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La passione per il grano unì due dinastie in Sicilia: la storia (d'amore) del Mulino Cuffaro

Rinasce alle porte di Palermo, in una nuova veste, un edificio storico fondato nei primi anni del '900 e andato avanti per ben tre generazioni. Vi raccontiamo come

Sara Abello
Giornalista
  • 11 giugno 2023

L'ex Mulino Cuffaro a Bagheria

Recentemente tornato alla ribalta per l’acquisizione da parte del Comune di Bagheria che ne vuole fare sede di un polo culturale, il Mulino Cuffaro ha una storia ben più lontana, una storia di famiglia, di passioni mai sopite che vale la pena conoscere.

Ancora oggi, passando da via Ramacca, sul prospetto del grande edificio si legge chiaro “Fratelli Cuffaro fu Michele”, e ci si chiede cosa ci fosse dietro quel grande portone d’ingresso e cosa possa aver rappresentato nel suo momento d’oro per l’economia di Bagheria.

Il mulino è stato fondato nei primi anni del ‘900 da Michele Cuffaro, ed è andato avanti per ben tre generazioni. Prima la sua storia è proseguita con i figli di Michele, Gioacchino e Nino, scomparso quando non aveva neanche quarant’anni a causa di un brutto incidente d’auto; e poi il secondo capitolo è stato scritto dai figli di Nino a partire dal 1950: Michele come il nonno, che aveva appena sedici anni quando il padre morì, e il fratello minore Giovanni.
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I due ragazzi Cuffaro furono supportati nella gestione dell’impresa di famiglia dalla madre Angela, e così andò avanti fino alla scomparsa della donna. A quel punto, con la spartizione dell’eredità, il mulino andò a Giovanni che prseguì la gestione fino alla bancarotta, avvenuta negli anni ‘80, che lasciò di fatto ciò che restava dell’azienda nelle mani delle banche. Il resto della storia purtroppo non fu felice e non vi sarà difficile documentarvi.

Io voglio però raccontarvi una storia bella, con un po’ di amaro in bocca sicuramente, ma fatta di passione e riscatto: è la storia di Michele Cuffaro junior, figlio di Nino, che il pallino per quell’attività che ha fatto la storia della sua famiglia non lo ha mai perso, neanche ora che è un giovane ottantatreennne. Nel frattempo, nel 1965, Michele aveva sposato Pina Tomasello...il nome vi dice niente?

Questo fortunato matrimonio che va avanti ancora oggi ha unificato due dinastie del settore. Pina discende infatti dai Tomasello dello storico pastificio fondato a Casteldaccia nel 1910, cresciuta a pasta e dicerie contro i Cuffaro, la loro concorrenza, anche se oggi preferiamo dire “competitor”.

Insomma in Sicilia si sa che «cu schifia addisia», e infatti dopo cinquantotto anni sono ancora qui insieme, ribattezzati da me i “Romeo e Giulietta del grano siciliano”.

Torniamo a noi però, Michele infatti, dopo la separazione lavorativa dal fratello Giovanni, proseguì l’attività in maniera autonoma, acquistando e importando grano e farine che distribuiva direttamente ai panifici della zona, e per qualche anno collaborò anche con il pastificio Tomasello.

Tutto procede fino al 2004, anno in cui, preso da nuovi stimoli, si decide a cambiare settore e passare alla molitura delle olive.

Con notevole lungimiranza e spirito imprenditoriale, tra il 2004 e il 2007 viene realizzato il frantoio ad Altavilla Milicia, guarda caso nel territorio di San Michele. Ben presto divenne una piccola eccellenza del territorio, infatti il frantoio, che ha lavorato per circa 8 anni, si trovava in un’area ricca di uliveti che gli hanno fatto riscuotere grande successo.

Il contributo essenziale però è stato rappresentato dal tipo di lavorazione delle olive impiegata, quella a freddo come si usava una volta.

Un metodo ormai quasi abbandonato nella provincia di Palermo e che ha decretato la fortuna di questa nuova impresa di Michele Cuffaro, tant’è che il frantoio attirava anche imprenditori dalle isole minori come Lipari, e l’olio veniva poi esportato sia al nord che all’estero.

Michele però non ha mai dimenticato il suo primo amore, è nato tra grano e farine del resto, e soprattutto la nostalgia per il mulino del nonno suo omonimo, con la sua fine poco fortunata, ha fatto il resto.

Uomo appassionato in ogni cosa che fa, dalle auto d’epoca, al lavoro, alla casa che ha costruito per la sua famiglia, in ogni impresa in cui si cimenta si dedica pienamente con ogni sua energia.

Così, da un punto all’altro dell’isola ha individuato e acquistato i suoi “gioielli”, le varie componenti che hanno convertito il frantoio in mulino nel 2013: un buratto che serve a setacciare e smistare il grano da altre componenti, e poi ad Aidone ha rilevato un mulino in pietra, chiamato anche a palmento, che ormai ha quasi 200 anni.

Questo è ancora oggi il fiore all’occhiello del “Molino San Michele”, con le sue due macine in pietra, una inferiore statica, e una superiore che ruota così da macinare i cereali che vengono ridotti in farina.

Attraverso un canale ricavato nella macina posta sotto, la farina defluisce e viene raccolta per essere setacciata e differenziata in base al tipo di granatura richiesta.

Tra l’altro in questo modo si riesce a produrre farina integrale, tanto in voga oggi, totalmente pura, e che rifornisce alcune importanti realtà della zona.

Tanto per citarvene una vi ricordo lo chef Bruno Piombino che ha le “mani in pasta” da quando aveva appena 13 anni e di cui vi ho raccontato non molto tempo fa. Oggi l’attività prosegue con una delle figlie di Michele e Pina, Angela Maria Cuffaro, ma sia chiaro che se ho definito Michele un giovane ottantreenne è perchè lo è davvero, e non molla del tutto la gestione.

Del resto Michele è nato il 29 febbraio, perciò giovane lo è davvero...a conti fatti ha festeggiato solo una ventina di compleanni. Ci ha scherzato su con me il nipote Francesco, ingegnere che fa tutt’altro nella vita ma che nel suo piccolo ha sempre cercato di supportare madre e nonno in questa attività.

Voi non fateglielo notare ma in fondo racconta delle macine di pietra come di magici marchingegni che hanno fatto la storia della sua famiglia e ai quali di sicuro dovere più di qualcosa.
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