Una rete di sensori per cicloni e mareggiate: il nuovo sistema d'allerta nel Mediterraneo
Un gruppo numeroso di climatologi ed altri esperti ha deciso di far parte di Waveguard, un progetto del programma Italia–Malta e coordinato dall’Università di Catania
Un'onda si abbatte sul lungomare Vittorini a Siracusa (foto di Augusto Scariolo)
Proprio per produrre nuovi simulatori in grado di prevedere questi fenomeni climatici, un gruppo molto variegato e numeroso di climatologi ed altri esperti ha deciso di far parte a Waveguard, un progetto nato nell’ambito del programma Interreg Italia–Malta e coordinato dall’Università di Catania, che ha l’obiettivo primario di rafforzare gli strumenti di monitoraggio presenti nel bacino del Mediterraneo.
L’iniziativa coinvolge un ampio partenariato scientifico e istituzionale: oltre agli enti già elencati, questo progetto coinvolge l’Università degli Studi di Palermo, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il CNR, l’Università di Malta, il Civil Protection Department di Malta e la Guardia Costiera italiana.
Waveguard prevede la realizzazione di una nuova rete di sensori e di professionisti, che integrino competenze oceanografiche, geofisiche, ingegneristiche e sociali, utili alla collaborazione e cooperazione fra Sicilia e Malta, non limitandosi a una sterile raccolta di dati. L’ideale sarebbe infatti quello di migliorare le capacità degli scienziati di anticipare e mitigare gli effetti dei violenti eventi estremi, tra cui i più pericolosi sono appunto i cicloni mediterranei e le mareggiate violente, prodotte a seguito della persistenza di una bolla di calore sulla superficie del mare in estate.
Secondo i partecipanti di questo progetto, ciò significa passare da una logica reattiva a una logica preventiva, in cui la previsione è supportata da modelli matematici avanzati, utili agli amministratori locali per pianificare interventi tempestivi e proporzionati. Nel corso degli ultimi anni, infatti, ci sono state spesso delle polemiche fra i vari comuni e i social, relativamente alla pubblicazione di decreti disomogenei da parte di sindaci di territori diversi.
Ultimo caso fra queste polemiche è stato il decreto voluto dal sindaco di Palermo Lagalla, inerente alla chiusura delle scuole per allarme vento giorno 12 febbraio, che ha spinto altri sindaci dei comuni limitrofi ad optare o meno alla chiusura preventiva delle scuole. Sebbene Waveguard non sia ancora del tutto operativo, il suo sistema integra boe ondametriche, radar ad alta frequenza (Hfr), stazioni sismiche e sistemi informativi avanzati. Le boe, in particolare, misurano parametri fondamentali come l’altezza e il periodo delle onde.
È proprio grazie a questo sistema se a largo di Catania, tra il 19 e il 20 gennaio, sono state registrate onde superiori ai dieci metri. I radar, invece, attraverso l’analisi degli spettri Doppler generati dal segnale riflesso dalla superficie marina, permettono di monitorare correnti e dinamica ondosa su scala costiera.
A questi strumenti si affiancano le reti sismiche tra Sicilia e Malta, utili a rilevare eventuali interazioni tra dinamiche geofisiche e fenomeni marini estremi. Un ulteriore aspetto centrale della missione riguarda la comunicazione e la partecipazione pubblica. Waveguard prevede infatti la realizzazione di nuovi sistemi di allerta, rivolti sia alle autorità sia ai cittadini.
La cultura della prevenzione è infatti parte integrante del progetto, superando l’idea che la gestione del rischio sia competenza esclusiva degli esperti.
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