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“Cchiù cara i Giovenco”, la più bella frutta di Palermo: saziava le voglie ma il portafoglio piangeva

Un desiderio della moglie incinta dell'ultimo minuto, soddisfare la voglia di esotico fuori stagione. Il negozio storico che ha chiuso i battenti resta vivo nella memoria di molti

Stefania Brusca
Giornalista
  • 5 marzo 2022

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La “gioielleria” della frutta e verdura, un luogo che ha coniato anche un modo di dire. A Palermo di posti pieni di tradizioni e ricordi ce ne sono tanti. Ma questo negozio era legato a uno dei periodi più belli e più particolari della vita: quell’altalenante scombussolamento emotivo di quando si aspetta un figlio.

Tanti palermitani ricordano che da "Giovenco, la più bella frutta" ci andavi quando tua moglie era incinta e aveva le famose (per alcuni famigerate) “voglie” dell’ultimo minuto. Quel desiderio di fragole in pieno inverno che poteva essere soddisfatto solo in un posto, in quel negozio dove c’erano tante «coloratissime espressioni della terra».

Ha chiuso da molto tempo ormai e da qualche mese è sparita anche l'insegna di via Villareale. Ma a tenerlo vivo nella memoria bastano i ricordi di chi è andato a caccia di primizie, quelle prelibatezze che una volta era molto difficile trovare fuori stagione.



«Un mito quasi inavvicinabile», dice qualcuno, a volte anche per il portafoglio. Ma quando si andava lì si era preparati a sborsare qualche quattrino in più, e le malelingue maschiliste e impenitenti suggeriscono che a volte era anche più di “qualche”, specialmente se si era in compagnia della succitata moglie che ne approfittava per fare man bassa. Delizie che arrivavano da tutto il mondo, compresa la tanto agognata e un tempo ricercata frutta tropicale.

C’è chi si ricorda anche dell’ultimo desiderio del padre, quei cento grammi di ciliegie che nel 1976 gli costarono ben 1200 lire. E ancora «Due “ficazzane” in pieno inverno alla modica cifra di diecimila lire, «mia moglie era incinta e poi neanche le ha mangiate», scrive qualcuno sotto una vecchia foto postata sui social ma aggiunge «tranquilli, non le ho buttate», facendo capire il vero destinatario finale della leccornia acquistata a peso d’oro.

Un altro racconta di aver portato la moglie da Giovenco nel 1970, nel negozio di «via Vittorio Emanuele, per una voglia di uva. Quando lei ha visto tutte quelle primizie che non conosceva nemmeno – ricorda - mi sono messo le mani nei capelli, che lo stesso titolare, accorgendosi, mi dice “ma tu avendo la moglie incinta me la porti qui, da solo dovevi venire, ora sei rovinato!”».

Poi per fortuna aggiusta il tiro: «Mia moglie aveva capito che non poteva avere tutto, si è limitata a comprare l'uva e quella specie di noci scure delle quali non mi ricordo nemmeno il nome, quindi me la sono cavata discretamente. Ringrazio ancora mia moglie per la comprensione che ha avuto. Ancora oggi ci pensiamo e sono bei ricordi».

Insomma chi ha qualche anno sulle spalle forse ancora ricorda come si diceva un tempo: «Mia madre, 80 anni, quando qualcosa è cara ma di buona qualità usa dire “...mìhhh e chi è, a frutta di Giovenco”».

Ma non era certo un posto dove portare solo le mogli incinte. «Mio padre aveva l'ufficio dieci metri accanto – raccontano ancora su Facebook - gravidanze o no, ogni tanto portava frutta e primizie di prima qualità. prendendosi i rimproveri di mamma perché aveva speso un patrimonio»

Anche se a quanto pare “Giovenco” non è stato sempre o soltanto là, via Villareale è una strada dove i negozi storici di Palermo hanno trovato dimora da sempre. C’è chi si ricorda il gelato di "Cofea", chi invece la pasticceria "La Preferita" dove ancora oggi qualcuno chiede della frutta più bella e cara della città.

Tutti negozi che sono pezzi della storia di Palermo, restituiscono i suoi profumi, i colori accesi, le voci di un tempo, le storie della gente che è passata e passa ancora da quelle parti.
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