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Un capolavoro di Raffaello torna alla luce a Palermo: è una delle 15 copie al mondo

Dopo un lungo e paziente lavoro di restauro e di studio, la "Madonna del Velo" torna a parlare. L'opera è stata restituita non solo all’Ateneo, ma alla città intera

Balarm
La redazione
  • 29 gennaio 2026

La "Madonna del Velo" di Raffaello Sanzio

C’è un dipinto che ha abitato per secoli, in silenzio, le sale dell’Università di Palermo. Una presenza nascosta di un osservatore muto, rimasto lontano dai clamori della ribalta.

Oggi, dopo un lungo e paziente lavoro di restauro e di studio, quella tela torna a parlare e lo fa con la voce vibrante di chi rivela una sorpresa: sotto le pennellate di un autore anonimo si cela una preziosa copia tra le 15 riproduzioni conosciute al mondo della Madonna del Velo di Raffaello Sanzio, capolavoro perduto del maestro urbinate.

La presentazione del dipinto restaurato si è svolta nella Chiesa di Sant’Antonio Abate del Complesso Monumentale dello Steri. Alla presenza delle autorità accademiche, l’opera è stata restituita non solo all’Ateneo, ma alla città intera.

«Questo restauro - ha sottolineato Massimo Midiri, rettore dell’Università degli Studi di Palermo - non restituisce soltanto un’opera alla sua bellezza originaria, ma riafferma il ruolo dell’Università come luogo di tutela, ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale, capace di generare conoscenza e di condividerla con la comunità».

La tela, databile alla fine del XVI secolo, raffigura la Vergine nell’atto di adorare il Bambino, mentre San Giovanni Battista infante assiste alla scena. Un’immagine dove la sacralità si intreccia all’ intima dolcezza di una mamma che si rivolge al proprio bambino costruita secondo un equilibrio compositivo tipicamente raffaellesco, ma capace di raccontare anche una storia indipendente, fatta di intrecci, luoghi e misteri diversi.

«L'iniziativa – ha spiegato Michelangelo Gruttadauria, presidente di UniPa Heritage - traccia un momento d'eccellenza nel progetto di valorizzazione del patrimonio storico e artistico dell'Ateneo, promosso dal Sistema museale di Ateneo, in stretta collaborazione con il Corso di laurea magistrale in Conservazione e restauro dei beni culturali e con la Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Palermo. Il restauro, oggetto anche di una tesi di laurea, è stato molto più di un intervento conservativo ma un vero e proprio scavo nella materia storica e pittorica».

Le analisi tecniche e lo studio dei materiali hanno aperto interrogativi sull’origine dell’opera. Palermo, nel tardo Cinquecento, era attraversata da un fervore raffaellista che rende plausibile una esecuzione locale legata a una scuola di copisti del capoluogo siciliano. Di contro, alcuni elementi pittorici – come l’uso di un pigmento pregiato per il cielo, probabilmente smaltino – sembrano rimandare altrove e, in particolare, all’area veneta.

L’opera resta sospesa, come il suo autore, tra ipotesi e coordinate geografiche. Anche la tela originale di Raffaello è un’incognita. Non se ne conosce il committente, né la collocazione. C’è chi ipotizza che proprio quell’opera perduta sia stata il prototipo della Madonna dal Diadema Blu, oggi al Louvre e chi ne ha persino dubitato l’esistenza. Eppure, un cartone preparatorio, esposto a Firenze nell’Ottocento e poi scomparso, ne attesta la realtà.

A tenere in vita il dipinto originale di Raffaello sono state le sue copie. Nel mondo se ne conoscono quattordici, ora quindici, distinguibili tra repliche fedeli al modello cinquecentesco e versioni che introducono variazioni iconografiche. La tela dell’Università di Palermo si colloca tra i migliori esempi di questa seconda tipologia, confermandosi come un’opera di grande qualità pittorica.

All’incontro sono intervenuti anche Paolo Inglese, delegato per le Attività di valorizzazione dei beni culturali, storici, monumentali e del brand di UniPa, Giuseppe Lazzara, coordinatore del Corso di laurea in Conservazione e restauro dei beni culturali, Antonina Tarantino, responsabile U.O. della valorizzazione dei beni e delle collezioni UniPa e Giuditta Ermio, autrice della tesi di laurea dedicata al restauro dell’opera.
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