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È di Tunisi ma Palermo è la sua città: chi è Sirine che qui ha realizzato i suoi sogni

Non ha mai avuto dubbi: la città ha fatto breccia nel suo cuore sin da subito ed è stato naturale per lei sentirsi a casa, ci racconta la sua esperienza e la sua nuova vita

Alice Marchese
Giornalista
  • 19 gennaio 2026

Sirine

Quando ha lasciato Palermo per tornare a Tunisi, sapeva che sarebbe stato un "arrivederci". Sirine non ha mai avuto dubbi: la città ha fatto breccia nel suo cuore sin da subito ed è stato naturale per lei sentirsi a casa o, come ci racconta lei stessa, "stare all'estero senza sentirsi veramente lontana".

Il suo nome è Sirine Ben Mlouka, una studentessa di Tunisi che nel 2023 per sei mesi si è trasferita qui per ottenere il doppio titolo, un'opportunità preziosa dell'università di conseguire una seconda laurea pur frequentando una facoltà soltanto.

Studiava Relazioni Internazionali all'Università El Manar e qui ha raggiunto il doppio titolo in "Cooperazione, Sviluppo e Migrazioni". Una volta finita l'esperienza, è tornata a Tunisi ed è rimasta lì per un anno, ma sapeva che di lì a poco qualcosa sarebbe cambiato e che avrebbe preso un aereo sola andata per Palermo, città che giorno dopo giorno ha iniziato a sentire un po' più sua.

«In quell'anno, tra il 2023 e il 2024, stavo provando a scrivere la mia tesi, ma mi sono ritrovata a un certo punto della mia vita che non sapevo cosa fare davvero - racconta a Balarm Sirine -. Quando ho deciso di tornare a Palermo per la seconda volta, è stata una mia scelta. Ma già sapevo che sarei tornata, l'ho capito nel momento in cui ho lasciato Palermo.

Mi sono innamorata di Palermo subito, nell'arco di sei mesi avevo già costruito una vita. Una cosa era certa: volevo continuare a studiare diritti umani e migrazioni, quindi ho cercato stage o master affini. Ho visto che a Palermo nella facoltà di Giurisprudenza c'era la possibilità di frequentare la laurea magistrale “Migrazioni, diritti, integrazione”, il mio sogno. Mi ha conquistata e ho deciso di andarci. Fortunatamente ho ottenuto una borsa di studio per questi due anni.

Ho vissuto in Sicilia e per ora sto svolgendo un tirocinio da "Medici senza frontiere" nell'area di amministrazione e risorse umane. Stiamo lavorando a un progetto e ci occupiamo di servizio medico legale per migranti che hanno subito tortura. Un campo che mi ha sempre appassionato e che mi ha fatto venir voglia di lottare sempre.

Resto qui anche per amore, ma non è il solo motivo che mi spinge a vivere qui. Ho pensato a quanto io mi sia sentita bene la prima volta che sono stata qua. Le persone sono sempre super accoglienti, il clima è molto simile a quello di Tunisi, le culture sono molto simili. È il mio posto ideale. È come se fossi in Tunisia, ma non sono in Tunisia».

Pur essendo in due Paesi diversi, Tunisi e Palermo sono due città molto più vicine di quanto si possa pensare, anche se c'è sempre qualcosa che manca inevitabilmente e se gli affetti sono lontani, la distanza si fa sentire: «È la prima volta che lascio la mia famiglia, questo ovviamente mi pesa, ma cerco di tornare il più possibile a Tunisi per trascorrere del tempo con loro - racconta sorridendo Sirine».

Ma ovviamente qualcosa di diverso c'è: Tunisi sta attraversando un periodo molto difficile e uno dei motivi è legato alla crisi sia politica che alimentare. Nonostante ci sia una quantità considerevole di centri commerciali e di supermercati, alcuni alimenti spariscono dal commercio oppure sono scarti che non dovrebbero neanche essere venduti. Per non parlare di prodotti essenziali come zucchero, farina, riso e molto altro spariscono e tornano sugli scaffali dopo mesi.

E Sirine questo ce lo racconta: «A livello di cibo, Palermo è incredibile e rispetto a Tunisi c'è una differenza abissale. Ogni 6 mesi torno in Tunisia e mia mamma mi dice che ci sono cose che non si trovano, mentre qui è impossibile non trovare cibo, ma di qualsiasi tipo. Per me è "quasi" divertente. Ho trovato cose che non trovo a Tunisi. Lì adoriamo la pasta come voi, a Palermo ho trovato pasta tunisina. Ho trovato persino l'harissa (pasta di peperoncino tunisino, ndr), non posso essere più felice!».

Sirine ama anche l'italiano, che ha imparato in un batter d'occhio da autodidatta: «Due anni fa ho imparato un po' di italiano con un corso molto basico, per il resto sono autodidatta. Una volta tornata a Tunisi, mi sono dedicata all'italiano ancora di più. Quest'estate mi sono concentrata più e parlando con le persone qui a Palermo è stato ancora più semplice.

È vero - continua ridendo - noi tunisini quando parliamo usiamo tre lingue, francese, dialetto tunisino. I ragazzi più giovani parlano in inglese, i più grandi a Tunisi non lo fanno. Essendo francofona mi viene più semplice capire l'italiano».

Ma non solo Palermo: «Sono stata anche ad Agrigento, a Catania, sulle Madonie. Pensavo ci fosse solamente il mare, invece ho scoperto un altro contesto di cui mi sono veramente innamorata. Ma anche Cefalù, Isole delle Femmine, tutto splendido. Il mio posto preferito a Tunisi è la spiaggia della Marsa, ma la prima volta che sono stata a Mondello ho pensato: è identica».

Qui non si sente mai da sola: «Devo essere sincera, non c'è niente che mi manca. Qui c'è una comunità tunisina molto attiva, li conosco e questo mi fa sentire a casa, mi rassicura. Mi ricorda che sono nel posto vicino e anche se fossi sola, sono vicino a casa. Sono all'estero, senza essere all'estero veramente.

È come se fossi in una città tunisina. Secondo me la distanza si sente dopo, magari quando il clima cambia. Quando chiamo mia mamma e le dico che qui piove, lei mi dice che anche lì piove e mi sento a casa, come se respirassimo la stessa aria».

Un po' come Tunisi, anche Palermo non si finisce mai di scoprire: «Cammini per le strade e vedi sempre qualcosa di nuovo, il mercatino, c'è di tutto. Mi piace l'effetto sorpresa che la città ti dà».

Ma ovviamente non va sempre tutto liscio e a Sirine non sono sfuggite le recenti tensioni in città: «Negli ultimi anni ho sentito e avverto che stanno succedendo tante cose qui, eppure posso dire che Palermo è molto più sicura rispetto a Tunisi. Lì (se esci la sera) si va a Gammarth, una zona fatta solo di locali lontana dal centro. Oppure alla Marsa dove ci sono tanti ristoranti e posti dove trascorrere una serata sul lungomare.

Purtroppo se vai nel centro di Tunisi la sera, devi prendere il taxi con l'app, è molto più sicuro, soprattutto se sei donna e se da sola. Ma comunque non è ideale andare lì la sera o camminare, un po' come si fa a Palermo. Qua, invece, rispetto a Tunisi, mi sento più al sicuro nonostante tutto».

Palermo per Sirine non è solo una città di passaggio né una semplice tappa universitaria: è diventata futuro. Qui studia e lotta per i diritti in cui crede e costruisce giorno dopo giorno la sua strada, con lo sguardo aperto sul mondo e il cuore diviso, ma mai spezzato. Partire non significa tradire le proprie origini, ma avvicinarsi a una nuova idea di casa.
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