituire quelli che, nel frattempo, erano saltati.

A contestare questo cambio di direzione è il portavoce della Consulta della Bicicletta, Dario Stellino. «Questo non significa che quei quartieri non abbiano bisogno di infrastrutture e servizi», precisa. «La domanda, però, è un’altra: quale percorso formeranno queste nuove piste, una volta finiti i lavori? E soprattutto, dove condurranno?»

Nel disegno iniziale c’erano corso Calatafimi, corso Finocchiaro Aprile e via Papireto. Non erano scelte casuali. Insieme avrebbero potuto prolungare le piste esistenti nella zona di piazza Indipendenza, servire il polo universitario e costruire una direttrice verso il centro e l’asse Dante-Praga, connettendo punti chiave della città. Un percorso riconoscibile, utilizzabile per gli spostamenti quotidiani, non soltanto una successione di strisce sull’asfalto.

«L’obiettivo dichiarato era favorire gli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola - ricorda Stellino -. Con le diverse varianti sono state eliminate proprio le piste che avrebbero dato continuità a quelle già presenti». Il rischio, sostiene, è ritrovarsi con percorsi che cominciano e finiscono dentro lo stesso quartiere, senza arrivare a una stazione, a un nodo del trasporto pubblico o a un’altra ciclabile.

Di diverso avviso l’assessore alla Mobilità, Maurizio Carta, secondo cui la rimodulazione punta proprio a collegare i quartieri settentrionali con il trasporto pubblico. «La ciclovia di via dell’Olimpo e quella di via Lanza di Scalea serviranno a facilitare la mobilità ciclabile in sicurezza da e verso i quartieri settentrionali, connettendoli con i nodi del trasporto pubblico di massa e, di conseguenza, ai poli universitari e ospedalieri», spiega.

Il nodo indicato dall’assessore è la stazione Francia del passante ferroviario. Carta precisa però che i nuovi percorsi consentiranno «una porzione della connessione». Resta quindi da chiarire come sarà completato il collegamento tra la fine della ciclovia di Lanza di Scalea e la fermata ferroviaria, passando per l’area di viale Strasburgo.

La questione emerge anche intorno a via Pertini. La pista prevista in quella zona potrebbe servire gli abitanti, ma rimarrebbe distante dalla fermata ferroviaria più vicina. «Perché non prolungarla almeno fino alla stazione?», chiede il portavoce. «Così resta isolata». Non una pista inutile in sé, dunque, ma un’infrastruttura alla quale manca il collegamento che le permetterebbe di diventare davvero parte degli spostamenti urbani sostenibili.

Era proprio questo il criterio indicato durante i primi confronti con il Comune: evitare corsie sparse e costruire una trama continua. «Avevamo chiesto di non creare pezzi a destra e a manca», spiega il portavoce. «Il principio doveva essere quello di realizzare qualcosa di razionale e collegato. Poi, con le proteste e le modifiche, quella logica è saltata».

La storia del progetto, del resto, è diventata negli ultimi mesi una rincorsa. Il piano complessivo prevedeva circa 28 chilometri di piste, finanziati con poco meno di otto milioni di euro e da concludere inizialmente entro il 30 giugno. Poi sono arrivate le contestazioni dei residenti e dei commercianti, in particolare lungo corso Calatafimi, le richieste di modificare le carreggiate, insieme ai dubbi sulla perdita di parcheggi e sugli spazi di manovra. Alcuni tratti quindi si sono fermati, altri sono stati ridisegnati, altri ancora sono scomparsi.
A pochi giorni dalla scadenza era stata quindi convocata un’altra conferenza di servizi per approvare una nuova versione.

La Consulta, chiamata a esprimersi, aveva dato parere negativo. Nella nota inviata il 29 giugno aveva contestato non soltanto le scelte tecniche, ma il senso stesso assunto dall’intervento: secondo l’organismo, non più un sistema capace di rendere la bicicletta un’alternativa negli spostamenti abituali, ma una ricerca di chilometri da collocare dove fosse ancora possibile aprire i cantieri.

Nel documento la Consulta chiedeva perché non si fosse proceduto proprio lungo Papireto, Finocchiaro Aprile e corso Calatafimi e sollevava dubbi anche sugli interventi già eseguiti in via De Gasperi. Contestava, inoltre, la possibilità che l’ultima modifica comprendesse lavori già realizzati ma non presenti né nel progetto originario né nella precedente variante approvata a maggio.

Il parere contrario, però, non ha fermato l’iter. La conferenza di servizi si è conclusa positivamente il 3 luglio e il 21 è arrivata la determinazione che ha dato il via libera alla nuova versione del progetto. Il giorno successivo l’ordinanza del Comune ha regolato l’apertura dei cantieri in sette strade: via Giuseppe Lanza di Scalea, viale dell’Olimpo, via Sandro Pertini, via Cesare Brandi, via Ludovico Bianchini, via Aquileia e via dei Nebrodi.

È così che le recinzioni sono arrivate in viale dell’Olimpo. E proprio qui si apre un’altra questione: una pista ciclabile esiste già. Corre su entrambi i lati, anche se la segnaletica orizzontale è quasi scomparsa e il percorso avrebbe bisogno di manutenzione. «Abbiamo chiesto perché venga presentata come nuova una pista che è già presente», dice Stellino.

Su questo punto Carta precisa che la nuova ciclovia «sarà protetta da cordoli». Resta però da capire se si tratti del rifacimento del percorso esistente o di un nuovo intervento da conteggiare tra i chilometri finanziati dal Pnrr.

In attesa che vengano sciolti gli ultimi dubbi, il cantiere è intanto partito. L’ordinanza prevede chiusure parziali, la rimozione temporanea degli stalli e divieti di sosta. I lavori dovranno avanzare occupando metà della carreggiata alla volta, per lasciare passare le auto e gli autobus, e potranno proseguire anche la notte e nei giorni festivi. Il provvedimento resterà valido fino alla fine di ottobre.

Entro allora sull’asfalto saranno comparsi nuovi cordoli, corsie e segnaletica. Sarà più difficile, invece, ricostruire il disegno che avrebbe dovuto tenerli insieme. Perché il punto non è soltanto quanti chilometri Palermo riuscirà a consegnare entro la scadenza: la domanda è che cosa resterà di un progetto nato per costruire una rete e trasformato in una serie di percorsi che, una volta completati, ricondurranno comunque i ciclisti in mezzo al traffico.
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