Via col vento, Catania tra scirocco e maestrale: i due volti del capoluogo etneo
Basta un soffio di vento per capire che giornata sarà, che umore avrà il mare e persino come si sentirà la gente. Tra i due venti la città muta continuamente
Gli Archi della Marina di Catania
Sul lungomare il mare perde la sua calma, il cielo si fa opaco e la luce assume quel colore dorato che solo in Sicilia riesce a essere così bello e malinconico allo stesso tempo. Le palme si muovono lentamente, le porte dei balconi restano socchiuse e nelle strade si percepisce una stanchezza silenziosa.
A Catania molti dicono che lo scirocco “entra nelle ossa”, porta con sé l’odore dell’Africa, della sabbia e del sale. C’è chi lo ama perché rende tutto più intenso, e chi invece lo sopporta a fatica. I commercianti parlano meno, i pescatori osservano il mare con rispetto, mentre nei vicoli del centro storico il caldo si mescola all’odore del caffè e della pietra lavica scaldata dal sole. Il maestrale soffia per diversi giorni e il terreno tende a seccarsi più velocemente mentre le piante hanno bisogno di maggiori quantità d’acqua.
La piana di Catania inizia a soffrire, il vento caldo e afoso crea delle difficoltà agli agricoltori che inevitabilmente devono prestare molta attenzione all’irrigazione delle colture, perché inverosimilmente quel vento secca il terreno e brucia le colture. Ma questo vento caldo, questo clima mediterraneo favorisce la crescita di prodotti tipici della zona, come le arance rosse, i limoni, gli ulivi e la vite.
La sofferenza del terreno muta in fertilità, in caratteristica, in rinascita. Poi, quasi all’improvviso, arriva il maestrale. Ed è come se la città tirasse un sospiro di sollievo. Il cielo torna limpido, il mare cambia colore e l’Etna riappare nitido all’orizzonte, enorme e silenzioso. Il vento del nord spazza via l’umidità dello scirocco e restituisce energia alle strade. La gente torna a passeggiare sul lungomare, i tavolini dei bar si riempiono, le finestre si aprono. Catania sembra respirare meglio perché il maestrale ha qualcosa di liberatorio. Muove le onde, agita i capelli, rende l’aria più viva. È il vento delle giornate chiare, delle sere leggere e dei panorami che sembrano dipinti. Basta guardare Piazza Duomo o Via Etnea per notare che tutto appare più luminoso, più autentico.
Il maestrale abbassa le temperature, aiuta a mantenere l'aria più asciutta e inverosimilmente riduce la diffusione di alcune malattie che possono colpire le piante. Il vento si trasforma in cura e le piante iniziano a fiore frutti caratteristici del mediterraneo. L’Etna non rimane inerme ma contribuisce a rendere il terreno particolarmente fertile grazie alla presenza di materiali vulcanici. Proprio per questo motivo, l'agricoltura nella zona di Catania è molto sviluppata e rappresenta una risorsa fondamentale per l'economia locale, una caratteristica questa che la Sicilia vanta e che definisce i suoi frutti.
Forse è proprio questo il fascino di Catania. Una città che non nasconde le sue emozioni, che cambia umore insieme al vento e che riesce a essere intensa e fertile anche nelle sue contraddizioni. Lo scirocco e il maestrale non sono soltanto fenomeni atmosferici poiché sono parte dell’identità catanese, due presenze invisibili che accompagnano ogni giorno la vita della città. E in fondo, chi nasce a Catania impara presto che, prima ancora di guardare il cielo, bisogna ascoltare il vento.
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