Un "tramonto al contrario" al Museo Riso: la vetrina su strada diventa spazio espositivo
"Staffage" - da sinistra: Tindara Azzaro, Evelina De Castro, Irene Lo Bianco, Umberto De Paola, Daniele Franzella e Giuseppe Agnello
La vetrina su strada si trasforma in uno spazio espositivo permanente e accessibile 24 ore su 24. Il front del RISO ha sempre ospitato interventi creativi – non ultimo “Tra cielo e terra” di Claire Fontaine - ma per la prima volta è oggetto di un progetto unitario a tappe di tre giovani artisti alle prese con materiali inusuali.
La prima a scendere in campo - dal 19 marzo al 3 maggio 2026 - è Maria Tindara Azzaro [Sant’Agata di Militello, 1999] che per la vetrina del RISO ha creato Staffage un mondo morbido fatto di pieghe, montagne immaginarie, stratificazioni modellate in polistirolo e rivestite di tessuti diversi che si dispongono in profondità, costruendo una scena che è insieme naturale e artificiale, reale e mentale.
Influenzata da Gilles Deleuze, la Azzaro si muove sulla soglia tra dentro e fuori, materia e percezione, costruendo un paesaggio da attraversare con lo sguardo prima ancora che con il corpo. La vetrina non mostra più oggetti – scrive Alessandro Pinto nell’introduzione al progetto - ma ne occulta la presenza: ciò che appare ha soltanto una parvenza di riconoscibilità formale che resta deliberatamente indeterminata.
Al centro di “Staffage” - parola tedesca mutuata dal francese estaffage, “arredo”- un drappeggio trasparente sospeso come una pioggia o un banco di nebbia interrompe lo sguardo e lo rilancia verso altri rilievi sullo sfondo. La piega diventa struttura dello spazio e del tempo: increspa la superficie, modula la luce, trasforma il limite in accesso a una tridimensionalità interiore.
«La collaborazione tra RISO e Accademia agisce su più fronti: i ragazzi lavorano sulle vetrine che diventano un diaframma tra interno ed esterno, arte partecipata che entra nel nostro tempo e vive con noi» - ha spiegato Evelina de Castro, direttore del RISO, mentre il direttore dell’Accademia di Belle Arti, Umberto De Paola e il docente di Scultura Daniele Franzella, sottolineano come questo «è un test per i nostri ragazzi: la pratica poietica del fare è collegata allo sperimentare. Per la prima volta sono a contatto con quello che è realmente il sistema dell’arte».
Dall’Accademia di Belle Arti, oltre a Maria Tindara Azzaro, lavoreranno a ruota anche Tony Lombardo (Palermo,2001) che immaginerà una fabbrica di metamorfosi tra pet shop e wunderkammer; e Aurora Amorelli (Caltanissetta, 2000) che userà invece la gommapiuma per ideare un luogo dell’ inconscio; cinquanta giorni a testa, un flusso continuo di opere che cambiano, si sostituiscono, si raccontano. CoopCulture sta curando, oltre alle installazioni, anche workshop con gli artisti, laboratori tematici e talk pubblici: ogni opera diventerà così occasione di incontro, formazione e dialogo.
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