Il mondo degli sbarchi, oggi come ieri: "Volver" di Giuseppe Provinzano in scena allo Spazio Franco
Un eterogeneo parterre di artisti del panorama teatrale "made in Sicily" è protagonista dell'anteprima della rassegna "Scena Nostra" di Spazio Franco: a partire dal 3 novembre vanno in scena sei spettacoli, tra le migliori espressioni della comunità di artisti che compongono la scena locale.
La rassegna prosegue con un gradito ritorno sul palco dello Spazio Franco: è lo spettacolo della Compagnia dei Migranti Amunì "Volver", in scena venerdì 23 novembre nell'ambito del "Premio MigrArti 2018" e domenica 25 novembre nell'ambito di "Anteprima Scena Nostra".
"Volver" è l’occasione di parlare di qualcosa di "vecchio" nel "nuovo" mondo degli sbarchi: il testo di Giuseppe Provinzano, già vincitore del Premio Dante Cappelletti, pone al centro la memoria storica degli italiani costretti a partire nei primi dei Novecento verso terre lontane alla ricerca di un mondo migliore in cui insediarsi.
L’eccezionale nuovo allestimento vede un cast composto unicamente da giovani attori migranti. L’esperimento risalta i punti di contatto tra la loro storia e la nostra, quella italiana, vista con gli occhi di giovani donne e uomini che hanno potuto ritrovarvi "parti" di sé, a conferma che le storie di migrazione sono simili in ogni tempo, paese, cultura.
La rassegna prosegue con un gradito ritorno sul palco dello Spazio Franco: è lo spettacolo della Compagnia dei Migranti Amunì "Volver", in scena venerdì 23 novembre nell'ambito del "Premio MigrArti 2018" e domenica 25 novembre nell'ambito di "Anteprima Scena Nostra".
"Volver" è l’occasione di parlare di qualcosa di "vecchio" nel "nuovo" mondo degli sbarchi: il testo di Giuseppe Provinzano, già vincitore del Premio Dante Cappelletti, pone al centro la memoria storica degli italiani costretti a partire nei primi dei Novecento verso terre lontane alla ricerca di un mondo migliore in cui insediarsi.
L’eccezionale nuovo allestimento vede un cast composto unicamente da giovani attori migranti. L’esperimento risalta i punti di contatto tra la loro storia e la nostra, quella italiana, vista con gli occhi di giovani donne e uomini che hanno potuto ritrovarvi "parti" di sé, a conferma che le storie di migrazione sono simili in ogni tempo, paese, cultura.














