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A Palermo lo portarono i Whitaker, poi fu dimenticato: l'hockey su prato torna in voga

Palermo fu addirittura la prima città italiana in cui si giocò una partita, poi cadde nel dimenticatoio. Ora c'è un progetto che lo fa riscoprire ai giovanissimi

Ferdinando Lo Monaco
Studente di Scienze della Comunicazione
  • 2 maggio 2026

La squadra di hockey su prato della Asd I Ciclopi

Nonostante il dibattito sportivo italiano continui a essere monopolizzato dal calcio - spesso considerato l’unico vero punto di riferimento per tifosi e giovani atleti - ci sono discipline che, lontano dal “mainstream” e dai riflettori, cercano con fatica ma grande passione di ritagliarsi il proprio spazio. Tra queste, l’hockey su prato, sport olimpico dalla lunga tradizione internazionale, che a Palermo prova oggi a rinascere grazie all’impegno di chi crede davvero nel suo valore.

Francesco Colletta, tecnico della Federazione Italiana Hockey, è uno dei principali protagonisti di questo percorso. Da circa due anni porta avanti un progetto ambizioso: far conoscere e sviluppare l’hockey su prato in una città dove questa disciplina è praticamente scomparsa per oltre due decenni. Un lavoro quotidiano fatto di promozione, allenamenti e coinvolgimento del territorio, con base presso la ASD I Ciclopi. Ma procediamo con ordine.

«Questo sport per tanti anni è mancato a Palermo. Sono stato io a riportarlo in città dopo circa 25 anni. In passato lo praticava la DEPA Palermo all’Arenella, che riuscì anche a portare una squadra femminile nella massima serie nazionale», dice a Balarm Francesco Colletta, che racconta le tappe di questo progetto e della sua storia personale legata all’hockey.

Un ritorno che affonda le radici in una storia ancora più lontana, come spiega lo stesso Colletta: «Storicamente Palermo fu la prima città italiana a essere influenzata dagli inglesi, e proprio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si giocò qui per la prima volta a hockey su prato. Famiglie come gli Ingham e i Whitaker praticavano questo sport nelle loro ville».

Il percorso personale del tecnico è altrettanto significativo: «Mi sono avvicinato all’hockey alla fine degli anni ’90, quando mi trasferii a Catania. Lì ho giocato per circa 17 anni. Poi, nel 2010, sono partito per l’Argentina, dove ho vissuto cinque anni allenando una squadra a Tucumán. È stata un’esperienza fondamentale, sia dal punto di vista sportivo che umano».

Da queste esperienze nasce il progetto palermitano: «Sono ripartito dalla società dei Ciclopi, che ha sposato pienamente la mia idea. Stiamo mettendo insieme le basi per costruire qualcosa di duraturo, lavorando soprattutto nelle scuole grazie ai progetti federali e a Sport e Salute».

Nonostante l’impegno, la strada è ancora in salita: «La risposta della cittadinanza al momento è bassa, ma è normale: è uno sport che qui non si conosce. Le famiglie tendono a orientarsi verso il calcio. Per questo sto cercando di creare un passaparola, per far capire le potenzialità dell’hockey su prato».

Eppure, le prospettive non mancano. «Credo che Palermo possa abbracciare questo sport. È molto simile al calcio: si gioca 11 contro 11 e i campi hanno dimensioni analoghe. Considerando quanto la città viva di sport, penso ci sia un grande potenziale».

Uno degli ostacoli principali resta però la mancanza di strutture adeguate: «Al momento ci alleniamo in un campo da calcetto, anche perché con i più piccoli si gioca 5 contro 5. Avere un vero campo da hockey, magari polivalente, sarebbe il vero punto di svolta per la crescita di questo movimento».

Non manca lo sguardo verso il futuro, soprattutto per i più giovani: «A breve parteciperemo con l’under 12 al Trofeo CONI, un’occasione importante per confrontarci con altre realtà italiane. È proprio attraverso queste esperienze che i ragazzi possono crescere».

Infine, il messaggio che Colletta vuole lanciare è chiaro: «Tutti dovrebbero avere la possibilità di conoscere sport diversi. L’hockey su prato è inclusivo, formativo, e offre anche opportunità di viaggio e confronto. Molti lo considerano uno sport minore, ma è olimpico. Non bisogna fermarsi a ciò che passa in TV: invito i ragazzi a provarlo, perché potrebbe davvero appassionarli».

Un percorso, quello avviato da Francesco Colletta, che prova ad andare oltre: si tratta di costruire un’alternativa sportiva e una nuova opportunità per Palermo. Perché è proprio da progetti come questo – mossi dalla passione che Francesco dimostra nelle sue parole - che può nascere un movimento capace di coinvolgere, crescere e trasmettere valori autentici alle nuove generazioni.
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