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Un osteopata, una mamma del Senegal e le ricette della nonna: c'è un posto magico ad Agrigento

Un miracolo di integrazione nato in Sicilia da un incontro quasi casuale. Una storia che si svolge tra arancine di cuscus e brik tunisini ripieni di caponata e baccalà in insalata senegalese

Elio Di Bella
Docente e giornalista
  • 12 luglio 2021

Mareme Cisse

Ad Agrigento le differenze si abbattono in cucina con i formaggi della capra girgentana e le arancine di cuscus, i brik tunisini ripieni di caponata e il pane arabo con crema di robiola, lo yogurt e le erbe dell’Egitto, la makuda e le cipolle caramellate, il baccalà in insalata senegalese.

Un miracolo di integrazione nato in Sicilia da un incontro quasi casuale di un fisioterapista agrigentino, impegnato da vent’anni in progetti di solidarietà con una giovane mamma senegalese che collaborava con la Caritas.

Mareme Cisse, questo il nome della cuoca, dava una mano per preparare cene di solidarietà e raccolta fondi per progetti di integrazione, e la sua abilità tra i fornelli un giorno colpisce Carmelo Roccaro, fisioterapista e osteopata, presidente della cooperative sociale Al Kharub (Il carrubbo, la pianta generosa presente in tutti i paesi del Mediterraneo).

Una cooperativa nata nella Città dei Templi «per realizzare la mutualità, la solidarietà, il rispetto della persona attraverso la promozione e l’attivazione di azioni finalizzate all’inserimento lavorativo di persone con disagio sociale, e l’integrazione sociale-multietnica di cittadini extracomunitari, migranti, profughi o rifugiati», spiega Carmelo Roccaro.



Il presidente di Al Kharub ha l’intuizione giusta quando incontra Mareme. Una intuizione giusta per un territorio, come quello agrigentino, dove la convivenza tra i locali e i molti immigrati non è mai stata facile.

«Ho conosciuto e continuo ad incontrare molte persone straniere con notevoli doti nel mondo del lavoro e desidero che siano conosciuti per queste capacità personali e professionali perché possono costituire una risorsa molto importante per il nostro territorio.

Conoscendoli ed apprezzandoli, cadono i pregiudizi, le barriere che ci dividono per costruite comunità multiculturali», aggiunge Roccaro.

Nasce così Ginger-people&food, molto più di un locale dove cenare, una vera e propria esperienza del cuore costruita attorno alla bravura di Mareme Cisse a partire dal 2016.

Una realtà divenuta poi persino luogo di incontro e di formazione per tanti minori non accompagnati che arrivano dall’Africa, ma anche per giovani agrigentini con problemi e disagi di vario genere che qui sperimentano solidarietà e progetti di recupero per inserirsi nel mondo del lavoro e nella vita sociale.

Mareme è arrivata ad Agrigento 17 anni fa, con un marito ed un bambino. Altre tre figli sono nati ad Agrigento.

«Ho sempre coltivato il desiderio di affermarmi attraverso la mia cucina. Ho imparato tutto in Senegal, grazie ad una mia zia. Giunta ad Agrigento ho voluto mettere a disposizione degli amici, innanzitutto, questa mia passione.

Poi finalmente la cooperativa Al Karub mi ha aiutato a farne un lavoro. Così ogni giorno realizzo il mio sogno: creare pietanze mettendo insieme le migliori tradizioni della gastronomia africana con la creatività e i sapori della Sicilia, come le arancine di cous cous».

«È il mio modo di costruire la pace e la concordia tra i nostri popoli», aggiunge Mareme Cisse che all’inizio del suo arrivo in Sicilia ha trovato molte difficoltà e persino una certa ostilità e oggi è diventata invece un simbolo per Agrigento.

Carmelo Roccaro aveva in un cassetto un vecchio quaderno con le ricette siciliane di sua nonna Pina.

«L’ho affidato a Mareme e lei ha dato vita a quella che all’inizio abbiamo chiamato cucina afrosiciliana, ma che ora è anche molto di più perché Mareme è riconosciuta come una vera autorità nel mondo del coucous e non solo del cous cous. Ha così pienamente condiviso il progetto della mia cooperativa e oggi fa parte del suo consiglio di amministrazione».

A Ginger-people&food i vini sono delle cantine della provincia agrigentina, le birre sono siciliane, il cous cous si fa con il grano della Sicilia, i formaggi arrivano dal latte delle capre girgentane ma nella mani di una senegalese diventano deliziosi piatti che attingono alla cultura senegalese e si sposano con il sole e la generosa terra siciliana.

Un traguardo che non è stato facile raggiugere perché i pregiudizi nei confronti della cucina africana erano molti. Bisognava ad esempio mettere insieme le spezie particolarmente piccanti della cucina africana con la dieta e i sapori della gastronomia siciliana e mediterranea. Ma Mareme sa creare questa armonia con straordinaria abilità, rivisitando i piatti delle due culture con una fantasia, una originalità che l’hanno portata lontano.

Nel 2017 Mareme Cisse si è aggiudicata il premio del Couscous Fest di San Vito Lo Capo per la ricetta più originale; nel 2019 ha vinto il World Couscous Champonship di San Vito Lo Capo e nella competizione televisiva, condotta da Bruno Barbieri, “Cuochi d’Italia” di Tv8 ha sbaragliato chef provenienti da tutto il mondo.

Grazie a lei nel 2018 il Ginger-People&Food ha vinto il Premio Bezzo, riconoscimento sulla qualità di una ristorazione sostenibile da un punto di vista ambientale, economico e sociale. Così è arrivato ad Agrigento un assegno per una ricerca sulla qualità dell’alimentazione percepita sul territorio, condotta dall’Università di Palermo.

Si realizza in tal modo l’obiettivo della cooperativa Al Kharub per persone migranti accolte, valorizzate per le loro capacità e professionalità portano nel territorio valori e ricchezza. In questa estate la sera nella terrazza del locale è possibile cenare ascoltando musicisti africani e siciliani che si esibiscono con gli strumenti in uso dai loro popoli.

Intanto altri progetti della cooperativa continuano il loro percorso e nuovi progetti si avviano.

L’amore per il territorio ha spinto fin dalle sue origini la cooperativa Al Kharub a salvare da sicura estinzione le api nere siciliane, minacciate dalla presenza, sul territorio, di altre sottospecie d’ap e la sostituzione delle regine ibride con regine feconde siciliane.

Si tratta del progetto ApeSlow condotto dal CRA Api di Bologna, in collaborazione con l’Enta Parco archeologico e le Università di Palermo e Catania e Apicoltura Amodeo.

Nella Valle dei templi la cooperativa agrigentina realizza la produzione di miele, destinato ad essere commercializzato con il marchio del Parco della Valle dei Templi, “Diodoros”, nel rispetto del benessere degli animali e con la finalità della conservazione della biodiversità.

Di recente la cooperativa agrigentina collabora con la Comunità Slow Food Zagara per la valorizzazione della biodiversità multiculturale.

Una realtà associativa nata lo scorso anno per contribuire alla costruzione di una comunità interattiva, partecipativa, multiculturale, aperta e solidale, consapevoli che il cibo rappresenta uno degli elementi caratterizzanti della cultura dei popoli, espressione della loro storia, degli incontri, dei viaggi, dello scambio continuo che ha caratterizzato l’umanità.
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