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Una rete di sensori per cicloni e mareggiate: il nuovo sistema d'allerta nel Mediterraneo

Un gruppo numeroso di climatologi ed altri esperti ha deciso di far parte di Waveguard, un progetto del programma Italia–Malta e coordinato dall’Università di Catania

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • 19 febbraio 2026

Un'onda si abbatte sul lungomare Vittorini a Siracusa (foto di Augusto Scariolo)

Nel quadro delle trasformazioni climatiche che stanno ridisegnando gli equilibri ambientali globali, il Mediterraneo rappresenta oggi un laboratorio unico, che permette agli scienziati di studiare meglio l’origine dei fenomeni climatici estremi, che come dimostrano le immagini recenti – provenienti da Sicilia, Marocco e Spagna – possono recare innumerevoli danni a un territorio molto vasto.

Proprio per produrre nuovi simulatori in grado di prevedere questi fenomeni climatici, un gruppo molto variegato e numeroso di climatologi ed altri esperti ha deciso di far parte a Waveguard, un progetto nato nell’ambito del programma Interreg Italia–Malta e coordinato dall’Università di Catania, che ha l’obiettivo primario di rafforzare gli strumenti di monitoraggio presenti nel bacino del Mediterraneo.

L’iniziativa coinvolge un ampio partenariato scientifico e istituzionale: oltre agli enti già elencati, questo progetto coinvolge l’Università degli Studi di Palermo, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il CNR, l’Università di Malta, il Civil Protection Department di Malta e la Guardia Costiera italiana.

Waveguard prevede la realizzazione di una nuova rete di sensori e di professionisti, che integrino competenze oceanografiche, geofisiche, ingegneristiche e sociali, utili alla collaborazione e cooperazione fra Sicilia e Malta, non limitandosi a una sterile raccolta di dati. L’ideale sarebbe infatti quello di migliorare le capacità degli scienziati di anticipare e mitigare gli effetti dei violenti eventi estremi, tra cui i più pericolosi sono appunto i cicloni mediterranei e le mareggiate violente, prodotte a seguito della persistenza di una bolla di calore sulla superficie del mare in estate.

Secondo i partecipanti di questo progetto, ciò significa passare da una logica reattiva a una logica preventiva, in cui la previsione è supportata da modelli matematici avanzati, utili agli amministratori locali per pianificare interventi tempestivi e proporzionati. Nel corso degli ultimi anni, infatti, ci sono state spesso delle polemiche fra i vari comuni e i social, relativamente alla pubblicazione di decreti disomogenei da parte di sindaci di territori diversi.

Ultimo caso fra queste polemiche è stato il decreto voluto dal sindaco di Palermo Lagalla, inerente alla chiusura delle scuole per allarme vento giorno 12 febbraio, che ha spinto altri sindaci dei comuni limitrofi ad optare o meno alla chiusura preventiva delle scuole. Sebbene Waveguard non sia ancora del tutto operativo, il suo sistema integra boe ondametriche, radar ad alta frequenza (Hfr), stazioni sismiche e sistemi informativi avanzati. Le boe, in particolare, misurano parametri fondamentali come l’altezza e il periodo delle onde.

È proprio grazie a questo sistema se a largo di Catania, tra il 19 e il 20 gennaio, sono state registrate onde superiori ai dieci metri. I radar, invece, attraverso l’analisi degli spettri Doppler generati dal segnale riflesso dalla superficie marina, permettono di monitorare correnti e dinamica ondosa su scala costiera.

A questi strumenti si affiancano le reti sismiche tra Sicilia e Malta, utili a rilevare eventuali interazioni tra dinamiche geofisiche e fenomeni marini estremi. Un ulteriore aspetto centrale della missione riguarda la comunicazione e la partecipazione pubblica. Waveguard prevede infatti la realizzazione di nuovi sistemi di allerta, rivolti sia alle autorità sia ai cittadini.

La cultura della prevenzione è infatti parte integrante del progetto, superando l’idea che la gestione del rischio sia competenza esclusiva degli esperti.
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