Un altro luogo (chiave) rinasce a Palermo: quando riapre la biblioteca comunale
Un altro luogo riapre alla città. L’intero progetto di rilancio della biblioteca a Casa Professa richiama il valore della storia nel presente e costruire il domani
La biblioteca comunale di Palermo
Per questo la riapertura della Biblioteca comunale “Leonardo Sciascia” di Casa Professa, nel cuore del centro storico di Palermo, assume un significato che va oltre l’inaugurazione di uno spazio culturale. Dopo circa un anno e mezzo di chiusura, torna a vivere un luogo che appartiene alla memoria della città e che oggi si candida a diventare nuovamente un punto di riferimento per studenti, studiosi, cittadini e visitatori. Sarà definitivamente aperta al pubblico alla vigilia del prossimo Festino, tra il 10 e il 12 luglio.
La riapertura della storica biblioteca segna un passaggio importante per Palermo. Non soltanto perché restituisce alla collettività uno spazio dedicato alla lettura e allo studio, ma perché riafferma il valore della cultura come strumento di crescita civile, inclusione sociale e costruzione dell’identità urbana. In un tempo in cui la conoscenza corre veloce sugli schermi e il dibattito pubblico rischia spesso di perdere profondità, la rinascita di un luogo dedicato alla riflessione e all’approfondimento assume un significato ancora più prezioso. Situata in uno dei luoghi più suggestivi della città, Casa Professa rappresenta da secoli un punto di incontro tra storia, arte e spiritualità.
Oggi, con la riapertura della Biblioteca comunale intitolata a Leonardo Sciascia, quel patrimonio torna a essere accessibile e vissuto, restituendo ai palermitani uno spazio che non custodisce soltanto libri, ma anche memoria, identità e possibilità di futuro. Il percorso di valorizzazione interesserà anche il patrimonio ipogeo cittadino, attraverso la prossima riapertura della Miqweh ebraica e il suo inserimento nel circuito “Palermo Sotterranea”, contribuendo così ad ampliare e qualificare ulteriormente l’offerta culturale e turistica del centro storico.
Per il sindaco Roberto Lagalla, la riapertura rappresenta molto più del recupero di un edificio pubblico. «Significa restituire ai cittadini un luogo di incontro, di crescita e di confronto», spiega il primo cittadino, sottolineando come gli spazi della cultura siano oggi chiamati a svolgere un ruolo sempre più centrale nella costruzione della coesione sociale.
Casa Professa torna così a essere un presidio di conoscenza e partecipazione, capace di coniugare la tutela del patrimonio storico con una visione moderna e inclusiva della cultura. L’obiettivo dell’amministrazione comunale è fare della biblioteca un luogo aperto a tutte le generazioni. Studenti, famiglie, ricercatori, appassionati di lettura e visitatori potranno ritrovare qui uno spazio condiviso di apprendimento e confronto.
Una funzione che assume particolare rilevanza in una città che possiede un patrimonio storico e umano straordinario ma che continua a confrontarsi con importanti sfide educative e sociali. Secondo Lagalla, le biblioteche non possono più essere considerate semplici depositi di libri. Sono piuttosto luoghi in cui si costruiscono relazioni, senso di appartenenza e partecipazione civica. Attraverso attività culturali, laboratori, incontri pubblici e iniziative dedicate ai più giovani, Casa Professa potrà contribuire a formare una comunità più consapevole e partecipe, rafforzando il legame tra cittadini e istituzioni.
Una visione condivisa dall’assessore alla Cultura Antonio Rini, che vede nella riapertura della biblioteca il recupero di un tassello fondamentale della memoria collettiva palermitana. Per l’assessore, Casa Professa rappresenta infatti un pezzo dell’identità più profonda della città, il riflesso di quelle stratificazioni culturali che nel corso dei secoli hanno contribuito a costruire il carattere unico di Palermo. «Ogni biblioteca che riapre non restituisce soltanto un luogo fisico, ma uno spazio di vita», osserva Rini.
Una riflessione che sintetizza efficacemente la filosofia alla base del progetto: «fare della biblioteca non un luogo destinato esclusivamente agli addetti ai lavori, ma uno spazio vivo, attraversato da linguaggi, esperienze e pubblici differenti». Per questo il futuro della Biblioteca di Casa Professa sarà legato non soltanto ai libri.
«Mostre, concerti, rassegne culturali, esposizioni artistiche e attività, capaci di coinvolgere cittadini e visitatori, - aggiunge l’Assessore Rini - dovrebbero contribuire a trasformare la struttura in un vero laboratorio culturale aperto alla città. Un luogo dove la conoscenza dialoga con le arti e dove il patrimonio storico diventa occasione di incontro e produzione culturale». L’assessore immagina una Casa Professa capace di attrarre anche artisti provenienti da altri Paesi, interessati a trovare ispirazione tra le sue sale e il suo patrimonio. Una prospettiva che aggiunge una dimensione internazionale al progetto e che rafforza l’immagine di Palermo come città aperta al dialogo tra culture. La modernizzazione, tuttavia, non viene interpretata come una rottura con il passato. Al contrario. «Non c’è futuro se non si riconosce e si conserva la memoria», afferma Rini.
Tra gli interventi programmati - si legge in una nota dell'assessorato - figurano l’allestimento del futuro Museo della Moneta Antica “Nummarium”, la riqualificazione della Sala San Michele quale spazio polifunzionale destinato allo studio, ai convegni e alle attività culturali, nonché il potenziamento della Sala San Crispino e Crispiniano come centro espositivo dedicato all’arte contemporanea.
Una convinzione che attraversa l’intero progetto di rilancio della biblioteca e che richiama il valore della storia come strumento per comprendere il presente e costruire il domani. In quest’ottica si inseriscono anche gli interventi di valorizzazione previsti per gli spazi della biblioteca, tra cui l’esposizione di antiche monete palermitane e nuovi percorsi di fruizione destinati a rendere il patrimonio sempre più accessibile e attrattivo per un pubblico eterogeneo. Ma la riapertura della Biblioteca Leonardo Sciascia assume anche un valore che supera i confini della cultura.
Rendere vivi questi luoghi significa contribuire alla riqualificazione del tessuto urbano e sociale del centro storico, contrastando degrado e marginalità attraverso la presenza quotidiana di studenti, cittadini, studiosi e visitatori. La cultura diventa così non soltanto uno strumento di crescita individuale, ma anche un motore di trasformazione collettiva. Nelle parole di Lagalla e Rini emerge una convinzione comune: memoria e futuro non sono concetti contrapposti. Sono parti dello stesso percorso. Palermo può immaginare il proprio domani soltanto se continua a custodire e valorizzare ciò che l’ha resa nei secoli una città unica nel Mediterraneo. Questo è il significato più profondo della riapertura della Biblioteca di Casa Professa.
Non semplicemente la restituzione di una biblioteca, ma la riaccensione di uno spazio di pensiero in una città che ha costruito la propria grandezza proprio dall’incontro tra culture, idee e visioni del mondo. E chissà che proprio da questi scaffali tornati ad animarsi dopo anni di silenzio Palermo non possa ritrovare una parte di quella straordinaria vitalità che, nei tempi dei Florio e della stagione Liberty, la rese uno dei centri culturali più vivaci e affascinanti d’Europa.
La riapertura della Biblioteca di Casa Professa “Leonardo Sciascia” rappresenta certamente un passo importante in questa direzione: un investimento sulla memoria, sulla conoscenza e sul futuro della città. Perché la storia continua, ma può indicare la strada soltanto a chi sceglie di conservarla e ascoltarla.
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