Il "tempio dell’acqua" sfruttato dagli Arabi: visite alle Sorgenti del Gabriele di Palermo
Le Sorgenti del Gabriele a Palermo
Terrazze, campanili, chiese sconosciute, palazzi privati, giardini, ex fabbriche, manifatture artigiane: sono 130 quest’anno i luoghi che il Festival "Le Vie dei Tesori" apre nei cinque weekend compresi tra il 5 ottobre e il 4 novembre a Palermo, la città Capitale della Cultura 2018 dove la manifestazione è nata nel 2006 e dove è giunta alla sua dodicesima edizione.
La città si trasforma così in un museo diffuso e narrato, intrecciando storia, arte, mistero e natura, grazie alla rete costituita da oltre cento tra istituzioni, associazioni, partner.
Un piacevole senso di frescura e il gorgoglio dell’acqua accolgono il visitatore che raggiunge le sorgenti naturali ai piedi della “conigliera”, oggi gestite dall’Amap: le Sorgenti del Gabriele sono un luogo dall’atmosfera suggestiva, un antico "tempio dell’acqua" che ancor ora rifornisce l’acquedotto palermitano.
Nei preziosi quaderni del marchese di Villabianca, si fa risalire il nome “Gabriele” alla parola araba “Al Garbal”, che significa grotta irrigante, segno che le sorgenti erano conosciute già nel X secolo. Oltre che per usi domestici, l'acqua era impiegata dalla popolazione per alimentare il funzionamento dei mulini.
Geologicamente il sito è costituito da quattro sorgenti da contatto,nelle quali l’acqua sgorga tra le rocce per naturale deflusso. L’alimentazione della falda proviene dal massiccio Sagana-Monte Cuccio.
La visita ha una durata di 20 minuti e non è accessibile ai disabili.
La città si trasforma così in un museo diffuso e narrato, intrecciando storia, arte, mistero e natura, grazie alla rete costituita da oltre cento tra istituzioni, associazioni, partner.
Un piacevole senso di frescura e il gorgoglio dell’acqua accolgono il visitatore che raggiunge le sorgenti naturali ai piedi della “conigliera”, oggi gestite dall’Amap: le Sorgenti del Gabriele sono un luogo dall’atmosfera suggestiva, un antico "tempio dell’acqua" che ancor ora rifornisce l’acquedotto palermitano.
Nei preziosi quaderni del marchese di Villabianca, si fa risalire il nome “Gabriele” alla parola araba “Al Garbal”, che significa grotta irrigante, segno che le sorgenti erano conosciute già nel X secolo. Oltre che per usi domestici, l'acqua era impiegata dalla popolazione per alimentare il funzionamento dei mulini.
Geologicamente il sito è costituito da quattro sorgenti da contatto,nelle quali l’acqua sgorga tra le rocce per naturale deflusso. L’alimentazione della falda proviene dal massiccio Sagana-Monte Cuccio.
La visita ha una durata di 20 minuti e non è accessibile ai disabili.
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