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Li vedi al Teatro Massimo e a Villa Giulia: perché i leoni sono un simbolo di Palermo

Dallo stemma dei Florio a Palazzo delle Aquile e persino alla Cattedrale. Non solo le aquile, anche il re della giungla ha un forte legame con la città. La storia

Antonino Prestigiacomo
Appassionato di storia, arte e folklore di Palermo
  • 7 giugno 2026

Palermo ha qualcosa a che fare con i leoni. Forse li accomuna la regalità e la ferocia. Il leone è il re della giungla e della savana e Palermo spesso è definita come una giungla, dove vige la legge del più forte, del più feroce. Ma il leone ha pure un cuore e un re si distingue anche per il suo cuor di leone e per la sua fierezza, specialmente quando viene ferito a morte isolandosi da buon felino. Insomma la sua presenza in città è viva e multiforme, assume svariati significati a seconda delle epoche.

Il leone è il simbolo della regalità normanna a Palermo. Nella stanza di re Ruggero (perfino la fonetica del nome ricorda il ruggito dell'animale), all'interno del Palazzo Reale, in quella giungla di splendenti mosaici bizantini, l'immagine ripetuta di un leone dalla folta criniera e dal volto antropomorfo, come fosse il ritratto del re in persona, ci guarda dritto negli occhi, quasi fosse consapevole della sua statura, e tiene la zampa anteriore sinistra alzata in segno di saluto e accoglienza. Guglielmo II fece coniare delle monete con la stessa testa leonina di quella della stanza di Ruggero suo nonno.

La sagoma del leone con la zampa alzata della sala di Ruggero si ritrova anche alle spalle dell'abside della Cattedrale di Palermo tra gli intarsi di pietra lavica.

Si vedono leoni dorati sovrastare e sottomettere dei cammelli, simbolo dei musulmani, nel mantello del re Ruggero custodito nel Museo del tesoro imperiale (Weltliche Schatzkammer) a Vienna.

Sono quattro leoni a sorreggere l'avello di porfido dell'imperatore Federico II custodito nella cattedrale.

Nel libro di Isaia si legge che «un vitello e un leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà»: proprio dei leoni, infatti, giocano con dei puttini nella contro-facciata della chiesa di Casa Professa, annunciando un cambiamento epocale, ovvero la pace eterna con l'avvento del Messia; la chiesa infatti cambierà nome e verrà detta Chiesa del Gesù. Nella stessa chiesa sempre dei putti cavalcano dei leoni e imbrigliano i loro istinti animaleschi, oppure altri leoni vengono raffigurati semplicemente come meri ornamenti.

Due leoni ruggenti si vedono in cima all'ingresso monumentale di Villa Giulia, mentre uno dormiente e uno sorridente li potete vedere sdraiati davanti all'ingresso di villa Whitaker, simili a quello della tomba della famiglia Florio all'interno del cimitero di Santa Maria di Gesù.

Paradossalmente in città la figura del leone passa dall'essere feroce che si conosce in natura, come nel caso del leone Barbus che sbranò il suo custode nel piccolo zoo di Villa Giulia nel 1958, ad un animale amabile ricordato perfino con nostalgia come nel caso del leone Ciccio, vissuto sempre nello stesso luogo e al quale qualcuno vorrebbe dedicare un monumento. Eppure il leone può sbranare ed essere sbranato, infatti viene così definito dagli storici della città quando descrivono il simbolo del quartiere del Capo che raffigura un ercole (Sansone) che sbrana il leone.

Il leone a Palermo è stato usato anche come brand, si pensi al Leo Bibens della famiglia Florio o a quello dei Giachery. La figura del leone è servita perfino a fare propaganda come nel caso del la scultura bronzea che spezza le catene della schiavitù borbonica realizzata da Mario Rutelli nel 1890 al di sotto del monumento equestre dedicato a Garibaldi nel parterre del Parco Piersanti Mattarella, ex giardino inglese, oppure il ritratto dell'animale affrescato accanto a quello di Garibaldi nella sala dedicata all'eroe dei due mondi a Palazzo delle Aquile.

I leoni, o meglio le leonesse in questo caso, sono animali esotici e mitologici, così infatti eccole in veste egizia, ovvero in qualità di sfingi, collocate sui piloni dell'ingresso della Real tenuta della Favorita a piazza Leoni, appunto, all'ingresso della Riserva Reale di Bocca di Falco e ai lati della scalinata di piazza Pretoria come guardiane del palazzo senatorio, divenuto Palazzo delle Aquile dopo le modifiche apportate da Giuseppe Damiani Almeyda successivamente all'Unità d'Italia; nelle stesse sembianze le vediamo anche all'ingresso di villa Belmonte all'Acquasanta e come fontana proprio davanti la scalinata della villa.

Leoni lignei che reggono lo stemma della città sono raffigurati nei braccioli della panca nei piani superiori del Palazzo Municipale, proprio nell'anticamera che precede la sala consiliare, così detta Sala delle lapidi.

I Leoni sorreggono e sponsorizzano anche l'arte come nel caso delle due allegorie della lirica e della tragedia realizzate da Mario Rutelli e Benedetto Civiletti e poste all'ingresso del Teatro Massimo.

In sostanza, basta prestare un po' di attenzione e guardandovi attorno ne vedrete ovunque di leoni in città, spesso anche come chiavi di volta come quello degli archi dei portali di Palazzo Bonocore a piazza Pretoria.

La presenza dei leoni a Palermo testimonia un passato glorioso certamente, ma purtroppo da decenni in perpetua decadenza: «Noi fummo i Gattopardi, i leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, scialli e pecore continueremo a crederci il sale della terra». E, considerando la prospettiva odierna, «il paesaggio continua ad apparire irredimibile...».
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