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Si chiama gambero rosso ma con Mazara non c'entra: è "alieno" e vive a Siracusa

La scoperta della specie rappresenta un'importante segnalazione scientifica e conferma la continua espansione di organismi non autoctoni nel Mediterraneo

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 7 giugno 2026

Un esemplare di Trachysalambria palaestinensis, il gambero trovato a Siracusa

Negli ultimi anni il Mar Mediterraneo sta subendo profonde trasformazioni a causa dell'arrivo di numerose specie provenienti da aree tropicali. Ne abbiamo parlato spesso: dall’arrivo della specie esotica di Pesce Scorpione, proveniente dal Mar Rosso, all’arrivo del Granchio blu, le nostre acque stanno diventando sempre più attrattive per le specie originarie delle zone tropicali.

Tra queste c'è anche un nuovo gambero alieno che recentemente è stato osservato lungo le coste della Sicilia orientale. Si tratta di Trachysalambria palaestinensis, una specie che fino a poco tempo fa era assente dai mari italiani e che ora desta l'interesse degli studiosi per le possibili conseguenze sugli ecosistemi locali. Sebbene il suo nome possa trarre in inganno, facendo pensare che provenga dalle zone dell’attuale Palestina, questo crostaceo è originario del Mar Rosso e delle vaste regioni dell'Indo-Pacifico. La sua presenza nel Mediterraneo è legata al fenomeno della migrazione attraverso il Canale di Suez, che negli ultimi decenni ha favorito l'ingresso di numerose specie marine. Grazie all'aumento delle temperature del mare e alle condizioni sempre più favorevoli, questi organismi riescono infatti a sopravvivere e a stabilirsi anche nelle acque mediterranee.

La scoperta della specie in Sicilia rappresenta un'importante segnalazione scientifica perché conferma la continua espansione di organismi non autoctoni nel bacino mediterraneo che possono risultare un grave problema per diversi nostri ecosistemi. I primi esemplari di questa specie sono stati individuati qualche anno fa nelle acque del Siracusano (un dato scientifico che è stato comunicato alla comunità scientifica solo di recente), ma gli esperti non escludono che il gambero si possa già trovare in altre aree dell’isola e che possa diffondersi ulteriormente lungo le coste del Mar Ionio. Il principale motivo di preoccupazione riguarda il possibile impatto sulle specie native. Come ormai sanno bene i pescatori, quando un organismo alieno riesce a insediarsi in un nuovo ambiente, può entrare in competizione con gli animali locali per il cibo, lo spazio e le risorse disponibili, diminuendo le dimensioni delle popolazioni autoctone.

In alcuni casi queste specie riescono a riprodursi rapidamente e a modificare così tanto gli equilibri naturali da cambiare definitivamente la struttura stessa del paesaggio. Al momento gli scienziati non hanno ancora del tutto accortezza di quali potrebbero essere gli effetti definitivi di questa specie sugli ecosistemi siciliani. Per questa ragione, i ricercatori ritengono fondamentale monitorarne la diffusione per comprendere meglio il suo comportamento e valutare eventuali conseguenze sulla biodiversità marina.

La presenza di questo gambero viene tuttavia vista come un segnale dei cambiamenti biologici e climatici che stanno interessando il Mediterraneo, un mare sempre più esposto al surriscaldamento climatico e all'arrivo di specie provenienti da altre regioni del mondo. Fortunatamente, i ricercatori intenti a monitorare questa specie si stanno moltiplicando, come dimostra l’ultimo studio effettuato da Francesco Tiralongo, ricercatore dell'Università di Catania, che ha da poco pubblicato un articolo sulla rivista Ecologia Mediterranea.
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