L'INTERVISTA

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Amnesty e Palermo insieme per i diritti umani: l'intervista a Riccardo Noury

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, racconta perché è stata scelta Palermo come sede dell'Assemblea, parla di diritti umani e verità negate

Verdiana Parasporo
Collaboratrice di Balarm
  • 18 aprile 2017

«Palermo, a vederla lì sulla carta geografica, è il cuore di quel mare al centro di tanti problemi e di tante questioni riguardanti i diritti umani. Quindi quale luogo migliore poteva essere scelto come sede dell'assemblea generale di Amnesty?»

Risponde così Riccardo Noury, il portavoce di Amnesty International Italia, quando gli viene chiesto perché sarà la città di Palermo a ospitare dal 23 al 25 aprile la trentaduesima assemblea generale, il momento interno più importante dell’Organizzazione.

«Noi abbiamo un'abitudine: svolgere le assemblee generali in luoghi diversi del paese, perché ci sembra un'occasione importante per onorare l’attivismo che viene fatto sul territorio e Palermo è una città che ha una tradizione di attivismo per i diritti umani straordinaria. Amnesty è presente da quarant’anni in questa città.»

«Quale luogo migliore poteva essere scelto - continua Noury - dato che abbiamo lanciato una campagna che si chiama "I welcome" che ha a che fare con il tema dei temi di oggi, cioè la crisi globale dei rifugiati e le risposte (o le non risposte) che vengono date a questa crisi globale».

In cosa consisterà, quindi, l’assemblea generale?
«Discussione e approvazione delle relazioni degli organi direttivi uscenti ed elezione di quelli nuovi, dibattiti sempre con un focus sul tema dei diritti umani. L'assemblea è il momento più importante ma paradossalmente, tutto ciò che ci sarà all’esterno dell'assemblea, sarà persino più importante proprio perché con la manifestazione "Diritti in cantiere" (Cantieri culturali alla Zisa dal 21 al 23 aprile) abbiamo realizzato un programma che prevede un prologo di due giorni. Non lanceremo nuove campagne, ma cercheremo di trovare nuove forme di mobilitazione coinvolgendo esperti, istituzioni, le altre associazioni».

Lei sarà presente a "Diritti in cantiere", in particolare per quale incontro?
«Giorno 22 aprile presento il rapporto sui diritti umani nel mondo, ma soprattutto voglio ricordare quello che stiamo facendo per ottenere la verità su Giulio Regeni. Non approviamo quest'aria che c’è di normalizzare tutto e consegnare Giulio alla storia anziché al presente. Non è minimamente il momento della memoria e del ricordo, è il momento della battaglia per avere verità, non c’è da consegnare nulla alla storia. I lavori assembleari del 25 aprile, giorno in cui nel 2016 è scomparso Giulio al Cairo, saranno l'occasione per ricordare la necessità di avere verità».

Tornando alla vostra campagna "I welcome", qual è il suo augurio?
«Io mi auguro che da Palermo giunga una richiesta forte alle istituzioni italiane ed europee. Lo scontro, ammesso che ci sia, non è tra buonismo e cattivismo: lo scontro è tra chi vuole rispettare e promuovere i diritti dei migranti e dei rifugiati e chi li vuole violare. E le politiche che stiamo vedendo in Europa e anche in Italia rispetto per esempio all'approvazione del decreto Minniti-Orlando sono politiche che tendono a limitare i diritti dei migranti e dei rifugiati».

Vi sentite vicini alle politiche di accoglienza adottate dal Comune di Palermo?
«Il fatto di avere un'Amministrazione che ha mostrato sensibilità sul tema dei diritti è uno dei criteri che ci hanno portato a valutare e poi ad approvare la candidatura di Palermo. Noi sappiamo che con il Comune di Palermo in tema di diritti c’è spesso condivisione, c’è una sensibilità dall'altra parte. Quindi il fatto che ci sia un confronto e un consenso sull'importanza che le parole "diritti" e "dignità" hanno, mi sembra significativo».

Sono tante le battaglie che Amnesty International porta avanti mobilitando milioni di persone: ed è grazie a questo abbraccio collettivo che si ottengono dei cambiamenti perché "ogni ingiustizia ci riguarda personalmente". Il prossimo obiettivo di Amnesty, conclude Riccardo Noury, è quello di rilanciare la campagna per introdurre il reato di tortura in Italia, un impegno del Governo mai concretizzato.

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