"Topazia Alliata", il percorso espositivo sulla nobildonna anticonformista
A Palazzo Sant’Elia, una mostra sull'eclettica, affascinante, anticonformista nobildonna palermitana, Topazia Alliata di Salaparuta. Pittrice, gallerista, curatrice, talent scout dal gusto deciso e sicuro, ma anche donna sportiva ed elegante, Topazia ha percorso un intero Novecento, viaggiando parecchio, sola e con il marito Fosco Maraini, da cui ebbe tre figlie, Dacia, Yuki e Toni.
Il racconto espositivo è scandito da otto sezioni tematiche. Ciascuna delle sezioni ospita opere appartenenti agli eredi di Topazia Alliata o in prestito da istituzioni e collezionisti privati.
La mostra è un excursus storico-artistico sulla creatività della famiglia Alliata, sui maestri: Pippo Rizzo, Archimede Campini, Ettore De Maria Bergler, Mario Mirabella; sui colleghi d’Accademia - Renato Guttuso, Nino Franchina, Ezio Buscio, Piera Lombardo, Lia Pasqualino Noto, Giovanni Rosone; sugli artisti ospitati da Topazia e lanciati dalla Galleria Trastevere.
Le opere di Topazia Alliata non sono moltissime, ma mostrano una mano sicura, attenta, influenzata dalle correnti artistiche del suo tempo. «Non so perché mia madre abbia smesso di dipingere - scrive Dacia Maraini - Probabilmente non aveva abbastanza fiducia nel suo lavoro. Come tante donne, portava in sé la memoria atavica della sfiducia istituzionale».
Il racconto espositivo è scandito da otto sezioni tematiche. Ciascuna delle sezioni ospita opere appartenenti agli eredi di Topazia Alliata o in prestito da istituzioni e collezionisti privati.
La mostra è un excursus storico-artistico sulla creatività della famiglia Alliata, sui maestri: Pippo Rizzo, Archimede Campini, Ettore De Maria Bergler, Mario Mirabella; sui colleghi d’Accademia - Renato Guttuso, Nino Franchina, Ezio Buscio, Piera Lombardo, Lia Pasqualino Noto, Giovanni Rosone; sugli artisti ospitati da Topazia e lanciati dalla Galleria Trastevere.
Le opere di Topazia Alliata non sono moltissime, ma mostrano una mano sicura, attenta, influenzata dalle correnti artistiche del suo tempo. «Non so perché mia madre abbia smesso di dipingere - scrive Dacia Maraini - Probabilmente non aveva abbastanza fiducia nel suo lavoro. Come tante donne, portava in sé la memoria atavica della sfiducia istituzionale».
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