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Nuove piste ciclabili (e proteste) all'orizzonte: scoppia un altro caso a Palermo

La protesta contro i nuovi cantieri per le ciclovie arriva anche tra via Generale Di Maria e via Damiani Almeyda: nell'articolo l'intervista a Sabrina Figuccia

Giulia Ortaggio
Studentessa di Scienze della Comunicazione
  • 21 maggio 2026

Cantieri di piste ciclabili a Palermo (Foto di Mobilita Palermo)

La protesta contro i nuovi cantieri per le piste ciclabili a Palermo arriva anche tra via Generale Di Maria e via Damiani Almeyda. Ieri (20 maggio) un gruppo di residenti e commercianti si è radunato davanti all’area dei lavori, chiedendo al Comune di fermare l’intervento e aprire un confronto con il quartiere. I cantieri, finanziati con 8 milioni di euro del Pnrr, dovranno essere completati entro il 30 giugno 2026, una scadenza che aggiunge pressione alle attuali fasi dei lavori.

A farsi portavoce della protesta è Sabrina Figuccia, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale e presidente della terza Commissione consiliare, che evidenzia a Balarm la necessità di un'interlocuzione immediata prima di procedere con gli interventi.

La consigliera sottolinea come tra i cittadini ci sia forte tensione e la sensazione di non essere stati ascoltati, pur precisando che non si tratta di una battaglia ideologica contro la mobilità sostenibile: «Com'era lecito aspettarsi è esplosa la rabbia, ma in maniera assolutamente civile e senza alcuna forma di violenza, dei residenti e dei commercianti di via Generale Di Maria e via Damiani Almeyda, contro i lavori della realizzazione della pista ciclabile.

Un progetto senza capo nè coda, che tra l'altro è stato deciso senza alcuna interlocuzione nè tantomeno accordi tra l'Amministrazione comunale e i residenti e i commercianti della zona. Il problema nasce quando progetti così delicati arrivano nei quartieri senza un confronto preventivo reale con chi quei luoghi li vive ogni giorno», spiega Figuccia.

Il rischio, secondo la consigliera, è che si scateni una “guerra tra poveri”: «Da una parte residenti e commercianti esasperati per i disagi, per la perdita dei parcheggi e per il timore di una viabilità paralizzata. Dall’altra una ditta che sta semplicemente facendo il proprio lavoro e dei lavoratori che rischiano di diventare il bersaglio della rabbia delle persone. È una situazione che rischia di creare solo ulteriore tensione sociale.

Nessuno è contrario alle piste ciclabili, anzi, sono assolutamente utili per una migliore mobilità urbana, ma non si può decidere di effettuare lavori in maniera cervellotica, senza nessuna programmazione e con volontà calate dall'alto senza alcuna intesa con cittadini e commercianti. Mi auguro che l'assessore Carta venga subito in Consiglio comunale per illustrare l'attuale situazione e provvedere alle modifiche necessarie per evitare ulteriori tensioni».

Il problema non riguarda solo via Di Maria e via Damiani Almeyda. Anche in passato, cantieri per piste ciclabili in altre arterie cittadine, come corso Calatafimi e viale Regione Siciliana, avevano incontrato proteste, ritardi e difficoltà di avanzamento, secondo quanto riportato da precedenti articoli di Balarm.

Per affrontare la situazione e valutare possibili modifiche ai lavori in corso, sabato mattina (23 maggio) si terrà un’assemblea pubblica sul posto con i cittadini. All'incontro, nato con l'obiettivo di aprire un canale di confronto reale con il territorio, la consigliera ha invitato personalmente il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, l’assessore Maurizio Carta e il Rup del progetto Giovanni Sarta, che ha già manifestato la disponibilità a valutare eventuali varianti in corso d’opera nel rispetto delle tempistiche europee.

«Non si tratta di una protesta fine a sé stessa, ma di un momento vero di dialogo - conclude la consigliera -. Credo che la strada giusta sia abbassare i toni, fermarsi ad ascoltare e trovare soluzioni equilibrate che concilino la mobilità sostenibile con le esigenze di chi vive e lavora nel quartiere. La politica deve servire a questo: mettere le persone nelle condizioni di parlare tra loro, non di scontrarsi».
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