"Mobbidicchi": in scena una riscrittura in siciliano arcaico dell'opera di Hermann Melville
In scena al CineTeatro Marconi di Castelvetrano "Mobbidicchi", di Hermann Melville, regia e drammaturgia di Giacomo Bonagiuso, in apertura alla stagione "Straniàri" che vede la direzione artistica di Fabrizio Ferracane e Giacomo Bonagiuso. Lo spettacolo vede sul palco Martina Calandra, Massimo Pastore, Giovanni Lamia, Alessandra De Vita, Debora Messina e Francesco Porto.
Il testo è una riscrittura in siciliano arcaico dell'opera di Melville, che tiene conto del viaggio attorno all'uomo. Un testo che affonda la penna nel male profondo, nei mostri, nei fantasmi delle anime umane e disumane. Achab, il capitano, cerca la fine, nel segno di una insensata vendetta, una faida, che coinvolge la sua stessa esistenza.
Con Mobbidicchi il re è nudo. Il male è "a siccu” (a terra, dentro l’uomo), non a mare, né in presunti “mostri” esterni alla volontà dell’uomo. In Mobbidicchi, il cui suono evoca la storpiatura popolare della pronuncia inglese, Achab racconta un male atroce, indicibile, una violenza perpetua e non facilmente confessabile e la “piccola” Mobbidicchi è la destinataria di questo inconfessabile male.
Il testo è una riscrittura in siciliano arcaico dell'opera di Melville, che tiene conto del viaggio attorno all'uomo. Un testo che affonda la penna nel male profondo, nei mostri, nei fantasmi delle anime umane e disumane. Achab, il capitano, cerca la fine, nel segno di una insensata vendetta, una faida, che coinvolge la sua stessa esistenza.
Con Mobbidicchi il re è nudo. Il male è "a siccu” (a terra, dentro l’uomo), non a mare, né in presunti “mostri” esterni alla volontà dell’uomo. In Mobbidicchi, il cui suono evoca la storpiatura popolare della pronuncia inglese, Achab racconta un male atroce, indicibile, una violenza perpetua e non facilmente confessabile e la “piccola” Mobbidicchi è la destinataria di questo inconfessabile male.














