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Morto a 9 anni, la Sicilia non lo dimentica: verso la beatificazione del piccolo Manuel

Si apre la causa di beatificazione del bambino siciliano, Manuel Foderà, morto a causa di un tumore nel 2010, all'età di 9 anni. Vi raccontiamo la sua storia

Jana Cardinale
Giornalista
  • 25 giugno 2026

Manuel Foderà

Aveva soltanto nove anni quando la malattia lo portò via, ma la sua storia continua a parlare a centinaia di persone in Sicilia e nel resto d'Italia. La Diocesi di Trapani apre ufficialmente la causa di beatificazione di Manuel Foderà, il bambino di Calatafimi Segesta morto il 20 luglio 2010 dopo una lunga battaglia contro un neuroblastoma e ricordato da molti per la profondità della sua fede e per la serenità con cui affrontò la sofferenza.

L'avvio del processo diocesano sarà scandito da una giornata particolarmente significativa. Il 26 giugno, alla Cattedrale di Trapani, alle 18.00, prenderà il via ufficialmente il percorso canonico dopo un periodo in cui è stata raccolta la varia documentazione ed è stata effettuata la nomina del postulatore, della vice postulatrice e dei collaboratori incaricati degli aspetti storici e teologici della causa. Alle 19.00 seguirà la celebrazione eucaristica.

Una data scelta non a caso. «Lo scopo è quello di dare una data di riferimento - spiega il vescovo di Trapani, monsignor Pietro Maria Fragnelli -. Non potendo dare una data alla biografia del bambino abbiamo scelto quel giorno in cui sono stato ordinato sacerdote quarantanove anni fa».

È lo stesso vescovo a raccontare come la figura di Manuel abbia rappresentato per lui una scoperta inattesa. «Io per primo sono stato colpito da una sorta di irruzione spirituale quando sono arrivato nella diocesi di Trapani. Il bambino era già morto, ma ho trovato una serena e determinata attenzione a quello che gli era successo e a ciò che a livello diocesano si rivelava». Un'attenzione che negli anni non si è mai spenta e che ha coinvolto sacerdoti, religiosi, operatori sanitari e semplici fedeli.

«Mi ha colpito molto la testimonianza di alcuni dell'ospedale dove lui era ricoverato dall'età di quattro anni. Io non l'ho conosciuto direttamente, ma grazie al racconto del personale che lo ha assistito e delle suore, cui era già noto. Anche i sacerdoti originari del suo paese, Calatafimi, mi hanno parlato di lui, raccontandomi le sue caratteristiche e la sorpresa spirituale che suscitava in loro. Aveva la voglia di arrivare a un impegno con Gesù che chiamava "il mio amico speciale"».

La storia di Manuel inizia il 21 giugno 2001 a Salemi. Cresce a Calatafimi insieme ai genitori Giuseppe Foderà ed Enza Maria Milana e ai fratelli Francesco e Stefania. La sua infanzia trascorre serenamente fino al luglio del 2005, quando a soli quattro anni viene ricoverato nel reparto di Oncoematologia pediatrica dell'ospedale Di Cristina di Palermo. Gli viene diagnosticato un neuroblastoma di quarto stadio.

Comincia così un lungo percorso fatto di oltre trenta cicli di chemioterapia, trasfusioni e interventi chirurgici. Accanto a lui, senza mai lasciarlo solo, la madre, il padre, la famiglia e tanti amici che lo sostengono anche attraverso la preghiera. Proprio in ospedale matura la sua straordinaria esperienza spirituale. Vedendo la madre partecipare quotidianamente alla Messa nella Cappella del reparto, Manuel sviluppa un forte desiderio di ricevere l'Eucaristia. Nonostante la giovane età, ottiene il permesso di celebrare la Prima Comunione il 13 ottobre 2007.

Nel ricordino preparato per quell'occasione scrive parole che oggi vengono considerate una sintesi della sua spiritualità: «Desidero ricevere Gesù nel mio cuoricino affinché diventi il mio migliore amico per sempre. Sarà la mia forza, la mia gioia, la mia guarigione».

«Voleva fare la Comunione e a sei anni l'ha fatta - ricorda monsignor Fragnelli -. Gli è stata concessa e ha testimoniato una capacità di concentrazione e raccoglimento che oggi è insolita». Da quel momento Manuel riceve quotidianamente l'Eucaristia e dedica gran parte delle sue giornate alla preghiera, alla lettura della Bibbia e alla scrittura di riflessioni e lettere indirizzate a sacerdoti, seminaristi, religiose e persone sofferenti.

In un videomessaggio ai compagni di scuola definisce la sua esperienza una "Missione Luce", nata per aiutare gli altri ad avvicinarsi a Gesù. Ma il suo sguardo resta sempre rivolto anche agli altri. «Nei confronti degli altri bambini era ipercreativo - racconta ancora il vescovo -. Voleva festeggiare i bambini nei compleanni in ospedale a Palermo». Tra gli episodi ricordati nella sua biografia c'è anche il pranzo offerto con i propri risparmi a cinquanta bambini del centro Filippone di Palermo e l'attenzione verso i poveri che incontrava o di cui sentiva parlare.

Nel 2008 riceve la Cresima assieme alla sorella Stefania e continua a vivere la malattia come un cammino di fede. Nel giugno del 2010 i medici comunicano alla famiglia che la sua vita sta per concludersi. Manuel chiede allora di lasciare l'ospedale e di trascorrere gli ultimi giorni nella casa di campagna di famiglia, in contrada Giummarella, a Calatafimi, un luogo che definiva «un'opera d'arte del mio Signore».

Il suo ultimo compleanno lo festeggia organizzando una caccia al tesoro per gli amici, mettendo come premio un Bambinello, quasi a indicare che il vero tesoro della vita è Gesù. Il 20 luglio 2010, durante la celebrazione della Messa e subito dopo aver ricevuto un frammento di ostia consacrata, Manuel muore all'età di nove anni.

Negli anni successivi il suo ricordo si è diffuso ben oltre i confini della provincia di Trapani. A Calatafimi è stata fondata un'associazione che porta il suo nome e che è stata chiamata per la promozione di alcune iniziative in Sicilia e in altre regioni italiane, dalla Puglia alla Toscana. «Abbiamo fondato un'associazione perché fosse chiaro che era un'esperienza ecclesiale che andava avanti - sottolinea il vescovo Fragnelli -. Mi trovo incoraggiato a proporre un punto di riferimento alle famiglie perché non si banalizzi il processo educativo dei propri bambini».

Per il vescovo la figura di Manuel rappresenta oggi un invito a guardare all'infanzia con occhi diversi. «Viviamo questa giornata come un invito a scoprire il fatto che ogni persona ha delle risorse da scoprire ma anche una vocazione». Mentre la Chiesa avvia il suo percorso ufficiale verso gli altari, attorno al piccolo Manuel continuano ad esistere racconti di grazie ricevute e richieste di intercessione.

«Già si parla di intercessione del piccolo Manuel che ha aiutato altri bambini - conclude il vescovo -. Oggi avviamo il processo e ci auguriamo che possa giungere a buon esito. Questo è un tempo nel quale si sente il bisogno di una maggiore attenzione verso i bambini. Viviamo una vita standardizzata, allergica alle sorprese dello Spirito, alle quali noi continuiamo a credere, e probabilmente il primo miracolo che questo bambino può fare è già aiutarci a credere all'umano».
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