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La mitica cabina 88 (o 888) nella Mondello anni '70: un "villino" in un metro quadrato

Chi negli anni Settanta frequentava la spiaggia non la può dimenticare e ricorda anche perché era stata ribattezzata la numero "888". Vi raccontiamo questa storia

Balarm
La redazione
  • 1 agosto 2023

Un accesso a mare fra le cabine di Mondello

Riceviamo e pubblichiamo questo racconto scritto da Cristina Sbacchi e pubblicato su "Historica".

La cabina 888 a Mondello, per chi negli anni Settanta frequentava questa spiaggia, difficilmente la può dimenticare. In verità, la cabina era la numero 88, ma per via delle rotondità della famigliola a cui apparteneva, si era conquistata questo appellativo.

Tre numeri con sei palline. Infatti, ci villeggiava una famiglia rotonda di sei persone, nonna, madre, padre e tre figli, due maschi e una femmina. Villeggiavano? Forse pensate che ho sbagliato a scrivere! No... no! Ho scritto benissimo! Quella cabina era straordinaria, aveva un sacco di comodità! La cabina 88 o 888 in legno, era una specie di appartamento di un metro quadrato circa.

Tutte le comodità ammucchiate fra loro, con una serie di incastri magici, lasciavano addirittura, lo spazio alla nonna, per riposarsi intorno alle ore 13.00, dopo un sostanzioso pranzetto luculliano, con una sdraio metà fuori e metà dentro. Una tendina con delle piccolissime stelline dorate, su un ampio sfondo azzurro, così azzurro che poggiato sulle cosce della nonna, morbide, grassocce e varicose, sembrava volere sfidare il cielo.
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Era così che, come per magia, cielo, tenda e nonna diventavano un tutt'uno. La simpatica famigliola, si distingueva da noi per qualsiasi cosa faceva.

Se noi pranzavamo, mia madre preparava semplici panini col prosciutto, che mangiavamo nella battigia guardando il mare. Loro, invece, montavano una sala da pranzo con tre ombrelloni intorno, sei sedie ribaltabili, una tovaglia gialla che attirava tutti i moscerini della zona, piatti di plastica colmi di anelletti al forno, non si capisce come, ancora fumanti, frittate, filoni di pane e anguria rossa, pescata dal mare insieme all’acqua ghiacciata. Iniziavano a pranzare a mezzogiorno e in una mezzoretta, avevano spazzolato via tutto.

Qualche volta, la figlia più piccola di quattro anni di età, alta poco più di quaranta centimetri e larga quasi uguale, diceva: - Ma unne vogghiu chiu! - Mancia curò ca ancora è crisciri!

Dopo il pranzo, la nonna metà dentro nella cabina e metà fuori, dormiva per davvero, runfuliava ritmicamente, che spesso io e mio fratello imitavano una marcetta seguendo il suo respiro. Dormivano tutti, pure li picciriddi, accasciati n’ta li segge a sdraio e con la testa all'ombra.

Formavano un sole intorno al tavolo, con i raggi ben ripartiti che gradatamente diveniva un vero e proprio spettacolo sonoro. Il riposino durava due ore, poi a turno, iniziando dai più piccoli, si svegliavano soddisfatti e si andavano a buttare a mare.

I bambini entravano in acqua per ultimi, poiché perdevano tempo a prendere il loro salvagente. L’operazione richiedeva una grande concentrazione, perché fare alzare la nonna dalla sdraio, metà dentro e metà fuori dalla cabina, era di fatto assai complicata.

La svegliata, diveniva una sfida fra la nonna e il cielo, perché i tre bambini, senza parlare, iniziavano ad agitare sopra di lei, le stelline della tendina azzurra, alla stessa maniera dei toreri della corrida. Svegliata così la nonna anche loro potevano andare a farsi il bagno.

Uscivano dall’acqua alle ore 17.00, e dopo il lungo bagno e le fatiche fatte, giustamente avevano di nuovo fame. La madre, allora, prendeva altri sei sfilatini con la cotoletta di pollo da un borsone marrone, e tutta la famigliola si sedeva di nuovo intorno al tavolo per consumare il pasto.

Purtroppo non so, come continuava la loro giornata, perché sempre prima della fine della loro cena, noi andavamo via.

Quando già a casa, col pigiamino messo e con le lenzuola tirate fino alla testa, immaginavo che forse la famigliola abitava lì... e fantasticavo come mi sarebbe piaciuto da morire avere un’esperienza del genere. Ricordo gli odori del cibo, l'allegria e la confusione che facevano, la loro libertà di esprimersi senza restrizioni, ma soprattutto il loro permanere eterno a mare. Tante cose sono cambiate in questi decenni, peccato!

Oggi la cabina 88, non esiste più, guardo la spiaggia tutta organizzata, composta e ben ordinata, a giugno l’acqua è caraibica, a luglio e ad agosto verde bottiglia e sporca.

Ai tempi della graziosa famigliola, il colore del mare era sempre azzurro e cristallino, in qualsiasi giorno o mese dell’anno. A questo punto del racconto, mi sorge una domanda spontanea: ma non potrebbe essere che il riflesso dell’azzurro, nel cielo della tendina della cabina 888, colorava pure il mare?
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