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Palermo e il "Teatro dell'assurdo" per la Serie A: cosa resta della stagione rosanero

Come nell’opera di Beckett “Aspettando Godot”, passa il tempo, entrano in scena nuovi personaggi ma l’attesa per la Serie A continua a logorare i cuori dei tifosi

Ferdinando Lo Monaco
Studente di Scienze della Comunicazione
  • 21 maggio 2026

Una foto della Curva Nord durante una partita del Palermo allo stadio Renzo Barbera

Chi mastica un po’ il mondo del teatro conosce bene l’opera di Samuel Beckett “Aspettando Godot”. Celebre dramma del “Teatro dell’assurdo”, l’opera trova diverse similitudini con quella che è stata la stagione – o meglio, "LE" stagioni – del Palermo FC. Il dramma di Beckett si basa su due personaggi che attendono l’arrivo di tale “Godot”, la cui venuta promette loro la salvezza.

Passa il tempo, si ramificano i dialoghi, entrano nuovi personaggi in scena… ma Godot non arriva mai. E l’attesa di Vladimiro ed Estragone appare profondamente simile all’attesa di un’intera piazza desiderosa di vedere la propria squadra del cuore raggiungere la massima categoria.

Col subentro del City Football Group, che ha certamente dato una solida stabilità economica alla società rosanero, la piazza si aspettava che la promozione in Serie A fosse praticamente una formalità. Sono cambiati gli allenatori, i direttori sportivi, i giocatori, le ambizioni e talvolta in corso d’opera anche gli obiettivi stagionali, ma Godot – anche quest’anno – non arriverà a Palermo.

Non è bastata la prova di sacrificio degli uomini di Inzaghi che, alla presenza di una bolgia rosanero, con la partita di ieri sera (20 maggio) in casa al Renzo Barbera hanno provato a ribaltare lo spiazzante 3 a 0 della gara d’andata. I doppi confronti, come da nome, prevedono il disputarsi di due partite, e nonostante la prova di carattere e sacrificio nel match di ritorno, il Palermo all’andata non è sceso in campo.

«Ti amo anche se vinci» è la famosa frase che lesse Marcelo Bielsa a Siviglia, e rispecchia perfettamente quella che è stata la reazione di un’intera piazza a una tanta cocente delusione. Un grido di passione perpetuo per più di novanta minuti di partita, un applauso scrosciante ai ragazzi che hanno dato tutto nonostante non abbiano ottenuto ciò che la piazza di Palermo desidera da anni.

In questa stagione non sono bastate tante cose. Non è bastata l’incredibile annata di Joel Pohjanpalo, capocannoniere della Serie B che ha lasciato la sua firma anche nel match di ritorno contro il Catanzaro. Non è bastata una figura esperta come quella di Filippo Inzaghi, un uomo che il calcio lo vive e lo ha vissuto in tutta la sua interezza. Non è bastata la spinta di chi, macinando chilometri e facendo sacrifici, ha sostenuto la squadra anche oltre il novantesimo minuto, rendendo alcune trasferte delle vere e proprie partite in casa per il Palermo.

«Cos’altro serve dunque per rivedere il nostro Palermo in Serie A?», si chiede la mente di qualunque tifoso rosanero. La risposta non è facile da trovare, e forse servirebbe tornare al teatro dell’assurdo per provare a ricostruire cosa è andato storto in questa stagione.

Ma restiamo al pragmatismo: è innegabile che i motivi del fallimento sportivo del Palermo esistono, e sono concreti. La non impeccabile gestione dei “giovani”, tanto voluti dal tecnico rosanero ma a lunghi tratti poco sfruttati, fatta eccezione per qualcuno. La mancanza di alcune alternative nell’organico, che hanno pesato in alcuni tratti del campionato. Un mercato invernale abbastanza sottotono, che avrebbe potuto dare qualcosa in più per rinforzare le “seconde linee”, eccetera eccetera…

Cosa rimane di questa stagione a livello sportivo? Poco o nulla, nei fatti. Il Palermo, nonostante una stagione più brillante rispetto a quelle degli anni precedenti, ha ottenuto lo stesso identico risultato sportivo: la mancata qualificazione in Serie A.

Cosa rimane invece di questa stagione fuori dal quadrante di gioco? Tanto. La riconferma di un amore incondizionato di un’intera piazza verso i colori rosanero. Un gruppo squadra che sembra finalmente aver sorvolato i malumori delle annate passate, vivendo le vittorie – come le sconfitte – uniti. Una parentesi sportiva splendida, che nel ricordo di due giovani tifosi rosanero scomparsi prematuramente ha unito l’intero mondo del calcio.

È forse da qui che Palermo deve ripartire. Alcuni volti se ne andranno, alcuni resteranno, volti nuovi invece inevitabilmente arriveranno, come è normale che sia nel mondo del calcio. Ciò che resta è l’amore di un’intera piazza, che ti assorbe e ti rapisce per la sua intensità.

«Non me ne andrei da qui neanche se mi chiamasse il Real Madrid - ha dichiarato Inzaghi nel post-partita del match di ritorno contro il Catanzaro. Perché Palermo ha la capacità di rapire il cuore anche di chi ha sollevato la Coppa del Mondo e quella “dalle grandi orecchie». Perché Palermo è casa per chiunque dimostri di rispettare i colori che porta addosso.

E rimanendo nel pragmatismo e smentendo il teatro dell’assurdo - con tutto il rispetto per Beckett - a Palermo Godot arriverà. Perché oltre all’indiscusso valore di società, allenatori, calciatori e cosi via, la gente ci ha sempre creduto, ci crede e ci crederà. «A chi ben crede, Dio provvede», e chi non crede, si ricrederà.
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