"Baby back Costa Rica" e "Vivir y otras ficciones": due fuori concorso al Sicilia Queer
Nell'ambito del "Sicilia Queer Filmfest", festival di cinema internazionale e di controcultura (visualizza il programma) sono previste proiezioni di opere fuori concorso.
Giovedì 1 giugno a partire dalle 18.30 al cinema De Seta dei Cantieri alla Zisa sarà proiettato "Baby back Costa Rica" di Gabriel Abrantes (Portugal 2011 / 7' / v.o. sott.it.).
Trama: tre ragazze sedute nel retro di una Mini Cooper che le porterà a festa in una villa con piscina. Inconsapevoli di star sciorinando una serie di luoghi comuni, durante il tragitto discutono di giudaismo e di pizza.
Segue "Vivir y otras ficciones" di Jo Sol (Spagna 2016 / 81'/ v.o. sott. it.). Alla proiezione sarà presente il produttore Luís Miñarro.
Trama: cosa significa vivere una vita piena per Pepe che è costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente o per Antonio nella sua solitudine dovuta a una vita ai limiti dell’ordinario? A partire da questa domanda Pepe decide di contattare un’assistente sessuale che si occupi di lui e dei suoi amici. «Noi non abbiamo un corpo, siamo un corpo»: da qui prende le mosse un film in cui la sessualità dei disabili, lontano da toni pietistici e patetici, è solo un espediente per parlare della vita e del desiderio in un originale mix di documentario e finzione in cui i confini tra i due registri si fondono e confondono.
Giovedì 1 giugno a partire dalle 18.30 al cinema De Seta dei Cantieri alla Zisa sarà proiettato "Baby back Costa Rica" di Gabriel Abrantes (Portugal 2011 / 7' / v.o. sott.it.).
Trama: tre ragazze sedute nel retro di una Mini Cooper che le porterà a festa in una villa con piscina. Inconsapevoli di star sciorinando una serie di luoghi comuni, durante il tragitto discutono di giudaismo e di pizza.
Segue "Vivir y otras ficciones" di Jo Sol (Spagna 2016 / 81'/ v.o. sott. it.). Alla proiezione sarà presente il produttore Luís Miñarro.
Trama: cosa significa vivere una vita piena per Pepe che è costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente o per Antonio nella sua solitudine dovuta a una vita ai limiti dell’ordinario? A partire da questa domanda Pepe decide di contattare un’assistente sessuale che si occupi di lui e dei suoi amici. «Noi non abbiamo un corpo, siamo un corpo»: da qui prende le mosse un film in cui la sessualità dei disabili, lontano da toni pietistici e patetici, è solo un espediente per parlare della vita e del desiderio in un originale mix di documentario e finzione in cui i confini tra i due registri si fondono e confondono.














