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Storie autentiche, identità forti: il cinema come arte universale per Davide Gambino

Esperienze e crescita professionale: Davide Gambino, giovane filmmaker italiano, racconta la sua esperienza e il modo di concepire l'arte come linguaggio universale

Eloisa Zerilli
Collaboratrice di Balarm
  • 15 maggio 2017

«Il cinema è un modo di rappresentare storie autentiche, identità e forti radici culturali che valicano perfino i confini. È una sfida che consiste nel raccontare storie e renderle universali».

Sono le parole colme di passione di Davide Gambino, giovane filmmaker italiano, nonché autore e regista di diversi cortometraggi e documentari prodotti sia in ambito nazionale e internazionale.

Raccontare la sua storia è anche un modo per far comprendere come interessi, voglia di fare e perseveranza siano di fondamentale importanza per la realizzazione di un sogno.

Arrivato al cinema grazie a esperienze nutritesi di vari interessi, Gambino intraprende studi accademici legati all'arte figurativa, alla letteratura e a interessi musicali a Palermo, città in cui non è nato ma cresciuto.

Grazie alla complementarietà tra i codici che il cinema contiene, il filmaker approda al linguaggio audiovisivo e, dopo l'esperienza accademica e universitaria, si reca in Spagna per frequentare un master di specializzazione in Cinema pubblicitario.

Dopo aver lavorato su produzioni di finzione, a Palermo inizia un'esperienza legata al Centro Sperimentale di Cinematografia e, in particolare, si cimenta nella realizzazione di documentari.

Tante le esperienze vissute che hanno contribuito a farlo crescere dal punto di vista umano, artistico, professionale. Davide si è diplomato con il film documentario "Pietra pesante". La produzione racconta la storia di un pastore scultore, Lorenzo Reina e fa leva sull'umanità e sull'originalità della sua esperienza umana e artistica.

«Mi sono occupato di film che hanno a che vedere con l'arte – racconta - ma al contempo ho sempre avuto in mente il concetto per il quale l'arte debba essere universale. Di conseguenza, non mi sono mai concentrato esclusivamente su dinamiche siciliane ma ho cercato di compiere quante più esperienze professionali internazionali possibile».

«Questo – prosegue - è il motivo per il quale passo gran parte del mio tempo all'estero, lavorando su produzioni internazionali. Credo che non sguardo locale misto ad uno sguardo internazionale sia l'apice di una esperienza professionale e umana. L'io professionale non deve mai distinguersi dall'io personale».

"L'arte del mostrare", realizzata con Dario Guarneri, è una produzione del 2009, apprezzata per aver mostrato il passaggio dall’intuizione alla realizzazione di un'opera.

È del 2011 "Alberto Burri, la vita nell'arte", ambientato nella valle del Belice, devastata dal terremoto del 1968. È li che sorge il Cretto di Burri, isolato come ricordo di una tragedia che si rivolge all’umanità intera. Attraverso le opere e le persone che hanno condiviso con Burri gioie e sofferenze, la produzione ripercorre la vita dell’uomo che si cela dietro il grande Cretto di Gibellina.

Palermo fa da sfondo a "Tutte le scuole del Regno", documentario diretto da Marco Bechis di cui Davide è il montatore. L'opera racconta la vita di Marisa Cordone, preside di tre scuole situate tra due dei quartieri più difficili della città, la Vucciria e Ballarò.

Per Marisa la scuola è tutto. Per questo, nella sua vita, ha affrontato molti sacrifici per mantenerla un luogo pubblico e di formazione concreta, libera dalla corruzione e dal degrado.

Il film ripercorre l’ultimo anno a scuola della Cordone prima della pensione. La sua passione e la sua forza hanno spesso sopperito a uno Stato poco efficiente ed esageratamente burocratico. Vincitore del Premio Ninni Cassarà, "Il Bar del Cassarà" è una delle produzioni di Davide Gambino più apprezzate dalla critica.

L'opera narra la ricostruzione e la riapertura di un bar all’interno di un istituto scolastico, il Liceo Linguistico Ninni Cassarà di Palermo, operata grazie alla caparbietà di un gruppo di giovani ragazzi palermitani di diversa estrazione sociale.

Sono tante le produzioni realizzate finora da Davide ma, quando gli domandiamo qual è quella a cui lui è più affezionato, lui rivela «"Pietra pesante" è uno dei film a cui sono più legato. Adesso sto lavorando a "The second life". Per questo progetto, tutto ruota attorno alla tassidermia, la tecnica per la conservazione di animali morti, destinati ai musei di storia naturale».

«L'opera vuole essere un inno alla vita, un modo per raccontare cosa c'è di naturale e artificiale nella vita, memoria e ricordo, vita e morte, realtà e rappresentazione. Le riprese inizieranno subito dopo l'estate. Ho altri progetti in cantiere ma, al momento, non posso aggiungere altro».

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