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Dopo il granchio blu in Sicilia arriva pure quello rosso: che sappiamo dei nuovi "alieni"

Gli avvistamenti, prima sporadici, si sono moltiplicati in diverse aree dell’isola, in particolare nei litorali meridionali e orientali: non si tratterebbe di episodi isolati

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 22 marzo 2026

Un granchio rosso

Negli ultimi anni, le coste della Sicilia sono diventate teatro di un fenomeno sempre più evidente e discusso: la presenza crescente di specie aliene, che, come abbiamo raccontato in vari articoli, rappresentano una pericolosa minaccia non solo per la pesca, ma anche per la biodiversità autoctona del Mediterraneo.

Tra le specie che destano maggiore preoccupazione tra gli esperti c’è il granchio blu, giunto in Italia grazie a una probabile liberazione accidentale, la cui carne si può fortunatamente consumare, come avviene in Nord America. Negli ultimi mesi, tuttavia, un’altra specie ha destato scalpore tra gli esperti. Si tratta del cosiddetto "granchio rosso", noto scientificamente come Gonioinfradens giardi, una specie alloctona che sta attirando l’attenzione di pescatori, biologi marini e opinione pubblica.

Gli avvistamenti, inizialmente sporadici, si sono moltiplicati in diverse aree dell’isola, in particolare lungo i litorali meridionali e orientali, suggerendo che non si tratti più di episodi isolati ma di un vero e proprio processo di insediamento, simile per certi versi all’arrivo dell’altra specie. Il granchio rosso, noto per la sua colorazione vivace e le dimensioni talvolta notevoli, è una specie originaria di mari più caldi e tropicale.

Essa è giunta probabilmente dal Mar Rosso, attraverso le acque di zavorra delle navi che attraversano ogni giorno il Canale di Suez. Come accaduto per altre specie invasive, il suo arrivo è stato facilitato anche dal progressivo riscaldamento delle acque marine, che rende l’ambiente mediterraneo sempre più adatto alla sopravvivenza e alla riproduzione di organismi tropicali o subtropicali, a scapito delle specie endemiche a cui siamo maggiormente abituati.

Secondo gli ambientalisti e i biologi, la diffusione del granchio rosso in Sicilia solleva interrogativi importanti sul piano ecologico. Questa specie, infatti, è considerata altamente competitiva e predatrice, capace di alterare gli equilibri degli ecosistemi locali. Si nutre di molluschi, piccoli pesci e altri invertebrati, entrando in competizione diretta con le specie autoctone e mettendo sotto pressione le catene alimentari già fragili.

Alcuni pescatori del siracusano e dell’agrigentino hanno inoltre segnalato danni alle reti. Un segno che l’impatto potrebbe avere anche conseguenze economiche rilevanti, soprattutto quando stiamo parlando del pescato tradizionale. A preoccupare gli esperti sono anche le nuove prospettive che si sono venuti a creare con l’arrivo di questa specie in Sicilia. Alcuni pescatori potrebbero infatti pensare di cambiare mestiere e di valutare la possibilità di inserire il granchio rosso nel mercato ittico locale, trasformando un problema ambientale in una risorsa economica.

Ciò segnerebbe un definitivo cambiamento culturale, che a favore del profitto condannerebbe le vecchie tradizioni peschiere e la biodiversità endemica. La crescente presenza del granchio rosso rappresenta dunque un segnale da non sottovalutare. Monitorare la sua diffusione, studiarne il comportamento e valutare strategie di gestione efficaci sarà fondamentale per proteggere gli equilibri marini e le attività economiche legate al mare.

Allo stesso tempo, sarà importante sensibilizzare la popolazione e gli operatori del settore, affinché possano contribuire attivamente alla raccolta di dati e alla definizione di soluzioni condivise. In un mare che cambia rapidamente, la capacità di adattarsi e comprendere i nuovi fenomeni biologici sarà decisiva per il futuro delle coste siciliane.
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