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Sono "Solidali" e vicini al centrosinistra: in Sicilia nasce un nuovo movimento politico

Promosso da Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant'Egidio di Catania, all'interno ci sono anche sindaci e amministratori locali: ecco quali

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 1 luglio 2026

La presentazione di "Solidali", il nuovo movimento politico nato in Sicilia

Non nasce nei palazzi della politica, ma nelle sale dei municipi, tra sindaci, associazioni e amministratori locali. E soprattutto nasce da una domanda: chi rappresenta oggi quella Sicilia che ogni giorno prova a tenere insieme territori, servizi e comunità senza fare rumore? È da questa riflessione che prende forma "Solidali", il nuovo movimento politico promosso da Emiliano Abramo, presidente della Comunità di Sant'Egidio di Catania, insieme a un gruppo di amministratori locali, esponenti del Terzo settore e realtà associative diffuse in tutta l'Isola.

Un percorso che, come racconta lo stesso Abramo, prende avvio all'inizio del 2026 nelle Madonie, durante una serie di confronti con alcuni sindaci del territorio, tra cui il primo cittadino di Castelbuono, Mario Cicero. «Si ragionava su quelli che secondo me sono i nuovi poveri, ovvero i Comuni che oggi vivono enormi difficoltà. Da lì è nato un dibattito che volutamente non cercava visibilità mediatica, ma qualità e concretezza», spiega Abramo.

Da quell'incontro nasce una rete che nel giro di pochi mesi coinvolge amministratori, associazioni, professionisti e cittadini provenienti da tutte e nove le province siciliane. La prima tappa pubblica arriva il 21 febbraio, quando circa duecento persone si ritrovano a Castelbuono per quello che diventerà l'atto fondativo del progetto.

Da quell'incontro prende forma la Carta di Castelbuono, documento che raccoglie i principi ispiratori del movimento e individua alcune delle grandi emergenze sociali della Sicilia contemporanea. Al centro ci sono temi che, secondo i promotori, sono rimasti troppo spesso ai margini del dibattito politico: le nuove povertà, la dispersione scolastica, la crisi dei piccoli Comuni, la tutela dell'ambiente, l'invecchiamento della popolazione e soprattutto la cosiddetta "restanza", cioè la scelta di restare a vivere e costruire futuro nei territori interni invece di abbandonarli.

Non è un caso che tutto parta proprio dalle Madonie, un'area che negli ultimi anni è diventata laboratorio di sperimentazione amministrativa su temi come spopolamento, servizi e sviluppo locale. Abramo respinge però una definizione che in molti hanno già attribuito a Solidali. «È un movimento politico, per Statuto. Certamente raccogliamo tante esperienze civiche e amministrative, ma anche il contributo di un associazionismo molto forte. È difficile collocarlo nelle categorie tradizionali».

Una precisazione che chiarisce subito l'obiettivo del progetto: non essere l'ennesima lista civica costruita in vista di una competizione elettorale, ma un soggetto politico capace di elaborare una proposta partendo dai territori. Secondo Abramo esiste oggi «un mondo che non si sente rappresentato»: amministratori locali, volontariato, Terzo settore, professionisti e cittadini impegnati quotidianamente nella gestione delle fragilità sociali. Una realtà che, sostiene, conosce bene i problemi della Sicilia ma raramente trova spazio nella politica istituzionale.

Tra coloro che guardano con favore alla nascita del movimento c'è anche il consigliere comunale di Palermo, Ottavio Zacco, che ha espresso il proprio sostegno a Solidali, riconoscendosi nei valori che il progetto porta avanti. «Nasce un movimento capace di coinvolgere tutte quelle realtà che ogni giorno svolgono un servizio fondamentale per i nostri territori, ma che spesso non trovano spazio nella politica», ha dichiarato. Zacco ha evidenziato la presenza di volontari della Comunità di Sant'Egidio, dell'Azione Cattolica, del mondo degli oratori e di numerose associazioni che quotidianamente intervengono laddove le istituzioni faticano ad arrivare, sottolineando come proprio queste esperienze rappresentino il patrimonio umano da cui ripartire.

Per il consigliere palermitano, Solidali nasce in un momento segnato da un forte degrado sociale e può rappresentare «il punto d'inizio per accendere un faro» su un modo diverso di fare politica, fondato sulla missione e non sulla ricerca del consenso immediato. Zacco ha inoltre ringraziato Emiliano Abramo «per il coraggio di avviare un nuovo percorso coinvolgendo non la politica, ma chi continua a vivere valori che oggi sembrano in via d'estinzione», indicando nel rispetto della persona, nella partecipazione e nella visione di lungo periodo i principi che lo hanno convinto ad appoggiare il movimento.

Uno degli aspetti più originali del progetto riguarda proprio la definizione di povertà. Per Abramo oggi non sono fragili soltanto le persone, ma anche gli enti locali. Molti piccoli Comuni siciliani faticano infatti a garantire servizi essenziali, affrontano crisi finanziarie, spopolamento e una progressiva riduzione delle risorse disponibili.

Da qui l'idea di considerare le amministrazioni locali come uno dei principali soggetti da sostenere, affinché possano continuare a rappresentare il primo presidio di prossimità per i cittadini. Accanto a questo trovano spazio altre priorità: il contrasto alla dispersione scolastica, il diritto alla casa, la sanità territoriale, il lavoro povero, la partecipazione giovanile e il rafforzamento del ruolo delle donne nei processi decisionali.

Temi che riflettono anche il percorso maturato da Abramo negli anni all'interno della Comunità di Sant'Egidio e nelle esperienze di contrasto alla povertà sviluppate in Sicilia. Tra le domande inevitabili c'è quella sul futuro elettorale del movimento. La risposta di Abramo è prudente. «Noi non avanziamo nessuna candidatura. Credo che siano un male le autocandidature e le totocandidature. La nostra idea è costruire una proposta politica solida. Quale sarà il punto di approdo lo scopriremo andando avanti».

Un'affermazione che lascia aperti diversi scenari. La nascita di Solidali arriva infatti in una fase in cui il quadro politico siciliano è attraversato da movimenti e ricomposizioni in vista delle future scadenze elettorali. Abramo non nasconde l'esistenza di un dialogo privilegiato con il centrosinistra, ricordando le radici culturali del movimento, ma allo stesso tempo sottolinea come vi sia interesse anche da parte di un mondo moderato. «Abbiamo radici culturali e relazioni forti nel centrosinistra. Ma è altrettanto vero che dialoghiamo con un mondo moderato che condivide stile e idee».

Un posizionamento che punta più alla costruzione di una piattaforma culturale che alla definizione immediata di alleanze. "Non una politica gridata". È nella riflessione finale del fondatore che probabilmente si condensa la filosofia del nuovo movimento.

«Il Movimento nasce per dare forma politica a questa Sicilia. Non una politica gridata, ma esigente. Non una politica dei favori, ma dei diritti. Non una politica che usa il dolore sociale come argomento di propaganda, ma una politica che si fa carico delle vite concrete: il lavoro che manca o che è povero, la casa che diventa privilegio, la sanità che si allontana, i giovani costretti a partire, le donne ancora troppo spesso escluse dai luoghi reali della decisione, i territori interni lasciati soli, le periferie trattate come margini e non come parte viva della Regione».

Parole che raccontano l'ambizione di Solidali, ovvero costruire un soggetto politico che parta dalle comunità locali e provi a trasformare l'esperienza amministrativa e associativa in una proposta per la Sicilia. Se il progetto riuscirà davvero a tradurre questo patrimonio di relazioni in un nuovo spazio politico lo diranno i prossimi mesi. Di certo, la sua nascita intercetta un bisogno sempre più evidente nell'Isola: quello di una politica che torni a parlare di territori, servizi e comunità prima ancora che di schieramenti.
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