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Beni culturali: teste di Pantelleria in mostra al museo “Salinas”

Fino al 25 gennaio le tre teste resteranno esposte a Palermo, per i venticinque anni dell’assessorato regionale ai Beni culturali, guidato da Fabio Granata

di Laura Nobile
  • 26 novembre 2003

E’ la prima volta che le tre teste marmoree di Giulio Cesare, Tito e (probabilmente) Antonia minore, recentemente ritrovate a Pantelleria, lasciano l’isola: fino al 25 gennaio saranno protagoniste della mostra “Augustea capita: le teste di Pantelleria e le foto di Fabrizio Ferri”, e resteranno esposte a Palermo, nella sala san Giorgio del museo archeologico Antonio Salinas, in piazza Olivella, per le manifestazioni dei venticinque anni dell’assessorato regionale ai Beni culturali, organizzate da Fabio Granata.

I tre ritratti, perfettamente conservati, sono stati ritrovati ad agosto nel sito ellenistico-romano dell’antica Cossyra, a Pantelleria, durante gli scavi archeologici guidati da Sebastiano Tusa della soprintendenza per i beni culturali di Trapani insieme a Thomas Schaefer dell’Università di Tubingen e Massimo Osanna dell’Università della Basilicata. Le tre teste non sono state ritrovate tutte nello stesso luogo. Quelle di Giulio Cesare (100-44.a.C.) e di una donna appartenente alla dinastia giulio-claudia, (probabilmente Antonia Minore, madre dell’imperatore Claudio), in marmo pario, erano adagiate dentro una stessa cisterna, sotto uno strato di cenere, insieme a frammenti di anfore e di altre ceramiche. E’ probabile che vi siano state deposte verso la fine del I secolo d.C. e che siano state realizzate poco tempo prima. Il ritratto di Cesare appartiene al cosiddetto tipo Tusculum, dalla capigliatura e da alcuni tratti del viso, è un’opera di grande qualità e fu eseguita certamente dopo la sua morte.

Il ritratto femminile, presenta, invece, difficoltà d’interpretazione: il capo adornato dal diadema e l’acconciatura dei capelli lasciano pensare che potrebbe trattarsi di Antonia Minore (36 a.C.-37/41 d.C.) che con il suo matrimonio con Druso nipote di Augusto, avrebbe unito la gens Claudia con quella Giulia. Ma altri studiosi, sulla base di alcuni elementi della fisionomia vi riconoscerebbero piuttosto Agrippina Maggiore (14.a.C.-33 d.C.). Il ritratto dell’imperatore Tito (39-81.d.C.) , invece, anch’esso di splendida fattura, è stato rinvenuto in un’altra cisterna: il marmo probabilmente era di Thasos e l’opera era destinata,originariamente, ad essere inserita in una statua. Nei locali della sala San Giorgio, al “Salinas”, il primo ambiente accoglie i visitatori con pannelli illustrativi del sito della collina di san Marco, a Pantelleria, dove sono stati trovati i reperti. I pannelli raccontano la storia dei personaggi imperiali, e le due tesi sull’identificazione della testa femminile. Poi ci sono le splendide foto di Fabrizio Ferri, pantesco d’adozione, che ha immaginato le sculture adagiate sull’acqua,e alla fine del percorso si possono ammirare le teste marmoree. Tutto L’ambiente espositivo è immerso in una musica suggestiva, scelta dallo stesso fotografo.

Ma gli scavi hanno riservato anche delle altre sorprese, come spiega l’archeologo Sebastiano Tusa: «Quattro settimane fa, nella stessa cisterna della testa di Tito, abbiamo trovato anche una placchetta d’oro molto sottile, del diametro di 8 centimetri: verosimilmente era la guarnizione di pregio di un abito femminile. Vi è raffigurato un volto umano, probabilmente una testa di Medusa dalla capigliatura scomposta». E per l’archeologa Rosalia Camerata Scorazzo, direttrice del museo archeologico «la mostra delle tre teste imperiali, anche solo in esposizione temporanea, è un’occasione eccezionale per valorizzare un museo centrale come il Salinas, e farlo conoscere al grande pubblico». La mostra si potrà visitare fino al 25 gennaio, il lunedì e la domenica dalle 8.30 alle 14 e gli altri giorni dalle 8.30 alle 19. L’ingresso costa 4 euro.

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