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Scontro aperto nel Pd in Sicilia, fuoco amico su Barbagallo: "Serve una nuova guida"

Alcune aree interne al partito hanno manifestato alcuni malumori verso il segretario regionale. Tra questi, c'è Giovanni Burtone, deputato regionale all'Ars. L'intervista

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 22 giugno 2026

Bandiere del Pd

Le Amministrative si sono concluse da poco ma nel Partito Democratico siciliano il clima è tutt'altro che quello di una forza politica che guarda con serenità ai prossimi appuntamenti elettorali. Anzi. Lo scontro interno che covava da mesi è ormai esploso pubblicamente e oggi investe direttamente la leadership del segretario regionale Anthony Barbagallo.

L'ultima direzione regionale del partito, riunita a Termini Imerese per analizzare il voto e discutere delle prospettive future del centrosinistra nell'Isola, avrebbe dovuto segnare una ripartenza. Ha invece certificato una frattura che appare sempre più difficile da ricomporre.

Da una parte c'è Barbagallo, che rivendica il lavoro svolto negli ultimi anni e guarda alle prossime Regionali puntando sulla costruzione di un campo progressista ampio e sul dialogo con Movimento 5 Stelle, movimenti civici e forze riformiste. Dall'altra c'è una parte consistente del gruppo dirigente democratico che ritiene esaurita la sua esperienza politica alla guida del partito.

A dirlo apertamente è Giovanni Burtone, deputato regionale all'Ars e sindaco di Militello in Val di Catania, che interviene in una polemica già accesa dalle recenti prese di posizione delle aree interne Energia Popolare e Left Wing. «Ho riproposto alla Segreteria nazionale la questione siciliana, rispetto a una situazione che purtroppo ci vede fortemente divisi», spiega Burtone.

La sua non è una critica isolata. Burtone descrive infatti un partito in cui gran parte del gruppo parlamentare regionale non sarebbe più in sintonia con la segreteria. «Il gruppo parlamentare, fatta eccezione per tre colleghi, è in gran parte su posizioni che non sono in dialogo con la segreteria regionale», afferma.

Un passaggio che racconta forse meglio di ogni altro la profondità della crisi. Perché non si parla più soltanto di correnti o di normali divergenze politiche, ma di una distanza ormai strutturale tra la guida del partito e una parte significativa della sua rappresentanza istituzionale.

Secondo Burtone, questa situazione non può più essere ignorata. «Non si può far finta di nulla. Una classe dirigente e un partito politico che hanno regole devono affrontare le questioni aperte». Le amministrative rappresentano il terreno principale dello scontro.

Barbagallo, nella sua relazione alla direzione regionale, ha sostenuto che il centrodestra non sia più la maggioranza compatta di qualche anno fa e che il compito del Pd sia quello di aggregare tutte le forze alternative in vista delle prossime sfide elettorali. Una lettura che non convince la minoranza interna.

Nei giorni scorsi Energia Popolare e Left Wing hanno diffuso una nota durissima, accusando il segretario di raccontare una realtà diversa da quella emersa dalle urne. Nel documento vengono ricordate le percentuali ottenute dal partito in diversi comuni siciliani chiamati al voto: dal 2,5 per cento di Ispica al 3,4 di Augusta, passando per il 6,6 di Carini e l'8,1 di Bronte. Numeri che, secondo gli oppositori della segreteria, dimostrerebbero un progressivo ridimensionamento del Pd in molte aree della Sicilia.

Anche Burtone condivide questa preoccupazione. «I risultati siciliani, al di là di come il segretario regionale cerca di interpretare i numeri, sono estremamente preoccupanti», osserva. «In Sicilia il Partito Democratico è spesso ridotto a numeri molto irrilevanti». L'analisi dell'esponente dem va oltre l'ultima tornata elettorale. A suo giudizio esisterebbe una tendenza negativa che dura da anni e che riguarda l'intera gestione politica del partito.

«Chi vuole affrontare la sfida del prossimo anno e vuole vincere non può non tener conto della Sicilia», dice. Poi aggiunge che sotto la guida di Barbagallo il partito avrebbe accumulato una serie di risultati deludenti, ricordando anche la perdita di un seggio al Parlamento europeo.

Ma è soprattutto nella provincia di Catania che si concentra la critica più dura. Qui si trovano alcune delle vicende che hanno segnato gli ultimi mesi del Pd siciliano: il caso Randazzo, le polemiche sulle alleanze locali e la discussione attorno ad alcune intese costruite nei comuni etnei.

Burtone cita apertamente «l'alleanza con la destra» in alcuni territori e richiama la vicenda di Randazzo come uno degli esempi più controversi della gestione politica regionale. Sono temi che tornano anche nelle accuse mosse da Energia Popolare e Left Wing, che contestano a Barbagallo scelte considerate incoerenti e poco comprensibili agli elettori del centrosinistra.

Dietro il confronto sui risultati elettorali c'è però una ferita più antica, ovvero quella del congresso regionale. La minoranza continua a contestare le modalità con cui si è arrivati alla riconferma di Barbagallo alla guida del partito. «Noi abbiamo chiesto soltanto che si andasse alle primarie», ricorda Burtone. Una proposta che non è passata ma che, sottolinea il deputato, era stata accettata democraticamente dagli sconfitti.

Quello che continua a suscitare polemiche riguarda invece la richiesta di conoscere l'elenco dei partecipanti alla votazione che ha definito il percorso congressuale. «Abbiamo chiesto quell'elenco e non ci è mai stato consegnato. Se non lo si dà, viene il dubbio che qualcuno abbia qualcosa da nascondere». Poi la frase destinata a fare discutere: «Il Partito Democratico non è una loggia massonica». Parole che mostrano come le tensioni nate durante il congresso siano ancora lontane dall'essere superate.

Nel frattempo il tempo corre. Le Regionali non sono dietro l'angolo, ma nel centrosinistra siciliano è già iniziata la riflessione su candidature, alleanze e leadership. Una discussione che difficilmente potrà procedere finché il principale partito dell'opposizione resterà impegnato in una battaglia interna sempre più aspra.

Per questo, nelle parole di Burtone, emerge un concetto che suona quasi come un ultimatum politico. Durante la campagna elettorale, spiega, il gruppo parlamentare ha evitato polemiche pubbliche per non danneggiare il partito. Adesso però quella fase sarebbe finita.
«Non si può più attendere: chiediamo al partito di decidere».

Una frase che racconta bene il momento attraversato dal Pd siciliano. Perché al di là delle percentuali, delle correnti e delle polemiche congressuali, la domanda che attraversa oggi il partito è una sola: la leadership attuale è quella giusta per guidare il centrosinistra siciliano verso la prossima sfida elettorale? Per una parte crescente dei dirigenti democratici, la risposta sembra essere già arrivata.
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