CRONACA

Si immerge e scopre una nave di 2000 anni al largo di Mazara: era piena di anfore e vasi

Il pescatore ha contattato la Soprintendenza Regionale del Mare, che ha coinvolto i carabinieri per verificare la segnalazione e mettere sotto tutela l'area

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 27 agosto 2026

Le anfore rinvenute nel relitto scoperto a Mazara del Vallo

Nelle acque che circondano la Sicilia sono stati trovati numerosi resti di imbarcazioni romane, affondate millenni fa per via delle guerre e del maltempo.

Il Mediterraneo continua però imperterrito a stupire, visto che di recente un'altra nave è andata ad aggiungersi alla lista dei relitti scoperti. Questa nave, di circa 2.000 anni, è stata trovata alcuni mesi fa da un pescatore sportivo siciliano, Giacomo De Mola, che immergendosi a 45 metri di profondità al largo delle coste di Mazara del Vallo ha individuato la nave insieme al suo intero carico, fatto di anfore e vasi.

Giacomo, avvenuta la scoperta, ha subito contattato la Soprintendenza Regionale del Mare, che ha a sua volta coinvolto i Carabinieri per verificare la segnalazione e mettere sotto tutela l'area. Il fortunato pescatore ha anche deciso di scrivere un post sul suo Instagram, dove ha diffuso alcune sue dichiarazioni relative all'evento. "Mi sono avvicinato. E il mio cuore si è fermato. Non era una roccia", ha scritto sul social. «Questa è, senza dubbio, la scoperta più incredibile della mia vita. È difficile descrivere cosa si prova ad essere tra i primi esseri umani in quasi 20 secoli a rivedere questa nave».

Alessandro Giuli, l’attuale ministro della Cultura, ha invece definito questa scoperta "una delle più importanti degli ultimi anni". Secondo gli storici, le anfore ritrovate sulla nave appartengono alla tipologia Dressel 1A, un tipo di brocca molto diffusa tra i Romani, utile per conservare olio e il famoso garum, la famosa salsa prodotta a partire dalla fermentazione delle interiora di pesce e di mitili che piaceva tanto agli antichi romani. Gli archeologi subacquei hanno però anche trovato alcune anfore di tipologia Lamboglia 2, utilizzate per il vino, e persino alcune anfore neo-puniche più antiche.

Le anfore vennero conservate nella stiva della nave in un'area di oltre 18 metri di lunghezza e 6 metri di larghezza. Al momento, tuttavia, non è previsto il recupero completo del relitto, visto che devono essere effettuate le analisi preliminari che permettano di determinare lo stato di salute dello scafo.

Qualora esso fosse sufficientemente resistente da sopportare le operazioni di recupero, bisognerà prima comunque svuotarlo delle anfore e trovare un luogo in cui possa riposare in pace, dopo essere ripulito dalle incrostazioni biologiche sviluppatisi sulla sua superficie nel corso degli anni. In caso contrario, è molto probabile che lo scavo divenga un appuntamento imprescindibile per tutti gli appassionati – in crescita negli ultimi anni - di archeologia sottomarina.
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