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Turismo "di massa" no grazie: otto punti per una sana invasione di viaggiatori a Palermo

La città è esplosa in tutta la sua bellezza, il mondo intero se ne è accorto e oggi il rischio è il "sovraffollamento": una linea da seguire per cittadini e gestori di b&b

Alessia Rotolo
Giornalista
  • 7 gennaio 2019

Il quartiere di Ballarò a Palermo visto dall'alto (foto di Terradamare)

Da sempre a Palermo e al Sud Italia in generale si sente dire: "Qua si potrebbe vivere solo di turismo".

Adesso che il turismo nel capoluogo siciliano c'è, grazie ad una serie di politiche comunali volte a puntare sulle bellezze stratificate di dominazione in dominazione grazie al percorso Arabo Normanno, Manifesta12, Palermo Capitale della Cultura, in molti affittano e subaffittano case e stanze e per i residenti trovare case o stanza in affitto è sempre più complicato.

Negli ultimi anni via Maqueda pedonale è un fiorire di paninerie, bar, pizzerie; sono tornati i negozi di souvenir, i turisti camminano con il naso all'insù estasiati e Palermo sembra ricordarsi, ad ogni fotografia scattata, quanto è magnifica.

Insomma la città sembra essere esplosa in tutta la sua bellezza
e tutto il mondo si è accorto di questo, lo dimostra la ricca ed entusiasta rassegna stampa internazionale riferita all'anno appena passato.

In pochi però si rendono conto che questo è un momento delicato, di passaggio, la città adesso accoglie di buon grado i tanti turisti e viaggiatori che decidono di scoprirla e lei, voluttuosa si lascia ammirare, il pericolo però, come è già accaduto in altre capitali europee, è che il turismo diventi di massa, invadendo la città in modo pesante e massiccio e soffocando i residenti impedendogli di vivere serenamente la propria città.

Barcellona ne è un tipico esempio, la città spagnola da anni vive sotto assedio di un turismo stressante per chi vive la città quotidianamente. Il punto è la regolamentazione, in primis per ciò che riguarda gli alloggi: non tutti dovrebbero subaffittare o affittare case o stanze per brevi periodi.

"L'home-sharing" è una tematica sulla quale anche il resto del mondo si interroga. Il 18 e il 19 novembre scorsi a New York si è svolta una conferenza internazionale sulle locazioni a breve termine, un grande dibattito a porte aperte con la partecipazione di vari attori: università, centri di ricerca, organi di informazione, amministrazioni pubbliche, cittadini e imprese.

In origine il settore degli affitti a breve termine si basava sulla condivisione di un'abitazione privata, ovvero sul cosiddetto "home-sharing": persone comuni affittavano ai turisti una stanza vuota all'interno della propria casa al solo scopo di arrotondare.

Le piattaforme online agevolavano questa pratica, ma all'interno di questi sistemi, pensati originariamente per i cittadini comuni che affittavano la propria casa si sono infiltrati i professionisti della speculazione immobiliare.

Questo ha scombussolato il mondo dell'home sharing e lo ha trasformato in puro business perché gli alloggi che dovrebbero essere privati in hotel abusivi, non regolamentati e non tassati.

Questo passaggio è quello che sta vivendo la città di Palermo: i residenti faticano a trovare case in affitto e chi è proprietario di una casa la trasforma in b&b, complicando la vivibilità di condomini e quartier.

E questo indebolisce il senso di appartenenza delle comunità locali, pone una serie di rischi in termini di sicurezza sia per gli ospiti sia per il vicinato, espone vicini e condomini a comportamenti antisociali e infine sottrae ai governi il gettito dovuto perché permette di inquadrare un'attività commerciale nel settore degli affitti che è esentasse.

La conferenza di New York si è conclusa con la sottoscrizione di un documento che invita i Governi a regolamentare la materia sulla base di otto principi.

Sono delle soluzioni già sperimentate con successo in alcune città e che, se implementate in toto, possono ricondurre il mercato sul giusto binario.

1 - Home sharing vuol dire condividere la propria casa. Affinché si possa parlare di condivisione occorre che l'host abiti nella casa che viene condivisa.

Se invece l'host vuole affittare l'intero appartamento al giorno, deve qualificarsi come attività commerciale e rispettare le regole previste per le strutture ricettive.

2 - È obbligatorio registrarsi. Tutti gli host devono essere soggetti all'obbligo di registrazione presso le autorità preposte, specificando se sono cittadini comuni che condividono la propria abitazione o operatori professionali.

Le piattaforme professionali. Le piattaforme devono rimuovere tutti gli utenti non registrati. In questo modo le autorità preposte possono monitorare e controllare le locazioni brevi e verificare che tutte le altre leggi vigenti siano rispettate.

3 - I vicini devono avere voce in capitolo. I vicini di casa non devono essere costretti a subire la presenza degli affitti a breve termine nel proprio stabile. Le normative devono riconoscere a condomini e inquilini il diritto di essere informati ed eventualmente di porre il proprio veto.

4 - I centri storici devono essere salvaguardati. Le amministrazioni comunali devono limitare o bandire gli affitti a breve termine in determinate zone, per evitare che venga intaccata la natura dei quartieri e delle relative comunità.

5 - Gli affitti a breve termine devono essere sicuri e accessibili. Le normative devono proteggere dai rischi sia gli ospiti sia il vicinato, stabilendo criteri minimi di sicurezza per gli immobili destinati agli affitti a breve termine e assicurandone il rispetto da parte degli host.

6 - Il rispetto delle normative deve essere monitorato e vincolante. Le norme che disciplinano le locazioni brevi servono a poco se non ci sono adeguati controlli. Inoltre, è opportuno definire sanzioni pecuniarie per i soggetti inadempienti, ma anche per le piattaforme complici delle violazioni.

7 - Gli host professionisti devono pagare le stesse imposte previste per gli hotel.

Le leggi fiscali devono essere riformate in modo da prevedere che gli host professionisti siano soggetti agli identici livelli di tassazione previsti per gli hotel (iva, imposte sui redditi, tasse e contributi sul lavoro, imposta di soggiorno, etc) e contrastare l'evasione fiscale da parte di host e piattaforme.

8 - Le piattaforme devono condividere i dati e riscuotere le imposte. I sette principi di cui sopra costituiscono la base per controllare i peggiori eccessi riscontrabili nel settore degli affitti a breve termine.

Ma per una reale efficacia la legge deve obbligare le piattaforme a condividere i dati in loro possesso con le autorità e a rimuovere annunci o utenti non conformi. Per semplificare la riscossione delle imposte ed estirpare l'evasione fiscale dilagante in questo settore, le piattaforme devono riscuotere le imposte per conto dei locatori e fornire informazioni al fisco.

A Palermo quanti rispetteranno questi punti?

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