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La chiamano "Cattedrale nel deserto": ecco la desolazione olimpica ai piedi dell'Etna

Avrebbe dovuto essere il fiore all'occhiello dello sport siciliano: un grande centro polisportivo che però oggi è il simbolo dell'ennesimo spreco di spazi e risorse pubbliche

  • 8 aprile 2020

Il centro polisportivo abbandonato alle pendici dell'Etna (foto di Cristiano La Mantia)

Una struttura che è stata costruita con l’aspirazione di essere una vera e propria “cittadella” dello sport in Sicilia, ma che invece ha finito con l’essere uno dei tanti eco-mostri, simbolo degli infiniti spechi di spazi e risorse pubbliche.

In bella vista, ma gigantesco e totalmente devastato, si trova questo centro polisportivo alle pendici dell'Etna, nella località di Camporotondo, nella provincia regionale di Catania: costruito tra il 1975 e il 1985, questo splendido impianto polisportivo, ormai in disuso, sarebbe dovuto essere il fiore all’occhiello della Sicilia orientale.

Un glorioso progetto di investimento che, una volta realizzato, ha visto il susseguirsi di molteplici inaugurazioni e chiusure ma che, ancora ad oggi, risulta solo un centro olimpionico abbandonato, che per le sue triste condizioni si è aggiudicato l’appellativo di “Cattedrale nel deserto” o “Wellness Valley”.

Eppure il centro sembra avere tutte le carte in regola di uno spazio sportivo ben attrezzato, non manca nulla: una piscina olimpionica, di cui una per tuffi, tre campi da tennis, un campo da calcio, spogliatoi, una palestra, la foresteria e non solo, c'è addirittura anche una pista per pattinaggio di velocità collaudata. Una vasta area in cui la natura si sta lentamente impossessando della superfice presa in prestito dall'uomo tempo fa.



«Da fiore all'occhiello dello sport siciliano a ennesimo spreco, uno spreco di suolo e di denaro oltre la tristezza delle speranze infrante di sportivi che qui avrebbero potuto trovare un trampolino di lancio a livello professionistico - affermano Cristiano La Mantia e Giovanni Polizzi, i due fotografi urbexer, facenti parte del collettivo fotografico Liotrum Urbex Sicilia, che hanno visitato e fotografato questi luoghi.

Lo perlustriamo interamente: piscine, campi da tennis, pista di pattinaggio e campo di calcio, tuttoè lasciato incredibilmente in abbandono. Sembra di poter sentire il tifo sugli spalti, immaginiamo gli atleti esultare per una vittoria raggiunta ma niente è più lontano dalla realtà. Abbiamo anche trovato al centro di una piscina per tuffi uno dei simboli siciliani, il fico d'india, e questo per noi è stato il simbolo della natura inarrestabile di fronte l'operato di un'amministrazione carente».

Tanti, forse troppi, i soldi spesi e pochi, anzi quasi nulla, gli anni di utilizzo di questa cittadella dello sport per la quale i lavori di riqualificazione non sono mai iniziati. Inizialmente era stata affidata a varie associazioni impegnate a tenere attivi e puliti gli impianti solo che, al cambiare delle amministrazioni, le autorizzazioni furono revocate e gli impianti miseramente abbandonati e con loro anche i sogni sportivi di tanti atleti siciliani.
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