Simbolo di biodiversità, in Sicilia è a rischio: che cosa "minaccia" il falco grillaio
Simbolo di biodiversità è uno degli esempi più evidenti di come i cambiamenti climatici e l'intervento dell'uomo possano causare difficoltà alle specie
Il falco grillaio
Fra i rapaci più affascinanti che popolano il bacino del Mediterraneo, il falco grillaio, noto scientificamente come Falco naumanni, occupa un posto speciale per il suo stretto legame con i paesaggi agricoli tradizionali e con le grandi rotte migratorie che attraversano Europa e Africa. Piccolo falco elegante e agile, il Falco naumanni rappresenta oggi una delle specie simbolo della biodiversità siciliana, sebbene sia anche uno degli esempi più evidenti di come i cambiamenti climatici e i comportamenti antropici possano causare difficoltà alle specie.
Il falco grillaio appartiene alla famiglia dei Falconidi ed è facilmente riconoscibile per il piumaggio chiaro, le ali appuntite e il volo rapido e preciso. A differenza di altri rapaci, come le aquile o altri falchi più comuni, come il falco pellegrino, questa specie ha abitudini fortemente coloniali, tanto che è possibile fotografare tra le campagne diversi esemplari appollaiati su degli antichi tralicci abbandonati.
Questa specie, infatti, nidifica in gruppi numerosi, sfruttando cavità naturali, tetti, edifici storici e antichi centri urbani disabitati, frequenti in Sicilia. Le sue prede principali sono grandi insetti, cavallette, piccoli rettili, talvolta pesci e mammiferi, elementi che rendono il grillaio una specie strettamente dipendente dagli ecosistemi agricoli tradizionali e dalle campagne aperte. Un legame che ha reso la nostra isola uno dei territori più importanti per la salvaguardia della specie nel Mediterraneo centrale ed occidentale.
La Sicilia, alla fin dei conti, si trova lungo una delle sue principali rotte migratorie, che permettono ai falchi e ad altri uccelli di spostarsi tra l’Europa e il continente africano. Tra l’altro, durante i periodi migratori, migliaia di rapaci attraversano lo Stretto di Sicilia e le coste dell’isola, sfruttando le correnti favorevoli e la posizione strategica del territorio siciliano come ponte naturale fra due continenti.
Ciò ha reso quindi lo Stretto una delle aree più attenzionate dagli ambientalisti, in particolare di fronte alla minaccia del bracconaggio e della realizzazione del famoso Ponte, che secondo gli studiosi impatterebbe negativamente sulle varie popolazioni di uccelli. Con l’arrivo dell’autunno, gran parte delle popolazioni europee lascia i siti riproduttivi per raggiungere le aree di svernamento dell’Africa subsahariana, dove trovano temperature più favorevoli e maggiore disponibilità di cibo.
In primavera, tra aprile e giugno (ovvero proprio in questo periodo dell’anno) avviene invece il viaggio inverso: gli individui ritornano nelle aree mediterranee per riprodursi, spesso tornando negli stessi siti occupati negli anni precedenti. Nonostante la straordinaria capacità di adattamento mostrata dalla specie nel corso dei secoli, il falco grillaio ha attraversato un forte declino in molte regioni europee. La progressiva intensificazione agricola, l’abbandono delle campagne tradizionali, l’uso massiccio di pesticidi e la perdita dei luoghi di nidificazione hanno ridotto sensibilmente molte popolazioni storiche.
Per questa ragione attualmente il falco grillaio è considerato una specie di interesse conservazionistico a livello europeo, tanto da essere divenuto protagonista di diversi progetti di tutela. Proprio per approfondire il tema della conservazione e delle migrazioni del falco grillaio, venerdì 15 maggio si terrà a Palermo la conferenza dal titolo "Orizzonti senza confini: il falco grillaio e la necessità di migrare".
L’incontro si tiene alle ore 17.30 presso lo Spazio Mediterraneo, nella sede regionale di Legambiente Sicilia, all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa. Curatore del seminario sarà il professor Maurizio Sarà, docente di zoologia dell’Università degli Studi di Palermo e Presidente del Centro Italiano Studi Ornitologici, che illustrerà le principali minacce che interessano il falco grillaio e il ruolo della Sicilia nelle dinamiche migratorie del Mediterraneo.
Un’occasione importante per riflettere sul rapporto fra conservazione della biodiversità, tutela del territorio e cambiamenti ambientali che interessano sempre più da vicino il nostro ecosistema.
Il falco grillaio appartiene alla famiglia dei Falconidi ed è facilmente riconoscibile per il piumaggio chiaro, le ali appuntite e il volo rapido e preciso. A differenza di altri rapaci, come le aquile o altri falchi più comuni, come il falco pellegrino, questa specie ha abitudini fortemente coloniali, tanto che è possibile fotografare tra le campagne diversi esemplari appollaiati su degli antichi tralicci abbandonati.
Questa specie, infatti, nidifica in gruppi numerosi, sfruttando cavità naturali, tetti, edifici storici e antichi centri urbani disabitati, frequenti in Sicilia. Le sue prede principali sono grandi insetti, cavallette, piccoli rettili, talvolta pesci e mammiferi, elementi che rendono il grillaio una specie strettamente dipendente dagli ecosistemi agricoli tradizionali e dalle campagne aperte. Un legame che ha reso la nostra isola uno dei territori più importanti per la salvaguardia della specie nel Mediterraneo centrale ed occidentale.
La Sicilia, alla fin dei conti, si trova lungo una delle sue principali rotte migratorie, che permettono ai falchi e ad altri uccelli di spostarsi tra l’Europa e il continente africano. Tra l’altro, durante i periodi migratori, migliaia di rapaci attraversano lo Stretto di Sicilia e le coste dell’isola, sfruttando le correnti favorevoli e la posizione strategica del territorio siciliano come ponte naturale fra due continenti.
Ciò ha reso quindi lo Stretto una delle aree più attenzionate dagli ambientalisti, in particolare di fronte alla minaccia del bracconaggio e della realizzazione del famoso Ponte, che secondo gli studiosi impatterebbe negativamente sulle varie popolazioni di uccelli. Con l’arrivo dell’autunno, gran parte delle popolazioni europee lascia i siti riproduttivi per raggiungere le aree di svernamento dell’Africa subsahariana, dove trovano temperature più favorevoli e maggiore disponibilità di cibo.
In primavera, tra aprile e giugno (ovvero proprio in questo periodo dell’anno) avviene invece il viaggio inverso: gli individui ritornano nelle aree mediterranee per riprodursi, spesso tornando negli stessi siti occupati negli anni precedenti. Nonostante la straordinaria capacità di adattamento mostrata dalla specie nel corso dei secoli, il falco grillaio ha attraversato un forte declino in molte regioni europee. La progressiva intensificazione agricola, l’abbandono delle campagne tradizionali, l’uso massiccio di pesticidi e la perdita dei luoghi di nidificazione hanno ridotto sensibilmente molte popolazioni storiche.
Per questa ragione attualmente il falco grillaio è considerato una specie di interesse conservazionistico a livello europeo, tanto da essere divenuto protagonista di diversi progetti di tutela. Proprio per approfondire il tema della conservazione e delle migrazioni del falco grillaio, venerdì 15 maggio si terrà a Palermo la conferenza dal titolo "Orizzonti senza confini: il falco grillaio e la necessità di migrare".
L’incontro si tiene alle ore 17.30 presso lo Spazio Mediterraneo, nella sede regionale di Legambiente Sicilia, all’interno dei Cantieri Culturali alla Zisa. Curatore del seminario sarà il professor Maurizio Sarà, docente di zoologia dell’Università degli Studi di Palermo e Presidente del Centro Italiano Studi Ornitologici, che illustrerà le principali minacce che interessano il falco grillaio e il ruolo della Sicilia nelle dinamiche migratorie del Mediterraneo.
Un’occasione importante per riflettere sul rapporto fra conservazione della biodiversità, tutela del territorio e cambiamenti ambientali che interessano sempre più da vicino il nostro ecosistema.
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