Vini minerali e musica sullo Stagnone: la cantina (green) che profuma di famiglia
Dall'arte orafa di nonno Pino alla svolta green della quarta generazione. Vi raccontiamo la storia di una famiglia e l'evoluzione sostenibile di "Baglio Oro"
Dietro questa carezza di carta si nasconde una delle parabole umane e imprenditoriali più affascinanti della Sicilia del vino, una storia che oggi vive una metamorfosi profonda. Quel termine arcaico - Truscè - quasi dimenticato dai dizionari ma vivo nella memoria, era il modo unico in cui nonno Pino, il capostipite, invitava i commensali al brindisi.
Un legame antico che oggi la quarta generazione della famiglia, guidata da Gianluca Laudicina insieme al fratello Giuseppe e alla cugina Valeria, ha scelto di rimettere al centro del proprio destino, ereditando la conduzione della cantina per traghettarla verso una nuova era.
Siamo a Marsala, a pochi minuti dalla laguna dello Stagnone e questa è la storia della cantina Baglio Oro e della sua famiglia.
«Truscè era un termine che utilizzava nostro nonno - spiegano -, poi abbiamo scoperto nel tempo che c'era anche nei dizionari di Sicilia antica, più arcaica, ed era un modo conviviale per augurare il brindisi tra i commensali. Un gesto di convivialità come simbolo di legame tra le persone, che abbiamo voluto mantenere».
Per capire la svolta del presente bisogna ascoltare il battito del passato. Tutto inizia ufficialmente nel 2008, quando Francesco Laudicina e Michele Cottone - rispettivamente figlio e genero di "Pino" - decidono di restaurare la vecchia struttura di famiglia. Ma la vera scintilla è più antica ed è racchiusa in una storia di resilienza: nonno Pino, nato nel 1928 in una stirpe di contadini, viene colpito dalla poliomielite. Impossibilitato a camminare e a lavorare la terra, si reinventa garzone in una gioielleria nel centro di Marsala.
Impara l’arte orafa, apre la sua bottega nel 1957 e, con una lungimiranza che ha del poetico, sceglie di non tenere per sé la fortuna accumulata tra i preziosi, ma di reinvestirla interamente nella terra, acquistando gli ettari di vigneto, oggi quasi cento, su cui sorge l'azienda. Nasce così il nome della cantina: il Baglio, la pietra antica dell'economia contadina, che sposa l'Oro, l'eredità della gioielleria e la linfa vitale che ha permesso la rinascita.
«Senza questo noi non saremmo qui a parlare oggi», confessa Gianluca, testimone di un passaggio di testimone che è un atto di gratitudine. Nel calice, la filosofia di Baglio Oro si traduce in tre parole che risuonano come un manifesto: autentici, minerali e green.
La cantina protegge i vitigni autoctoni come Grillo, Nero d'Avola, Zibibbo, Grecanico, Frappato, Catarratto e Inzolia, ma è il dialogo segreto con la natura di Marsala a fare la magia. Anche se la cantina si trova in collina, le vigne respirano il mare, accarezzate costantemente da Tramontana e Scirocco.
«I nostri vini sono caratterizzati da una peculiare freschezza o sapidità dettata dal continuo vento che c'è a Marsala - spiega Gianluca -. Con queste brezze costanti, il terreno si va a caricare della sapidità del mare. Alcuni dei nostri vini più noti, il Lagunare e l'Aralto, nascono nella riserva naturale dello Stagnone: lì il Grillo è letteralmente a toccare il mare, c'è solo il passaggio per le auto che lo separa dall'acqua. Questo impatta sulla freschezza del vino, un'acidità che non lo rende stucchevole e ti fa venire voglia di bere un altro sorso».
Ma la vera evoluzione che la nuova generazione ha impresso all'azienda è una profonda e radicale svolta ecologica, certificata dal restrittivo protocollo SOStain. Non si tratta solo di agricoltura sostenibile e riduzione della chimica, ma di una vera e propria indipendenza energetica che cura la terra e l'orizzonte, un traguardo recente che ha cambiato il volto produttivo della cantina.
«Abbiamo inserito nei vari investimenti anche il fotovoltaico, che sembra una fesseria ma per un'azienda che consuma così tanta energia tra macchinari e frigoriferi, lavorare grazie al solare è per noi una grande cosa, sia in termini economici, sia in termini filosofici. È un motivo di orgoglio».
Il cambiamento più visibile, tuttavia, si tocca con mano camminando tra le pietre del Baglio. Il 2024 ha segnato lo spartiacque definitivo: il completamento dei lavori di restauro della struttura dedicati all’enoturismo e all’accoglienza. I giovani della famiglia hanno ridisegnato i confini del proprio mondo, trasformando l'antico podere in un centro vibrante di eventi, musica e incontri, abbattendo la distanza tra l'entroterra e la costa.
La sfida del futuro è un invito alla "lentezza", un lusso contemporaneo che mescola il rispetto per il passato con l'energia del domani, traducendo la tradizione in un linguaggio fresco, capace di parlare al mondo.
Per saperne di più o prenotare una visita in cantina (in contrada Perino 235, a Marsala) potete consultare il sito di Baglio Oro, seguire la cantina sui social: sul profilo Facebook e sulla pagina Instagram oppure contattare la sede al numero Whatsapp 0923 967744.
«Stiamo cercando di rendere il Baglio un posto accogliente, condividere i nostri luoghi e far vivere il nostro piccolo mondo a sempre più persone. Il che vuol dire anche un po' di "lentezza" delle volte: rallentare, cercare di cogliere l'attimo rispetto al fatto che si vada sempre troppo veloci. Ci piace mescolare la parte tradizionale con l'innovazione, la voglia di essere freschi e giovani, cercando di far percepire la tradizione in una chiave comunque figa, che possa attrarre gli altri».
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